Archivi mensili: Gennaio 2020

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Recensione del film “La ragazza d’autunno”

Di |2020-09-11T15:17:23+01:0031 Gennaio 2020|Il Nuovo Giudizio Universale|

Silenzio in sala. Ma non solo perché siamo al cinema: è che per il novanta per cento della durata non vengono pronunciate parole. Eppure le scene in cui qualcuno è da solo sono quasi inesistenti. E quando sono insieme non accade mai che il silenzio sia uno stadio assoluto e durevole. (altro…)

Quando le carrozze dei treni avevano gli scompartimenti

Di |2020-09-11T15:17:23+01:0024 Gennaio 2020|13, Lo Storiopata|

Sui binari nascevano amori, scherzi e solidarietà

Nelle ferrovie i cambiamenti tendono a essere impalpabili. Ad esempio, vent’anni fa per sapere in quale stazione ci si trovava bisognava abbassare per tempo il finestrino. (altro…)

Charlie Chaplin e la musica

Di |2020-09-11T15:17:23+01:0024 Gennaio 2020|11, Lo Storiopata|

“Scritto, diretto e interpretato da…”. Charlie Chaplin è stato il più grande tra i grandi che hanno potuto permettersi questa schermata in apertura del film. Ma l’Oscar non lo ha vinto in nessuno di questi ruoli: lo ha vinto invece, come compositore, nel 1972, per la colonna sonora di Limelight (peraltro uscito vent’anni prima ma rimasto lungamente oscurato negli Stati Uniti per via del maccartismo). (altro…)

Recensione del film “Sorry we missed you”

Di |2020-09-11T15:17:24+01:0024 Gennaio 2020|Il Nuovo Giudizio Universale|

In questa storia non ci troverete niente di speciale. Nel senso che, sia pure portata alle sue medio-estreme conseguenze, è la narrazione realistica e quotidiana che accomuna pletore di famiglie; e descrive alla perfezione la gig economy, (altro…)

“Di fronte all’estremo” di Tzvetan Todorov

Di |2020-09-11T15:17:24+01:0024 Gennaio 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Eroi e soccorritori sono molto diversi anche perché questi ultimi non combattono in nome di concetti astratti, ma per degli individui. Quando agiscono, si preoccupano poco di ideali e doveri, che tra l’altro sarebbero quasi sempre incapaci di esprimere a parole, ma di persone concrete, che vanno aiutate coi i gesti più quotidiani (…). Di conseguenza, a differenza degli eroi, i soccorritori non si considerano esseri eccezionali. Non amano essere lodati. Hanno fatto quel che hanno fatto perché per loro era perfettamente naturale. La cosa sorprendente è che gli altri non abbiano fatto altrettanto. Non hanno la sensazione di aver fatto qualcosa di eccezionale. Del resto non si tratta mai di un gesto unico – uccidere il drago, far saltare la mitragliatrice nemica – ma di una quantità di atti banali, quotidianamente ripetuti, a volte per anni, e che per ciò si prestano poco ad essere raccontati: raccogliere patate, apparecchiare, vuotare il bugliolo. Difficilmente riescono a capire l’interesse di alcuni storici: rifiutano la gloria al punto di non voler apparire sotto il vero nome nei libri che vengono loro consacrati (…). D’altro canto, l’atteggiamento dei soccorritori non può neanche identificarsi con quello che si è osservato quando si è parlato di virtù quotidiane, e in particolare di altruismo. C’è una differenza, e tutti i soccorritori la conoscono, tra il rischiare la propria vita per una famiglia ebrea sconosciuta e il far da mangiare per i figli. Come si vede, l’opposizione è duplice. Nel primo caso si tratta di un comportamento sempre rischioso che riguarda persone ben precise, ma comunque sconosciute (sotto questo aspetto ricorda quindi la carità); nel secondo caso, che è quello dell’altruismo, i rischi non sono invece all’ordine del giorno e le persone soccorse sono degli intimi, non degli estranei. Il suocero di uno dei soccorritori rimprovera al genero le sue attività: ha moglie e figli, deve prima di tutto pensare a loro, provvedere alle loro necessità in tempi tanto difficili e non rischiare la vita per salvare degli sconosciuti. “Io non rischierò niente per un estraneo” soggiunge il suocero. Ma l’estraneità è evidentemente una categoria transitoria: una volta accolto in una casa, l’estraneo non è più tale e può perfino arrivare a reagire come il suocero succitato. Può capitare ad esempio che il primo ebreo nascosto metta in guardia il soccorritore contro il rischio di accogliere altri rifugiati – “come finirà, Tinus, dimmi un po’ tu, come finirà? La tua casa diventerà un circolo privato per ebri clandestini?”. Ma il soccorritore apre la porta agli sconosciuti. Pur entro certi limiti (in Francia si salvano gli ebrei francesi, in Olanda quelli olandesi, mentre gli ebrei stranieri hanno più difficoltà), la differenza con le virtù quotidiane è netta.

