Versi, versi pure

>Versi, versi pure

Il mio primo libro di poesia.

Vi spiego come prenderlo per il verso giusto

Da diversi anni mi ha preso il gusto di comporre limerick, quel tipo di poesie nonsense di origine anglosassone che rispondono a criteri metrici fissi e nel nostro paese hanno trovato la loro migliore espressione in Toti Scialoja. Mi sono concesso varie alterazioni del loro schema di base e poi, con crescente frequenza, quello scheletro formale e il mood che lo accompagna sono rimasti al servizio anche di testi sensati. Alla fine è più facile debellare il senso nella prosa quotidiana che nei versi.

Ora sono diventati un libro, contenente oltre cento poesie, che il valente catalogo dell’editore Oedipus ha ritenuto di accogliere.

Come per tutti i volumi di poesia la distribuzione nelle librerie è sempre complicata.

Le librerie dove dovreste sicuramente trovarlo a partire da questi giorni sono queste:

oppure presso la sede dell’editore Oedipus a Salerno (via La Francesca, 31)

Un’alternativa naturalmente è ordinarle su Ibs, Amazon, Feltrinelli, Mondadori, Unilibro.

Ve ne propongo una manciata, tanto per familiarizzarcisi (anche con la loro eterogeneità) e per non restare esageratamente traumatizzati all’acquisto del libro.

Senso-Nonsense: la poesia di Remo Bassetti, a cura di Lucio Toma

“Da diversi anni mi ha preso il gusto di comporre limerick, quel tipo di poesie nonsense di origine anglosassone che rispondono a criteri metrici fissi e nel nostro paese hanno trovato la loro migliore espressione in Toti Scialoja. (altro…)

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Caduta massì

Chissà chi è l’inetto, l’imbecille
che nella notte ci sostituisce
lo scendiletto kilim
con ghiaccio e suole lisce. (altro…)

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Natività

Ingravidato nel ventre del mattino

mi partorisce ogni giorno il sorriso

tuo dintorno, il sorgente che inventi.

Del viso nell’abbraccio, s’insemina

d’eterno la terra senza ghiaccio.

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Mi spiaggerò

Mi spiaggerò come balena assente

sul rovente sudario mentre l’ocean

si rifarà daccapo di gran lena.

Per cena sputerò Giona dal ventre

ragionerò l’assurdo dell’acquario.

Mi spiaggerò come balena triste

ponendo fine a spregi e avvistamenti

di dorsi e pinne da occhi di turisti.

Depennerò il disordine e la rabbia

provvista di salsedine e di sabbia.

Mi spiaggerò come balena bolsa

prendendo l’orizzonte per rincorsa

sull’onda moribonda rimbalzante.

Cospargerò con l’olio e l’ambra grigia (altro…)

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Faglie e furia

Il Finistère farfuglia alle finestre

frasi che il vento spinge agli sfinteri,

rende spoglio l’orizzonte, frastaglia

il verde in strato. Scagli lo scoglio

chi è senza steccato.

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Mille ciglia lontano

Se la donna che ami sceglie l’altro

Cuscino mille ciglia lontano quando

Dorme vicino scendi piantala in asso

Mentre giace di sasso indecente

Vestale d’ascesi sul materasso

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Rasarsi è bene

Rasarsi è bene prima d’un safari,

rincrescono alle fiere i peli

puberali. L’appeal della criniera

svelato puerilmente dai fanali.

L’impala al pub s’abbassa la cerniera.

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Take the train

Murati negli smartphone sul vagone

gli automi non s’accorgono dell’asma

del vicino, dei torti consumati,

d’arrivi alla stazione. Live alone,

pendolare! Sian lievi le rotaie.*

*(sulla transiberiana non c’è campo,

le contadine sono afone sul Don)

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Il rito dell’acciuga

Il rito dell’acciuga nei carrugi

l’argentee scaglie intuba alle caviglie.

Nei porti di Levante reti a maglie.

Si coglie a riva l’assillante quesito:

Camogli e marito ci va l’infradito?

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Private library

Sul nostro legno non tramonta mail il sole,

son mense di pagine le mensole

sull’argine tra il muro e le parole.

La pelle dei dorsi venderem cara,

c’impellerà materno il termitaio.

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Vanitas

Dal vaso vien giù secco il tulipano

non un lento planare né balbuzie,

cadere sghembo nella sua stagione,

lo sanno pure i bulbi di quartiere

è il gambo che recide chi ha ragione.

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