Remo Bassetti

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COME SCONFIGGERE LA BOLLA DELL’IA

Di |2025-11-28T19:40:34+01:0028 Novembre 2025|Fuori strada|

L’economia finanziaria sta vacillando sotto gli scossoni di quella che viene definita la bolla dell’intelligenza artificiale, ovvero la pressione negativa sui titoli borsistici delle grandi aziende tecnologiche che su essa stanno investendo. Circola il sentiment di una sproporzione fra il valore quotato e quello reale, da cui deriva un concreto rischio di discesa dei prezzi di listino (con effetto traino sull’intero mercato). Quali sono le ragioni profonde di una simile inversione di tendenza? Un suo peso ha la percezione, tra gli stessi operatori, che il corrente filone di sviluppo dell’IA, basato sul modello di apprendimento LMM, abbia toccato il suo picco, e non a caso si ipotizza un ritorno al dismesso e alternativo modello fondato sull’imitazione della struttura cerebrale. Ma la criticità più sostanziosa, che più direttamente spinge gli operatori a disinvestire, è che dopo anni la redditività fatica a sfondare: Nvidia, con il suo incremento annuale di utili nella misura del 61%, rappresenta una delle poche eccezioni. 

Su questo punto l’effervescenza intellettuale che ha seguito la diffusione dell’IA si è appiattita, riducendone le infinite potenzialità a quelle di un comune fattore di produzione. In altre parole, ci siamo abituati al pensiero che l’IA venga buona soltanto per offrire beni e soprattutto servizi da commerciare (o in via temporanea da offrire gratuitamente). In tale chiave l’IA ha offerto il fianco a una serie di inquietudini, e in particolare per la sua attitudine a sostituire le persone fisiche che occupano il posto nella produzione. Lungi dall’assurgere a condiviso veicolo di prosperità è diventata in tal modo un elemento di allarme sociale, e anche quando nelle aziende l’intelligenza umana e quella artificiale convivono permane un atteggiamento di sospetto e antagonismo. Che l’IA sia in grado di compiere con accuratezza millimetrica e nel giro di pochi secondi mansioni produttive che a un operaio o a un impiegato (anche al netto della personale sciatteria o del disincentivo della sindacalizzazione) richiederebbero settimane, mesi o addirittura anni, quasi diventa una prova della sua antisocialità. Certo, non mancano argomenti per confutare questa postura oppositiva: ma perché accanirsi a stare dentro il recinto di un’area ideologica e conflittuale? Basterebbe scostare lo sguardo umano dalla pigrizia nella quale tende a irrigidirsi in modo ripetitivo (altro che la pretesa flessibilità a fronte dell’ineluttabile cadenza reiterante dell’IA!) per cogliere dove si annidi il futuro più radioso dell’IA: non nella produzione bensì nel consumo.

Il mercato culturale ne rappresenta l’esempio lampante. Ascoltiamo l’infinita litania riguardo al fatto che le persone leggono o si informano poco e in modo decrescente. Bene: un’IA sarebbe in grado di leggere agevolmente milioni di volumi ogni giorno e scartabellare con minuzia certosina ogni riga delle notizie e degli editoriali pubblicate da tutti i giornali della terra. Ecco bell’e risolta la crisi dell’editoria. Non vi pare incredibile che ci si stia ancora ad accapigliare sulla latenza di bias cognitivi nei testi prodotti dall’IA o sulla presunta banalità creativa del suo flusso di scrittura? Spostiamola dal lato dell’utente, e quand’anche qualcuno volesse pure lì lamentarsi di passività e credulità non si farà che ripetere quel che la Scuola di Francoforte applicava allo spettatore umano. L’IA potrebbe sbaragliare il concorrente umani anche nelle attività in cui quello tutto sommato tiene botta: le sette stagioni di una serie Netflix sarebbero divorate nel giro di un’unica e ininterrotta tornata, fruita a velocità speed, e all’IA che le consuma rimarrebbe indifferente dal punto di vista estetico la decisione di intervallarle con frequentissimi advertising. Il cambiamento di paradigma non modificherebbe l’antica massima per cui è l’offerta a creare la sua domanda: il riversarsi sul mercato di una pletora di letture rinvigorirebbe la produzione. 

