Remo Bassetti

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La pubertà permanente. Johan Huizinga

Di |2020-09-11T20:04:48+01:0011 Settembre 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Nelle fasi primitive della civiltà una gran parte della vita sociale si esprimeva in forma di gioco, e cioè in una temporanea limitazione dell’umana condotta secondo norme liberamente riconosciute. Una rappresentazione stilizzata sostituisce di tanto in tanto l’aspirazione all’utile o all’appagamento (…).

Il carattere essenziale che vale per ogni gioco – sia esso culto, rappresentazione, gara o sagra – sta in ciò, che a un determinato istante esso finisce. Gli spettatori vanno a casa, gli attori depongono la maschera, la rappresentazione è finita. Ed ecco rivelarsi a questo punto la menzogna del nostro tempo: il gioco in certi casi non finisce mai, non è dunque un vero gioco. È avvenuta una vasta contaminazione di gioco e di serietà: le due sfere si confondono. Negli spettacoli che vogliono passare per seri c’è, nascosto e insidioso, un elemento di gioco. Il sedicente gioco, data l’eccessiva organizzazione tecnica e l’importanza cui assurge agli occhi di tutti, non può più affermarsi schiettamente come gioco, ha perduto i caratteri indispensabili di rapimento, di naturalezza, di giocondità. (…)

In infiniti uomini colti o incolti l’atteggiamento di gioco di fronte alla vita, che è proprio del fanciullo, diventa permanente. È uno stato d’animo universale che si potrebbe chiamare di permanente pubertà. Esso si distingue per una mancanza di sensibilità rispetto a quello che è conveniente e umano, per una mancanza di dignità personale, di rispetto verso gli altri e le altrui opinioni, per un’eccessiva concentrazione nella propria personalità. L’universale indebolimento del giudizio e della critica crea il suolo propizio a questa condizione. La massa si trova a suo perfetto agio in uno stato di semilibera esaltazione.

Meraviglia e preoccupa che il formarsi di un tale stato d’animo non solo sia preparato dallo scarso bisogno di giudizio personale, dall’azione livellatrice dell’organizzazione a gruppi, la quale fornisce un corredo di opinioni belle e pronte, dalla distrazione varia e superficiale messa continuamente alla nostra portata, ma venga provocato ed alimentato anche dal prodigioso sviluppo della tecnica.

Johan Huizinga, La crisi della civiltà, 1937

Foto tratta da pinkblog

Recensione del film “Non conosci Papicha”

Di |2020-09-11T19:55:34+01:0011 Settembre 2020|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

Tra il 1990 e l’inizio del 2000 l’Algeria fu funestata da una guerra civile fra il governo militare e le milizie islamiche (cui era stata sottratta la vittoria elettorale nel 1992) che lasciò sul terreno 150.000 morti. (altro…)

Covid, confronto con altre malattie, negazionismo, emotività

Di |2020-10-02T08:58:18+01:0011 Settembre 2020|9, Limite di velocità|

Nella storia delle teorie complottistiche, il negazionismo del Covid costituisce in qualche modo un unicum. Non si tratta infatti di (altro…)

Bisogna difendersi da Whatsapp?

Di |2020-10-16T13:19:29+01:0011 Settembre 2020|11, Limite di velocità|

E se Whatsapp fosse un pericolo pubblico? Non esattamente con queste parole, ma con una sostanza non dissimile, quest’estate il Guardian ha pubblicato una lunga riflessione critica sul sistema di messaggeria più diffuso con i suoi due miliardi di utenti, avanzando riserve soprattutto su due punti. (altro…)

Anche gli eroi passano di moda. William Shakespeare (da “Troilo e Cressida”)

Di |2020-09-11T15:17:17+01:0031 Luglio 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

(discorso rivolto da Ulisse ad Achille)

 

Signore, il tempo, enorme mostro di ingratitudine

ha una scarsella sulla schiena dove mette le elemosine

per dimenticarle. Quegli scarti sono le buone azioni passate,

che vengono consumate mentre si compiono e dimenticate

appena fatte. È la perseveranza, signor mio,

che mantiene lustro l’onore: avere fatto è rimanersene

appesi lì, fuori moda, come un’armatura arrugginita

in irrisoria monumentalità. Prendete subito la via che si offre

perché la gloria cammina su un sentiero così stretto

che di fronte ci si passa solo per uno. E tenete bene il sentiero,

perché l’emulazione ha mille figli

che si incalzano l’un l’altro. Se date il passaggio,

o sbandate dalla giusta direzione,

si avventano tutti come marea irrompente

e vi lasciano per ultimo;

oppure, come il cavallo generoso caduto in prima fila,

eccovi lì a far da terra battuta alla vile retroguardia,

travolto e calpestato: perché le loro azioni attuali,

quantunque inferiori alle passate vostre, fatalmente le superano;

il tempo infatti è un padrone di casa mondano

che stringe distrattamente la mano all’ospite che se ne va

e accoglie il nuovo arrivato spalancando le braccia

come per spiccare il volo: il benvenuto sorride sempre

e l’addio se ne va sospirando. Oh, la virtù non deve aspettarsi

ricompensa per ciò che era; perché bellezza, intelligenza, nobiltà di nascita,

vigoria fisica, merito conquistato in servizio,

amore, amicizia, carità, tutto è soggetto

all’invidioso e calunnioso tempo.

