Remo Bassetti

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Questioni ereditarie (ma non c’entra il notaio)

Di |2020-10-16T13:12:51+01:0016 Ottobre 2020|5, Limite di velocità|

Devo avvertire chi mi conosce che questo non è un articolo tecnico sulle successioni, anche se alla fine dirò alcune cose che hanno a che fare con il diritto, per com’è e come potrebbe essere. Anche in quel momento, tuttavia, al centro non ci saranno considerazioni principalmente patrimoniali.

Infatti, ereditare e istituire eredi, prima che snodi del codice civile, sono vicende spogliamente umane che impegnano sino allo stremo la psiche delle persone. (altro…)

Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale

Di |2020-10-16T10:52:24+01:0016 Ottobre 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Si agisce nel modo migliore se si separa a tal punto l’artista dall’opera sua, da non prenderlo altrettanto sul serio quanto la sua opera. In fin dei conti costui altro non è che una condizione preliminare della sua opera, il grembo materno, il terreno, talora il concio e lo sterco sul quale e dal quale essa cresce e quindi, nella maggior parte dei casi, qualcosa che si deve dimenticare se si vuol prendere diletto dell’opera in se stessa. L’indagine sull’origine di un’opera riguarda i fisiologi e i vivisettori dello spirito: mai e poi mai gli esteti, gli artisti! (…) Ci si deve guardare dalla confusione nella quale incappa troppo spesso l’artista, come se fosse lui stesso quel che egli può rappresentare, concepire, esprimere. Il fatto è che se egli fosse tutto questo, non potrebbe rappresentarlo, concepirlo, esprimerlo; se Omero fosse stato Achille e Goethe Faust, un Omero non avrebbe creato Achille e Goethe non avrebbe creato Faust.

Nietzsche, Genealogia della morale

Recensione del film “Undine”

Di |2020-10-16T13:31:29+01:0014 Ottobre 2020|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

Un film che fa acqua da tutte le parti? Sì, ma in senso buono! Un mito? Sì, in senso tecnico. Ma procediamo con ordine e partiamo dalla trama che – per come viene abbozzata su certi articoli di presentazione – fa erroneamente presagire un torbido noir (visto che al botteghino non guasterebbe). (altro…)

Pandemia e irrazionalità

Di |2020-10-16T13:33:06+01:0014 Ottobre 2020|4, Limite di velocità|

C’è una bellissima barzelletta, molto più antica del Covid, che spiega perché la misura che ha anticipato tutte le altre per fronteggiare la nuova emergenza pandemica sia stata la mascherina all’aperto.

Un vigile, durante la sua ronda notturna, vede un signore un po’ brillo cercare disperatamente qualcosa per terra e gli domanda cosa abbia perso, offrendosi di aiutarlo.

Le chiavi della macchina, dannazione. Sono sceso dall’auto cercando di infilarmela in tasca e mi sono scivolate. (altro…)

Erasmo da Rotterdam, La felicità è quel che si crede

Di |2020-10-02T14:54:44+01:002 Ottobre 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Lasciarsi ingannare, dicono, è una sventura. Invece, la più grande delle sventure è non lasciarsi ingannare. Insensati sono quelli che pensano che la felicità umana dipenda dalle cose stesse, mentre invece tutto sta in come si pensa. Delle cose umane è così grande la varietà e l’oscurità che nulla si può conoscere chiaramente, e se pur qualcosa si può conoscere non di rado offusca la serenità della vita. L’animo umano è così formato che si lascia accalappiare più dal belletto che dalla verità. Volete vedere una prova chiara e lampante? Andate in chiesa: se si narra qualcosa di servi, tutti a sonnecchiare, sbadigliare, seccarsi; ma se quello strillone, ho detto male, quell’oratore, come di solito, comincia con una favoletta da vecchie, ecco che si destano, si raddrizzano, stanno a bocca aperta. Se si stratta poi di qualche bel santo leggendario e poetico, vedrete che costui è adorato molto più religiosamente di San Pietro, San Paolo e financo di Cristo.

Questa forma di felicità non costa molto davvero! Laddove le cose, anche se di scarso peso come la grammatica, a volte non si acquistano che con grande fatica. Invece un’idea a modo tuo è presto fatta, ma contribuisce alla felicità quanto le cose stesse o anche di più. Se uno per esempio si nutre di pesce in salamoia andato a male, mentre gli altri non ne potrebbero sopportare nemmeno il tanfo, e gli par di mangiare ambrosia, che cosa manca alla sua felicità? e se uno ha una moglie brutta da far paura, e al marito invece par che possa entrare in gara con Venere stessa, non è lo stesso che se fosse veramente bella?