Il mercato culturale mostra con evidenza le potenzialità di una IA le cui prestazioni vengano spostate e potenziate nell’ambito del consumo. Ma perché poi fermarsi a quello? Mettere in gioco le IA anche nei mercati dei beni materiali risponderebbe con successo alle vaste problematiche di questi ultimi: a un’IA che fruisce virtualmente di una locazione Airbnb non disturberebbe che degli inquilini con un contratto di locazione lungo abitino contemporaneamente l’alloggio, e questo assicurerebbe il freno all’aumento dei prezzi degli affitti; egualmente, se l’offerta enogastronomica fosse rivolte essenzialmente all’IA non ci sarebbe bisogno di cucinare sul serio: cesserebbe la disputa sul consumo di carne e i locali di ristorazione potrebbero chiudere prima, cancellando il problema della movida nelle notti dei centri urbani. 

Realizzare una simile revisione del sistema sociale non sarebbe così scioccante come potrebbe apparire: se siamo ottimisti sul fatto che alla lunga cancellare tutti i posti di lavoro che è possibile consegnare all’automazione offrirà all’umanità benefiche ricadute economiche non dobbiamo impressionarci di applicare un’analoga razionalità anche nell’altro lato dei mercati. 

Questo articolo non è uno di quelli che alla fine rivelano di essere stati scritti da un’IA. Mi piacerebbe invece che fosse il primo a poter dichiarare di essere stato letto da un congruo numero di IA. Lo tenga presente il lettore che lo ha apprezzato e intende condividerlo.



RECENSIONE UN SEMPLICE INCIDENTE

Di |2025-11-21T13:14:58+01:0021 Novembre 2025|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

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RECENSIONE UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA

Di |2025-10-31T15:07:54+01:0031 Ottobre 2025|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

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NETANYAHU, GLI OSTAGGI, IL GENOCIDIO, L’ANTISEMITISMO

Di |2025-11-28T19:52:23+01:003 Ottobre 2025|6, Limite di velocità|

Netanyahu ha salvato gli ostaggi.
State sobbalzando andate avanti nella lettura e tutti, ma dico proprio tutti, mi darete ragione e ammetterete che mi sto attendendo strettamente ai fatti. Per spiegarmi, necessita però un (altro…)

BREVI DIALOGHI SOCRATICI/1 SULLA MORTE DI CHARLIE KIRK

Di |2025-09-19T14:50:07+01:0019 Settembre 2025|Limite di velocità, Open space|

Cefalo: Hai visto che cosa terribile, Socrate? Un altro uomo ammazzato, un personaggio pubblico, Charlie Kirk.

Socrate: Ho visto, mi rattristano sempre le vittime di una violenza.

Cefalo: Perché tu sei un uomo saggio! In Rete c’è stato un proliferare di odio, di gente che sputava veleno. Che addirittura se ne dichiarava contenta. Contenta della morte di un uomo!

Socrate: Tra questi anche il Presidente Trump?

Cefalo: Assolutamente! Al contrario. Trump è stato fermissimo nella condanna. 

Socrate: Forse devo aver capito male, allora. Mi pareva che Trump avesse subito detto che vuole vedere il suo assassino condannato a morte.

Cefalo: Esatto, hai capito bene allora. Ha detto esattamente questo.

Socrate: Quindi vedi che dicevo giusto.

Cefalo: Non ti capisco, Socrate.

Socrate: Se il colpevole sarà effettivamente condannato a morte, quel giorno Trump dirà: bene sono contento che quest’uomo sia morto.

Cefalo: Ma cosa c’entra? Quello è un assassino, avrà meritato la morte.

Socrate: Ecco, qui non ti avevo compreso. Io pensavo che tu intendessi affermare che è sbagliato, in assoluto, dichiararsi contenti della morte di un essere umano. Invece tu volevi dire: è sbagliato, ma non se è un assassino. E sempre che non se lo sia meritato. Ma questo è un discorso molto più debole. Alla base ci dovrebbero essere la civiltà e la pietas, e questo dovrebbe valere per tutti i morti. La pietas per il morto, e anche per i vivi che gli erano vicini. Se sei un personaggio pubblico, a maggior ragione, non dovresti mettere un post con la sua faccia e scritto: non lo rimpiangeremo, come fece Salvini in un caso passato. Se si propagano discorsi d’odio è ipocrita stupirsi che la violenza aumenti, e anche le vittime innocenti. E poi, Cefalo, non aveva parlato proprio Kirk del fatto che alcune vittime fossero un prezzo ragionevole per dare a tutti i cittadini un’arma per difendersi?

