Remo Bassetti

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Di | 18 Ottobre 2019|Twitoli|

Senso-Nonsense: la poesia di Remo Bassetti, a cura di Lucio Toma

Di | 18 Ottobre 2019|7, Versi, versi pure|

“Da diversi anni mi ha preso il gusto di comporre limerick, quel tipo di poesie nonsense di origine anglosassone che rispondono a criteri metrici fissi e nel nostro paese hanno trovato la loro migliore espressione in Toti Scialoja. (altro…)

Valeva davvero la pena di impiccarci all’IVA?

Di | 18 Ottobre 2019|4, Limite di velocità|

La Legge di Bilancio ha scongiurato il temuto aumento dell’Iva, che del resto era stato uno dei capisaldi dell’accordo estivo tra forze politiche del nuovo governo. Passata la paura, vale forse la pena- a futura memoria- di chiedersi se davvero un aumento delle aliquote Iva sia quanto di peggio possa capitare alla nostra economia e alle tasche dei cittadini. (altro…)

Caduta massì

Di | 18 Ottobre 2019|3, Versi, versi pure|

Chissà chi è l’inetto, l’imbecille
che nella notte ci sostituisce
lo scendiletto kilim
con ghiaccio e suole lisce. (altro…)

Se essere laici diventa una forma di religione

Di | 18 Ottobre 2019|5, Limite di velocità|

Il problema del multiculturalismo e le azioni pratiche

Il multiculturalismo è qualcosa di più della pacifica convivenza tra gruppi differenti in una stessa comunità: è il riconoscimento di diritti per il fatto di essere membri di quella specifica comunità, e quindi più precisamente è l’attribuzione di quei diritti alla comunità.

Parola-icona, coniata negli anni settanta in Canada per confrontarsi con la minoranza francofona, è stata ripresa nell’Inghilterra dell’immigrazione dai paesi ex coloniali e rilanciata potentemente di fronte alla migrazione che ha investito i paesi europei. Teoricamente è il paradigma della posizione di accoglienza, e anche del principio che le culture si rinnovano attraverso le reciproche influenze e mescolamento. (altro…)

Recensione del film “Le verità”

Di | 18 Ottobre 2019|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

Non sono tanti i grandi registi di altre latitudini che scelgono di trasferire la loro maestria nel contesto europeo, e quelli che ci hanno provato si sono mostrati in difficoltà a riadattare i propri codici espressivi nel mutamento ambientale (da ultimo l’iraniano Fahradi in Everybody Knows).

La prova di Kore-eda, sotto questo profilo, è certamente una felice eccezione. L’autore di Affari di famiglia, conservando il nucleo tematico che gli sta a cuore,

(altro…)

Stretti e contraddetti

Di | 18 Ottobre 2019|1, Stretti e contraddetti|

“Con il mio governo erano aumentati il numero degli occupati e i fondi per la scuola. Ma lei invece perché non ha querelato Savoini?”
“Se mi hanno votato un italiano su tre mica possono essere tutti stupidi, dalle barche scendono gli stupratori e io non voglio essere il servo della Merkel e di Macron, uh ma sei un genio incompreso (altro…)

Macchine come me di Ian McEwan

Di | 18 Ottobre 2019|Libri consigliati|

Un romanzo sull’intelligenza artificiale sullo sfondo della Brexit potrebbe apparire sin troppo furbamente intinto nell’attualità. Ma Ian McEwan sa sempre come sparigliare le carte e sposta il tema di oltre 35 anni indietro, in un immaginario 1982 nel quale la Gran Bretagna ha perso la guerra della Falkland e Turing non si  è suicidato nel 1954 ma lavora attivamente nel mondo dell’intelligenza artificiale, e l’ha condotta a un livello assai superiore alla vita, al confronto grama, che menano gli algoritmi di oggi. (altro…)