Nell’indole degli uomini c’è questo di comune:

che tutti impazziscono per gli articoli di nuova fabbricazione,

benché ricavati e imitati dai vecchi prodotti,

e lodano la polvere appena un po’ dorata

più dell’oro impolverato. L’occhio presente

apprezza l’oggetto presente: dunque non ti stupire,

tu uomo grande e completo, se i Greci cominciano

a idoleggiare Aiace; le cose in movimento

attirano l’occhio prima delle immobili.

Un tempo l’urlo era per te, e potrebbe

esserlo ancora, e può esserlo sempre,

se non ti sotterri vivo e non richiudi

la tua fama nella tua tenda, tu, le cui imprese gloriose

ancora di recente su questi campi

hanno suscitato

l’emulazione degli stessi Dei e trascinato il grande Marte

a prendere partito.

Cosa significa scegliere. Aristotele, dall’Etica Nicomachea

Di |2020-09-11T15:17:18+01:0024 Luglio 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Dopo aver definito il volontario e l’involontario, di seguito si deve analizzare la scelta: essa pare strettamente connessa con la virtù, e permette di giudicare i caratteri ancora più delle azioni. La scelta non è identica al volontario, perché ha una maggiore estensione: infatti anche i fanciulli e gli altri animali hanno a che fare con ciò che è volontario, mentre la scelta è cosa a loro estranea; poi noi diciamo volontari gli atti improvvisi, ma non li diciamo frutto di una scelta.

Quelli che dicono che la scelta è desiderio, impulso, volere o una qualche forma di opinione, non ci pare che si esprimano correttamente. Infatti la scelta non si trova anche negli animali irrazionali, ma impulso e desiderio sì. Chi non si sa dominare agisce per desiderio, ma non secondo una scelta, mentre chi si domina agisce per scelta, ma non per desiderio. E il desiderio riguarda il piacere e il dolore, mentre la scelta non riguarda né piacere né dolore.

La scelta non è nemmeno volere, sebbene sia evidente che è della stessa specie: non si dà infatti scelta delle cose impossibili, e se uno affermasse di sceglierle sembrerebbe un insensato. Invece si dà volere degli impossibili, per esempio dell’immortalità. E mentre il volere riguarda anche le cose che non vengono compiute da chi le vuole, per esempio che un certo atleta vinca la gara, nessuno sceglie cose simili, ma ognuno sceglie quelle che ritiene dipendere la lui. Inoltre il volere è soprattutto relativo al fine, mentre la scelta di ciò che porta al fine; per esempio: vogliamo essere sani, vogliamo essere felici, e questo possiamo dirlo, ma non è corretto dire: scegliamo di essere felici; in generale infatti sembra che la scelta riguardi quello che dipende da noi.

Perciò la scelta non sarà nemmeno opinione. Infatti l’opinione pare che sia rivolta a ogni oggetto, alle cose eterne e a quelle impossibili non meno che a quelle che dipendono da noi; e si divide con il criterio del vero e falso, non con il criterio del bene e male, mentre la scelta si divide soprattutto in base a questi.  Noi diventiamo persone buone o cattive attraverso lo scegliere i beni o i mali, e non per il fatto di avere certe opinioni. Inoltre la scelta è lodata per avere per oggetto ciò che si deve, mente l’opinione è lodata per essere vera. E mentre scegliamo ciò che sappiamo bene che è buono, abbiamo opinioni anche su cose di cui non abbiamo alcun sapere. Non pare che siano gli stessi a scegliere le cose migliori e ad avere delle opinioni su di esse; al contrario vi è chi ha opinioni notevolmente buone ma, a causa dei suoi vizi, sceglie ciò che non deve. Cos’è dunque la scelta, e di che specie è dato che non è nessuna delle cose che abbiamo detto? È certo evidente che è una cosa volontaria, ma non tutto ciò che è volontario è un oggetto di scelta.

O forse è ciò che è stato già deliberato? Infatti la scelta è unita a ragionamento e pensiero. Anche il nome sembra indicare quello che viene scelto invece che altre cose.

Cosi abbiamo vissuto la pandemia

Di |2020-10-02T09:30:37+01:0023 Luglio 2020|Articoli recenti 2, Limite di velocità|

Ecco gli articoli- pubblicati in questi mesi- in qualche modo… contagiati dal Covid, cercando di spiegarne le più varie implicazioni sociali. (altro…)

Recensione del film “Favolacce”

Di |2020-09-11T15:17:18+01:0023 Luglio 2020|Il Nuovo Giudizio Universale|

Un tempo, per cinema di periferia si intendeva una sala di proiezione collocata in un quartiere culturalmente sprovvisto, dotata di una programmazione o particolarmente truce o all’inverso con una selezione ricercata – sia pure in seconda o terza visione – e con uno charme particolare per gli abboccamenti romantici. (altro…)

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