Cefalo: Faccio delle domande io a te, Socrate. Non è stato odioso che tante persone mettessero in circolazione quel video con la frase di Kirk, subito dopo la sua morte, non è stata una forma di derisione? E pensi davvero che ci fosse una relazione tra il suo pensiero sulle armi e il suo omicidio? E non è stata anche Kamala Harris a dire che possiede un fucile e sparerebbe a qualcuno che entrasse in casa?

Socrate: Non apprezzo chi ha accompagnato il video con frasi di derisione o inneggiamento, perché io credo nella pietas. Però, se prendiamo il video in se stesso, è obiettivamente una testimonianza sul personaggio, sull’epoca e sul tema delle armi. Se qualcuno si battesse affinché le auto possano correre a trecento all’ora, e aggiungesse anche: pazienza se ogni tanto ci scappa il morto, e poi venisse falciato per caso da un’auto che corre a trecento all’ora, non credi che sarebbe quella un’ironia della sorte e della storia, e che verrebbe comprensibilmente additata come evidenza della tesi contraria, come se egli ne fosse divenuto involontariamente il testimonial? Naturalmente, allo stesso modo, se Kamala Harris avesse ucciso un uomo in casa, agendo troppo frettolosamente, sarebbe stata criticata. E se quello avesse ucciso lei per difendersi dal fuoco, si sarebbe concluso che aveva torto a tenere l’arma in casa. Ma perché ti impressiona tanto che questo torto di Kirk sia stato sbandierato dopo la sua morte? Questo non è godimento, è una critica all’uomo. Pensi allora che un uomo pubblico non debba essere criticato dopo che è stato ucciso?

Cefalo: Si dovrebbe usare la pietas, come hai detto tu

Socrate: Sai che Kirk aveva definito Martin Luther King non era una brava persona, che era terribile?

Cefalo: Socrate, ma sono passati quasi sessant’anni dal suo omicidio, si tratta di dare giudizi storici.

Socrate: Dunque dopo un omicidio i giudizi possono essere solo storici? O se si tratta di un personaggio pubblico sono del tutto normali i giudizi politici, e anche personali? O meglio, pensi che debbono essere espressi soltanto se sono positivi?

Cefalo: No, certo. 

Socrate: Cefalo, è vero che a destra dicono che Kirk è un martire della libertà di pensiero?

Cefalo: Sicuro, lui ha lottato per la libertà di pensiero, è andato a discuterla nelle università, contro la dittatura woke.

Socrate: E non è libertà di pensiero anche criticare duramente Kirk da morto, o persino, per quanto noi stessi si possa ritenerlo esecrabile, esprimere contentezza per il suo omicidio?

Cefalo: Ma davanti alla morte…

Socrate: Attento Cefalo, tu stesso hai detto davanti ad alcune morti…sei certo che Kirk stesso non avrebbe scelto la libertà di pensiero nel caso della morte o della grave violenza?

Cefalo: Non so, forse.

Socrate: Non aveva definito l’afroamericano George Floyd “un rifiuto della società”? E non aveva detto che si sarebbe dovuta pagare la cauzione all’uomo che aveva preso a martellate il marito di Nancy Pelosi? 

Cefalo: Alcuni obiettano che tante di queste frasi sono estrapolate dal contesto, e quindi falsificate.

Socrate: Vero, tante. Ma non basterebbero frasi chiare e precise come queste a definire il profilo di un seminatore di odio? O la tesi che sia stato sbagliato attuare il Civil Rights del 1964, quello che dichiarò illegale la segregazione razziale? E poi, Cefalo, è vero che certe frasi vanno contestualizzate ma il buon retore, come tutti riconoscono fosse Kirk, è abile a cercarsi il contesto per poterle dire. Una volta ha detto “quando vedo che il pilota dell’aereo è nero spero sia qualificato”. Il contesto era più largo: riguardava la legittima critica alla decisione della scuola di volo dell’American Airlines di applicare per l’ingresso, in luogo di un ipotetico criterio generale di merito, una divisione al cinquanta per cento per sesso e razza. Si trattava dunque di un esempio con un significato più articolato: quando vedo un nero mi chiedo se sia uno che è stato preferito a un bianco più qualificato solo perché era finito il cinquanta per cento dei bianchi. Ora ti chiedo, Cefalo, non è vero che i politici di destra accusano i politici di sinistra di usare un linguaggio contorto?