Brani dall’introduzione

Di | 27 Settembre 2019|Storia e pratica del silenzio|

Storia e pratica del silenzio

Il silenzio, in termini più laici, è stato nel Novecento lungamente biasimato, sia in nome della trionfante rumorosità del moderno sia in quanto colpevole diserzione dalla denuncia di genocidi, crimini odiosi, diseguaglianze sociali. Ma negli ultimi anni il vento è cambiato: fattori propulsivi della sua rivalutazione sono il successo delle pratiche di meditazione orientale, la saturazione acustica indotta dall’urbanizzazione, le forme tecnologiche di interazione sociale (che spingono in senso contrapposto rendendo dilagantemente verbale la distanza e spesso muta la prossimità), la maggiore lontananza storica e geografica intercorrente con i regimi politici che spogliano i cittadini della parola. E forse ha preso corpo la profezia di Susan Sontag, per la quale “man mano che diminuisce il prestigio del linguaggio aumenta quello del silenzio”. Già quest’elenco, tuttavia, evidenza come ciò che definiamo silenzio abbracci una serie di fenomeni totalmente eterogenei. Quel che li accomuna è che il silenzio viene sempre più presentato e percepito come una componente desiderabile dell’esistenza.

C’è tuttavia una confusione da dissipare, procedendo alle debite distinzioni categoriali che aiutano a non scivolare nelle semplificazioni. Esistono, in primo luogo, un silenzio rispetto al rumore e un silenzio rispetto alla parola.

Non dobbiamo dunque sorprenderci che esso condizioni le nostre vite con una forza forse non inferiore a quella delle parole, al punto che le strutture istituzionali e sociali, non soltanto quelle estreme come il carcere o il convento, sono rese comprensibili anche dai silenzi che le attraversano.

A maggior ragione, riprendiamo la questione del valore del silenzio. Quand’anche fosse possibile contestualizzarlo puntualmente, in base a cosa dovremo realmente considerarlo o meno con favore? La mia tesi è che il giudizio sui singoli silenzi vada messo in relazione con la libertà e l’etica.

Il tema del rapporto tra silenzio e libertà è assente o marginale nella riflessione teorica. Riguardo al rumore, esso comprende certo la libertà di sottrarsi al frastuono del mondo, per chi se lo può permettere; ma ancor più interessante mi pare l’esercizio della libertà individuale o collettiva di scegliere tra la parola e il silenzio, odiose come sono le costrizioni verso l’una o l’altro. Negli studi sulle discriminazioni, curiosamente, ci si concentra solo sull’obbligo di tacere e non sulla violenza, ancora più sottile, di essere costretti a rompere il silenzio che la dignità esigerebbe di mantenere. Il corrispettivo di quell’esortazione intellettuale che è: “Dillo con parole tue!” si sostanzia in: “Taci con i silenzi tuoi!”.

Inevitabilmente, chiamando in causa la libertà, assume un rilievo centrale il piano dell’etica. È normale chiamare un gruppo, un ente o un singolo soggetto a dare conto delle sue dichiarazioni; meno comune, tutto sommato, che ne venga invocata la responsabilità per i suoi silenzi, se non in casi macroscopici. Credo invece che dovremmo abituarci a considerare la gestione dei silenzi un architrave del nostro agire nel mondo, oltre che un buon parametro di giudizio delle istituzioni, delle organizzazioni e di chi le rappresenta. Nella sfera delle interazioni personali gli effetti drammatici di alcuni silenzi, frutto delle inibizioni, delle frustrazioni e dei giochi di dominio che li alimentano, segnano irreversibilmente le storie degli individui, con il torto ulteriore di giovarsi vigliaccamente della loro invisibilità.

Storia e pratica del silenzio

Dieci brevi tesi

Di | 27 Settembre 2019|Storia e pratica del silenzio|

“Storia e pratica del silenzio” estratti dal capitolo “Sull’uso pratico del buon silenzio. Dieci brevi tesi”

Credo sia chiaro per chi è arrivato alla fine che questo libro non è esattamente una perorazione del silenzio, specialmente di quello verbale. Una discreta quota dell’infelicità distribuita nel mondo discende da silenzi, dall’assenza di una parola o di un discorso che avrebbe potuto spiegare, proteggere, incantare, accogliere, unire, sciogliere, richiamare. Ma ho voluto mettere in discussione una certa concezione del silenzio come pura negazione o passività, (altro…)

Silenzio della natura e silenzio interiore

Di | 27 Settembre 2019|1, Storia e pratica del silenzio|

“Storia e pratica del silenzio” estratti dal capitolo “Il silenzio perduto e il silenzio cercato”