Ovvero, per esprimersi in maniera più positiva: l’azione del soccorritore esige insieme il coraggio e la generosità dell’eroe (o del santo) e una concentrazione esclusiva sul bene delle persone, come vuole la logica dell’altruismo. I soccorritori non pongono fine alla guerra e neanche al genocidio degli ebrei. Riescono a malapena a salvare una, due, dieci famiglie, che però saranno le sole a sopravvivere. I soccorritori rischiano vita e benessere per degli sconosciuti, ma diffidano dei grandi progetti, dell’idealismo, che possono trasformarsi in comportamenti criminali: il male-mezzo si concilia troppo facilmente con il bene-scopo. La loro azione è in definitiva quella il cui risultato è meno contestabile: delle vite umane risparmiate. Uno di essi conclude: “non ci si può ragionevolmente aspettarsi di porre fine alla guerra, così, semplicemente perché è irrazionale uccidere. Ma se vi dite: voglio salvare la vita di una persona oltre la mia, oppure: nasconderò una famiglia, allora in questo caso avete la possibilità di una vittoria che abbia un senso.” Una lezione di modestia che merita di essere ascoltata.

L’azione dei soccorritori rifugge sia dalla rassegnazione che dall’odio. In effetti, per impegnarsi in un’opera di salvataggio non basta essere dotati di rettitudine morale, non tradire, non accettare di sporcarsi le mani; se allo stesso tempo si decide che non si deve cercare di modificare il corso del mondo, non si diventa soccorritori. La rassegnazione equivale in fin dei conti all’indifferenza alla sorte altrui. Il soccorritore è un interventista, un attivista, qualcuno che crede nell’effetto della volontà. Ma d’altro canto rifiuta di condurre la sua lotta imitando il nemico nell’odio. “Non gli applicheremo le loro stesse leggi”. Sa che i nemici sono esseri umani come lui, né uomini né mostri: l’essere buono non ignora il male; odia il sistema, non gli individui.

I big data snobbano i modelli scientifici

Di |2020-09-11T15:17:24+01:0017 Gennaio 2020|Web philosophy|

Chi raccoglie e ordina secondo criteri la gran parte della pubblicità nel mondo? Google. Cosa capisce di convenzioni della pubblicità e di teorie del linguaggio, o di analisi semantiche? Niente. Partendo da questa constatazione, nel 2008, Chris Anderson, all’epoca direttore di Wired, annunciò la fine del metodo scientifico, per come l’avevamo sempre considerato, o almeno dalla sua utilità. (altro…)

Recensione del film “Sorry we missed you”

Di |2020-09-11T15:17:24+01:0017 Gennaio 2020|Il Nuovo Giudizio Universale|

In questa storia non ci troverete niente di speciale. Nel senso che, sia pure portata alle sue medio-estreme conseguenze, è la narrazione realistica e quotidiana che accomuna pletore di famiglie; e descrive alla perfezione la gig economy, entrando nella carne dei personaggi, lontano dalla freddezza algebrica delle inchieste giornalistiche che non restituiscono con la stessa precisione emotiva le lacerazioni esistenziali che produce. (altro…)

Cosa possono fare le Sardine per l’Italia

Di |2020-09-11T15:17:24+01:0015 Gennaio 2020|11, Cosa resta della democrazia, Il futuro della democrazia|

Nel nostro mondo veloce basta un attimo per diventare una celebrità, e l’attimo successivo per imboccare la china discendente. (altro…)

Perchè la prescrizione, e anche le pene, non c’entrano niente con la giustizia

Di |2020-09-11T15:17:24+01:0010 Gennaio 2020|12, Derelitti e delle pene|

Il dibattito sulla riforma della prescrizione viene di solito ricondotto a ragioni di giustizia sostanziale: ognuno, con i propri argomenti, vuole dimostrare che c’è una soluzione per applicare una pena giusta rispetto a quanto si aspetta la comunità. (altro…)

Recensione del film “Pinocchio”

Di |2020-09-11T15:17:24+01:0010 Gennaio 2020|Il Nuovo Giudizio Universale|

Nei primi dieci minuti un Roberto Benigni di corporeità marionettistica ci propone Geppetto ridotto allo stadio di semi-accattone che scrocca una zuppa all’osteria e sbircia incantato da un finestrino la meraviglia del teatro dei burattini arrivato in paese. È un attacco straordinario, risucchiante: ma nel libro non ce n’è traccia. Quell’avvio costituisce una deroga al principio che Garrone si è autoimposto come parametro del suo adattamento cinematografico di “Pinocchio”: una rigorosa fedeltà al testo. E però poche delle scene successive eguagliano per pathos quell’inizio, e questo qualcosa vorrà dire. (altro…)

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