Conosco uno che alla sua giovane sposa regalò delle gemme false, dandole a intendere che erano vere e genuine, e anche di valore singolare, straordinario. Cosa mancava alla donna che pasceva i suoi occhi e il suo cuore di quei vetri e non ne traeva minor gioia, cosa le mancava a tenere serbate presso di sé delle sciocchezzuole né più né meno di un tesoro straordinario? Il marito intanto non solo evitava la bella spesa, ma si spassava all’inganno della moglie, né per questo l’aveva meno obbligata che se le avesse fatto regali costosissimi. Credete che vi sia differenza fra coloro che, rinchiusi in un antro, come immaginò Platone,  della varietà delle cose stanno ad ammirare le ombre e le immagini e quel sapiente il quale, uscito dall’antro, può guardare le cose nella loro realtà?

Brano tratto dal libro “Elogio della pazzia” di Erasmo da Rotterdam

Le dichiarazioni dei redditi pubbliche e il (vero) patto fiscale. Due proposte

Di |2020-10-14T13:24:52+01:002 Ottobre 2020|9, Il futuro della democrazia, Limite di velocità|

I dieci anni senza pagare tasse, e il misero obolo fiscale di 750 euro versato nel 2017 e nel 2018, sono forse il primo tema sul quale i più accaniti fan del presidente sicuramente non risponderanno con un’alzata di spalle. E sarebbe anzi di grande interesse domandare a ciascuno di loro: “Senta, Trump non ha pagato tasse. Delle due l’una: o ha trovato il modo per evadere il fisco oppure non è affatto quell’imprenditore di successo che sostiene di essere, e anzi è alla canna del gas. Quale delle due cose le dispiacerebbe di più apprendere?”. (altro…)

Brano da Saggio sull’uomo di Ernst Cassirer

Di |2020-09-18T17:02:42+01:0018 Settembre 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Ciò che caratterizza la mentalità primitiva non è la logica ma il suo sentimento generale della vita. Il primitivo non guarda la natura con gli stessi occhi del naturalista che vuole classificare ogni cosa per soddisfare una curiosità intellettuale. Non si avvicina ad essa con interesse puramente pragmatico e tecnico. Per lui, la natura non è un mero oggetto della conoscenza né il campo dove cercare di soddisfare le sue necessità pratiche immediate. Ci si è abituati a dividere la vita in due sfere, nella sfera dell’attività pratica e in quella dell’attività teoretica. Questa divisione ci ha fatto dimenticare che sotto all’una e all’altra vi è uno strato più profondo. Invece il primitivo non lo dimentica. Tutti i suoi pensieri e i suoi sentimenti hanno ancora radice in quel substrato originario. La sua visione della natura non è né teoretica né pratica; essa è una visione “simpatica”. Se non si tiene presente questo punto, l’accesso al mondo mitico ci resterà chiuso. La caratteristica fondamentale del mito non è uno speciale orientamento del pensiero o dell’immaginazione. Il mito scaturisce dall’emozione, per cui un fondo emotivo dà un particolare colore ad ogni sua creazione. Al primitivo non manca affatto la capacità di percepire le differenze empiriche fra le cose, ma nella sua concezione della natura e della vita tutte quelle differenze sono cancellate da un più vivo sentimento, da una insopprimibile solidarietà di vita. Il primitivo non si arroga una posizione unica e privilegiata nell’insieme della natura. La parentela di tutte le forme della vita sembra essere il presupposto generale del pensiero mitico.

Brano da “Saggio sull’uomo”, Ernst Cassirer, 1971

Moravia e Caproni, la calma disperazione

Di |2020-10-16T13:18:23+01:0018 Settembre 2020|7, Sulla scrittura|

Nel 1990, trent’anni fa, morivano due dei nostri migliori scrittori del secolo, il poeta Giorgio Caproni e il romanziere Alberto Moravia. In una sua poesia di 25 anni prima, il “Congedo del viaggiatore cerimonioso” che rimane forse la sua lirica più famosa, Caproni aveva anticipato e metaforizzato questo momento dentro il meraviglioso sproloquio del passeggero di un treno che rivolge ai compagni del vagone – in realtà figure della sua vita o trasfigurazioni in quelle del suo stesso io – mentre si approssima alla stazione di arrivo, dove poi pronuncia il suo saluto: (altro…)

La zona grigia della cronaca nera

Di |2020-10-16T13:18:40+01:0018 Settembre 2020|8, Limite di velocità|

Non è certo una novità che i giornali dedichino ampio e dettagliato spazio alla cronaca nera. Nel 1551 si poteva leggere su un foglio del Wuttenberg, completa di ogni dettaglio morboso, la terribile storia di una donna che aveva assassinato i propri quattro figli e poi si era suicidata. (altro…)

Recensione del film “Le sorelle Macaluso”

Di |2020-09-18T12:38:07+01:0018 Settembre 2020|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

Riprendendo un suo stesso spettacolo teatrale, Emma Dante mette in scena le “tre età della vita” delle sorelle Macaluso e il legame inestirpabile con la loro casa, a partire dall’infanzia. Le cinque, che per qualche ragione non esplicitata (altro…)

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