Cefalo: Si, certo. E hanno ragione! Troppo contorto, difficile. La gente desidera pensieri semplici.

Socrate: Dunque sei d’accordo che i politici di destra sono diffidenti versi le sfumature. Parlano chiaro, forte e semplice.

Cefalo: Si, è così. Forse è uno dei motivi del loro successo in quest’epoca.

Socrate: Ecco, Cefalo. Kirk era un uomo di destra, e non era uno stupido. Secondo te quale messaggio voleva far passare, quello più difficile, sui criteri di merito, o quello più facile, sul fatto che tu ti debba preoccupare se il tuo pilota è nero?

Cefalo: Se riconosciamo che non era uno stupido, e che era un abile arringatore, dobbiamo ammettere che la sua intenzione era la seconda.

Socrate: E comunque, anche se volessimo seguire il suo ragionamento, perché l’esempio doveva essere nero e non bianco? Perché possiamo essere sicuri che seguendo criteri di merito il numero di piloti bianchi dovrebbe essere ampiamente oltre il cinquanta per cento. Non ti pare che questa frase sia obiettivamente razzista?

Cefalo: Si, non posso negarlo in alcun modo.

Socrate: Però, se non vogliamo cadere nell’autoritarismo woke, aveva tutto il diritto di pronunciarla, corretto?

Cefalo: Sì, certo in nome della libertà di manifestare il pensiero.

Socrate: Anche se questa frase è, oltre che un enunciato, un’azione e un invito all’azione. Dire: diffida dei piloti neri ha delle conseguenze concrete. Anche la penultima risposta della sua vita a una domanda su quante siano le stragi commesse da trans. Troppe, ha risposto. Era il suo mestiere: Diffondere sospetto, avversione, che nelle menti più accese possono diventare radicalismo e poi odio, verso gruppi di persone. Se questo è possibile in nome della libertà di espressione, anche se in prospettiva e in un modo o nell’altro può favorire il compimento di azioni violente, deve essere certo possibile, per la stessa libertà di espressione, criticare una persona morta e ricordare a quali tipi di idee si ispirava. 

Cefalo: Sì, Kirk stesso se fosse vivo e coerente con le sue azioni la penserebbe così.

Socrate: Non pretenderebbe che venissero licenziati quelli che lo criticano.

Cefalo: No, non voglio crederlo.

Socrate: E invece è quello che stanno facendo i sostenitori del MAGA, appelli pubblici a licenziare chi è apparso irrispettoso verso la sua morte, e già ce ne sono andati per sotto parecchi. Perfino il dipendente di una ditta che si era rifiutato di stampare un post commemorativo. A dire il vero, anche Kirk aveva varato una “lista di controllo” per i docenti che “promuovono la propaganda di sinistra” e ne reclamava il licenziamento.  In ogni caso né questa né alcun’altra ragione mai potrebbe giustificare l’omicidio. Ma, quanto a questa libertà di pensiero vale o non vale?

Cefalo: Hai ragione Socrate, sembra che sia tirata fuori secondo i comodi.

Socrate: E se si parla di rispetto della morte, la reazione, almeno per qualche giorno, non dovrebbe essere un rispettoso silenzio? 

Cefalo: Sì, il silenzio è la miglior forma di pietas.

Socrate: E dunque la Rete non dovrebbe essere inondata di messaggi di personaggi politici, americani e anche europei, che si sforzano di sfruttare la morte di Kirk, per mano di quello che appare un sociopatico e non un militante, per trarne un tornaconto politico. Al massimo dovremmo leggere fermi richiami all’unità contro la violenza.

Cefalo: Ma potremmo mai sperare che accada qualcosa di simile?

