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Open space2020-09-11T15:17:11+01:00

Questa sezione raccoglie in primo luogo le “aperture” del sito che sono quasi sempre progetti a partecipazione collettiva esterna. Trovate inoltre le auto-presentazioni di altri siti web (oppure dei post trasposti dai medesimi). Sono quelli che, ritenendoli per qualche ragione interessanti, ho contattato con una proposta: scambiarsi uno spazio per una settimana, con la dichiarata utilità di farci conoscere dai reciproci pubblici e il più largo proposito di indirizzare i navigatori del web verso promotori culturali. Infine, può capitare di trovare in Open Space qualche intervento esterno non inquadrabile in altre sezioni e che però mi intrigava ospitare.

Della vita degli oggetti di Adam Zagajewski

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Solo nella bellezza altrui

vi è consolazione, nella musica

altrui e nei versi stranieri.

Solo negli altri vi è salvezza,

anche se la solitudine avesse sapore

d’oppio. Non sono un inferno gli altri,

a guardarli il mattino, quando

la fronte è pulita, lavata dai sogni.

Per questo a lungo penso quale parola

usare: se lui o tu.

Ogni lui tradisce un tu, ma

in cambio nella poesia di un altro

è in fedele attesa di un dialogo pacato.

Brano da Adam Zagajewski “Della vita degli oggetti”

By |22 Dicembre 2020|Categories: Open space|

Il sentimento tragico della vita di Miguel De Unamuno

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

L’intelligenza è un dono terribile. Tende alla morte, come la memoria tende alla stabilità. Dio che è vivo, l’assolutamente instabile, l’assolutamente individuale, è, a rigor di termini, inintelligibile. La logica tende a ridurre tutto a identità e a generi, affinché ogni rappresentazione abbia un unico e identico contenuto in qualunque luogo, tempo o relazione essa ci si presenti. Non c’è alcuna cosa che sia la stessa in due momenti successivi della sua esistenza. La mia idea di Dio è diversa ogni volta che la formulo. L’identità, che è la morte, è l’aspirazione dell’intelletto. La mente ricerca ciò che è morto, giacché ciò che è vivo le sfugge; vuole solidificare in lastre la corrente fluente, vuole fissarla. Per analizzare un corpo bisogna menomarlo o distruggerlo. Per comprendere qualcosa, bisogna ucciderla, irrigidirla nella mente. La scienza è un cimitero di idee morte, sebbene da essa possa scaturire la vita. Anche i vermi si nutrono di cadaveri. I miei stessi pensieri, tumultuosi e agitati nelle cavità della mia mente, strappati dalla loro radice cordiale, riversati su questo foglio e fissati su di esso in forma inalterabile, sono già pensieri diventati cadaveri. Come può dunque la ragione aprirsi alla rivelazione della vita? È una tragica lotta, è il fondo della tragedia, la lotta della vita con la ragione. E la verità? Si vive o si comprende?

Brano da Miguel De Unamuno, Il sentimento tragico della vita, 1913

By |15 Dicembre 2020|Categories: Open space|Tags: |

Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Si agisce nel modo migliore se si separa a tal punto l’artista dall’opera sua, da non prenderlo altrettanto sul serio quanto la sua opera. In fin dei conti costui altro non è che una condizione preliminare della sua opera, il grembo materno, il terreno, talora il concio e lo sterco sul quale e dal quale essa cresce e quindi, nella maggior parte dei casi, qualcosa che si deve dimenticare se si vuol prendere diletto dell’opera in se stessa. L’indagine sull’origine di un’opera riguarda i fisiologi e i vivisettori dello spirito: mai e poi mai gli esteti, gli artisti! (…) Ci si deve guardare dalla confusione nella quale incappa troppo spesso l’artista, come se fosse lui stesso quel che egli può rappresentare, concepire, esprimere. Il fatto è che se egli fosse tutto questo, non potrebbe rappresentarlo, concepirlo, esprimerlo; se Omero fosse stato Achille e Goethe Faust, un Omero non avrebbe creato Achille e Goethe non avrebbe creato Faust.