Nel silenzio della natura cerchiamo di ritrovare l’unità. L’anima mistica la cercherà nel sacro, lo spirito laico nello strato che si nasconde sotto l’accumulo. (altro…)

Silenzio nei monasteri

Di | 27 Settembre 2019|7, Storia e pratica del silenzio|

“Storia e pratica del silenzio” estratto dal paragrafo “Il silenzio dei monasteri”

Volgendosi agli albori della vita monacale, il silenzio non è cosa sorprendente, visto che monaco deriva da monos e che precursori furono gli eremiti che nel IV secolo, in Egitto, Siria e Mesopotamia, scelsero di ritirarsi nel deserto. (altro…)

Silenzio e amore

Di | 26 Settembre 2019|2, Storia e pratica del silenzio|

 “Storia e pratica del silenzio” estratti dal paragrafo “Amare è un pò tacere”

Sin da principio quanto reclama l’amore non è l’offerta della parola ma quella esclusiva dello sguardo.

Si potrebbe persino dire che a distinguere l’amore dal puro appagamento sessuale sia l’intensità muta degli occhi. (altro…)

Silenzio di Dio

Di | 26 Settembre 2019|3, Storia e pratica del silenzio|

“Storia e pratica del silenzio” estratto dal paragrafo “Il silenzio nella Bibbia”

Che la Parola donata all’uomo cominci il suo cammino biblico incespicando è innegabile. Adamo ed Eva non riescono a volgerla in dialogo, mai parlano direttamente tra loro, così come Caino e Abele. Interpellato da Dio, Abramo prova a nascondersi; (altro…)

Silenzio e rumore

Di | 26 Settembre 2019|Storia e pratica del silenzio|

“Storia e pratica del silenzio” estratti dal paragrafo “Il rumore come simbolo del moderno”

La tecnologia ha incamerato tra i suoi compiti la riduzione del rumore. Ogni condizionatore o frigorifero è più silenzioso del modello precedente. Su larga scala, la smart city promette di eliminare i movimenti inutili, e per questa via arreca decremento sonoro. (altro…)

Silenzio nei lager

Di | 26 Settembre 2019|Storia e pratica del silenzio|

“Storia e pratica del silenzio” estratti dal paragrafo “L’indicibile”

I campi di concentramento nazisti perseguivano lo scopo della demolizione dell’uomo. Questa conclusione, che fu l’esplicita premessa di tutta l’opera letteraria di Primo Levi, li rende refrattari alla parola, alla sua attitudine descrittiva ed emozionale. (altro…)

Lettura e silenzio

Di | 26 Settembre 2019|5, Storia e pratica del silenzio|

“Storia e pratica del silenzio” estratto dal paragrafo “La lettura silenziosa”

Come si può intendere in questo scorrere da un secolo all’altro, tutto il processo della lettura silenziosa fu graduale, e alternato al piacere di quella orale che riportava pur sempre in mente un momento fondante delle comunità ristrette. (altro…)

Silenzio buddismo e zen

Di | 26 Settembre 2019|Storia e pratica del silenzio|

“Storia e pratica del silenzio” estratti dal paragrafo “Il mondo sotto Vuoto”

La formalizzazione della separazione tra buddhismo e linguaggio viene sancita dalla scuola logica di Dharmakirti e Dignaga con la teoria dell’apoha. (altro…)

Silenzio e sordità

Di | 26 Settembre 2019|4, Storia e pratica del silenzio|

“Storia e pratica del silenzio” estratti dal paragrafo “Mani punite”

I pregiudizi di fondo verso la lingua dei segni erano riconducibili a due: che sia una forma di comunicazione regressiva ed espressivamente povera, tecnicamente non assimilabile a un sistema linguistico, nella migliore delle ipotesi un catalogo gestuale; (altro…)

Silenzio e la musica

Di | 26 Settembre 2019|Storia e pratica del silenzio|

“Storia e pratica del silenzio” estratti dal paragrafo “Le mute armonie”

Il pianista David Tudor si sedette al pianoforte per suonare un pezzo del compositore d’avanguardia John Cage e lì rimase immobile per tutta la sua durata. E non perché fosse stato sopraffatto dalla malinconia o da un colpo apoplettico ma perché, a dire suo e di Cage, (altro…)