Socrate: Purtroppo sono pessimista. Quel che sta accadendo, anche nei grandi eventi internazionali, è che la forza sembra pagare. E quando domina la forza, si moltiplicano le violenze di coloro che hanno il potere di compierle e le violenze di quelli che, dinanzi al dominio della forza, non credono che sia possibile operare per il cambiamento in un modo diverso. Ora sono stanco, Cefalo, in qualche altra occasione proveremo a cercare qualche ragione di ottimismo nel caos che ci circonda. Per conclusione mi limito giusto a suggerire che le comunicazioni e interazioni politiche sui social corrispondono alla barbarie, e che regolamentarle molto diversamente sarebbe un grande passo in avanti.







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STORIA E PRATICA DEL SILENZIO

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Non avreste certo problemi a utilizzarlo come sottofondo, ma forse dovreste ascoltarlo con attenzione. É un album appena uscito, della durata di 47 minuti e 12 tracce, cui partecipano nientemeno che 1000 artisti britannici, del calibro di Damon Albarn, Annie Lennox, Elton John, Paul McCartney e Kate Bush o del compositore Hans Zimmer. Un album unico perché non suona. Sono incisi 47 minuti di silenzio.

Si tratta della forma di protesta da loro scelta contro una proposta governativa di legge che consentirebbe più agevolmente alle aziende di allenare le proprie IA sui brani violando la legge sul copyright. Una delle tante conferma riguardo alla capacità comunicativa del silenzio.

È un bel riconoscimento per me che, a distanza di sei anni dall’uscita per Bollati Boringhieri, il Corriere della Sera voglia ripubblicare in edicola Storia e pratica del silenzio nella bella collana Mente  e corpo in equilibrio, che nelle settimane precedenti ha dato spazio ai testi di Daniel Goleman, del Dalai Lama e dello stesso curatore della collana, Daniel Lumera. In quel volume proponevo una teoria del silenzio quale vero e proprio atto comunicativo, con la medesima dignità della parola e una speciale connessione con la dimensione emozionale di una relazione o di un’esperienza. E soprattutto peroravo la necessità, per ciascuno, di intendere la loro differenza per farne corretto uso e interpretarli.

Oltre a tracciare questa sorta di “grammatica”, ho inseguito il silenzio in tutte i campi dove è in grado di esprimere un potente significato: le religioni cristiana e buddista, più genericamente la natura e la spiritualità, la sordità, la psicoanalisi, l’amore, il rapporto con le istituzioni. E le arti, ovviamente: a questo proposito ricordo che già John Cage ebbe già l’idea di comporre una sonata di pianoforte muta, per ragioni espressive e filosofiche invece che legate alla gestione della politica e alla tutela dei diritti.

Nella mia ricerca avevo concluso che la politica e lo spazio web hanno con il silenzio un rapporto particolarmente complesso, ai confini della negazione. Direi che in sei anni le cose sono ulteriormente peggiorate. In compenso, l’attenzione positiva al tema è notevolmente aumentata.     La collana del Corriere della Sera costeggia specialmente il silenzio che è necessario in sé stessi e il benessere che ne consegue. Un antidoto essenziale contro la frenesia che ci sta assalendo. La drammatica accelerazione degli eventi nel mondo in questi ultimi mesi, ci ricorda tuttavia che i nostri obblighi di esseri sociali ci impongono al tempo stesso di essere pronti a ribellarci e gridare. Persino a gridare talmente forte da rimanere zitti, come i 1000 artisti inglesi.

SU GAZA HO FATTO PRIMA DI TRUMP

Di |2025-10-03T17:58:35+01:0028 Febbraio 2025|Open space|

Un paio di settimane fa, dopo le strampalate e inquietanti dichiarazioni di Trump, ho ideato un breve video da postare sui social, un collage di immagini scelte per dar conto espressivo di quanto aberrante suonasse quella sua proposta. Il mio non era un progetto strutturato con ambizioni di diffusione, mi ero accodato all’ispirazione dettata dalla subitanea indignazione. Quando le piattaforme lo hanno silenziato per una questione di copyright sul sonoro ho lasciato perdere. (altro…)

LO SPETTATORE PASSIVO DALLA TV AL DEVICE

Di |2025-05-09T14:04:43+01:0031 Gennaio 2025|8, Limite di velocità|

A partire dagli anni Sessanta una lunga tradizione filosofica ha indicato il fruitore della tv come uno spettatore passivo. Il termine è ora quasi scomparso dal dibattito pubblico, insieme a quello di “spettatore”. Oggi si parla prevalentemente di (altro…)

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