Nietzsche, Genealogia della morale

By |16 Ottobre 2020|Categories: Open space|Tags: , |

Erasmo da Rotterdam, La felicità è quel che si crede

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Lasciarsi ingannare, dicono, è una sventura. Invece, la più grande delle sventure è non lasciarsi ingannare. Insensati sono quelli che pensano che la felicità umana dipenda dalle cose stesse, mentre invece tutto sta in come si pensa. Delle cose umane è così grande la varietà e l’oscurità che nulla si può conoscere chiaramente, e se pur qualcosa si può conoscere non di rado offusca la serenità della vita. L’animo umano è così formato che si lascia accalappiare più dal belletto che dalla verità. Volete vedere una prova chiara e lampante? Andate in chiesa: se si narra qualcosa di servi, tutti a sonnecchiare, sbadigliare, seccarsi; ma se quello strillone, ho detto male, quell’oratore, come di solito, comincia con una favoletta da vecchie, ecco che si destano, si raddrizzano, stanno a bocca aperta. Se si stratta poi di qualche bel santo leggendario e poetico, vedrete che costui è adorato molto più religiosamente di San Pietro, San Paolo e financo di Cristo.

Questa forma di felicità non costa molto davvero! Laddove le cose, anche se di scarso peso come la grammatica, a volte non si acquistano che con grande fatica. Invece un’idea a modo tuo è presto fatta, ma contribuisce alla felicità quanto le cose stesse o anche di più. Se uno per esempio si nutre di pesce in salamoia andato a male, mentre gli altri non ne potrebbero sopportare nemmeno il tanfo, e gli par di mangiare ambrosia, che cosa manca alla sua felicità? e se uno ha una moglie brutta da far paura, e al marito invece par che possa entrare in gara con Venere stessa, non è lo stesso che se fosse veramente bella?

Conosco uno che alla sua giovane sposa regalò delle gemme false, dandole a intendere che erano vere e genuine, e anche di valore singolare, straordinario. Cosa mancava alla donna che pasceva i suoi occhi e il suo cuore di quei vetri e non ne traeva minor gioia, cosa le mancava a tenere serbate presso di sé delle sciocchezzuole né più né meno di un tesoro straordinario? Il marito intanto non solo evitava la bella spesa, ma si spassava all’inganno della moglie, né per questo l’aveva meno obbligata che se le avesse fatto regali costosissimi. Credete che vi sia differenza fra coloro che, rinchiusi in un antro, come immaginò Platone,  della varietà delle cose stanno ad ammirare le ombre e le immagini e quel sapiente il quale, uscito dall’antro, può guardare le cose nella loro realtà?

Brano tratto dal libro “Elogio della pazzia” di Erasmo da Rotterdam

By |2 Ottobre 2020|Categories: Open space|Tags: , |

Brano da Saggio sull’uomo di Ernst Cassirer

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Ciò che caratterizza la mentalità primitiva non è la logica ma il suo sentimento generale della vita. Il primitivo non guarda la natura con gli stessi occhi del naturalista che vuole classificare ogni cosa per soddisfare una curiosità intellettuale. Non si avvicina ad essa con interesse puramente pragmatico e tecnico. Per lui, la natura non è un mero oggetto della conoscenza né il campo dove cercare di soddisfare le sue necessità pratiche immediate. Ci si è abituati a dividere la vita in due sfere, nella sfera dell’attività pratica e in quella dell’attività teoretica. Questa divisione ci ha fatto dimenticare che sotto all’una e all’altra vi è uno strato più profondo. Invece il primitivo non lo dimentica. Tutti i suoi pensieri e i suoi sentimenti hanno ancora radice in quel substrato originario. La sua visione della natura non è né teoretica né pratica; essa è una visione “simpatica”. Se non si tiene presente questo punto, l’accesso al mondo mitico ci resterà chiuso. La caratteristica fondamentale del mito non è uno speciale orientamento del pensiero o dell’immaginazione. Il mito scaturisce dall’emozione, per cui un fondo emotivo dà un particolare colore ad ogni sua creazione. Al primitivo non manca affatto la capacità di percepire le differenze empiriche fra le cose, ma nella sua concezione della natura e della vita tutte quelle differenze sono cancellate da un più vivo sentimento, da una insopprimibile solidarietà di vita. Il primitivo non si arroga una posizione unica e privilegiata nell’insieme della natura. La parentela di tutte le forme della vita sembra essere il presupposto generale del pensiero mitico.

Brano da “Saggio sull’uomo”, Ernst Cassirer, 1971

By |18 Settembre 2020|Categories: Open space|Tags: |
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