I fascisti alle elezioni

Di |2022-09-23T12:40:45+01:0023 Settembre 2022|5, Limite di velocità|

“Noi ci permettiamo il lusso di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti e illegalisti, a seconda della circostanza di tempo, di luogo e d’ambiente nelle quali siamo costretti a vivere e ad agire”.

Quando si dice tutto d’un pezzo.

Un male antico, il trasformismo e opportunismo della politica italiana.

E infatti questa dichiarazione non è stata rubata in un fuori onda di qualche leader dei giorni nostri. (altro…)

Kill Switch, quando lo stato spegne internet

Di |2022-09-16T14:42:55+01:0016 Settembre 2022|4, Limite di velocità|

La tecnologia digitale allarga a dismisura quel che una persona può fare ma ancor di più quel che lo stato in cui risiede gli può impedire. (altro…)

Recensione del film “Crimes of the future”

Di |2022-09-16T14:28:11+01:0016 Settembre 2022|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

Tornerà pure sugli stessi temi, e anche sugli stessi titoli (Crimes of the future già si chiamava un suo film del 1970) ma quanto ancora ha da raccontare, inventare, mostrare l’ottantenne David Cronenberg! (altro…)

In guerra. Estratto da “La montagna incantata” di Thomas Mann

Di |2022-09-16T14:00:05+01:0016 Settembre 2022|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Devono passare, i tremila ragazzi febbricitanti, sono di rinforzo, con le loro baionette devono decidere le sorti dell’assalto alle trincee davanti e dietro la linea dei colli e ai villaggi in fiamme, appoggiare l’avanzata fino a un determinato punto, indicato nell’ordine che il loro comandante tiene in tasca. Sono tremila, affinché rimangano in duemila quando saranno presso i colli e villaggi; questo è il significato del loro numero. Essi sono un corpo predisposto, anche dopo gravi perdite, ad agire e vincere e a poter salutare la vittoria, ancora con urrà di migliaia di voci senza tener conto di quelli che si sono appartanti cadendo. Parecchi si sono già separati, sono caduti durante la marcia forzata, per la quale si sono dimostrati troppo giovani e fragili. Si fecero sempre più pallidi, barcollanti, vollero fare ancora uno sforzo ostinato, ma finirono col restare indietro. Si trascinarono ancora un tratto a fianco della colonna in marcia e poi scomparvero dove non era bello giacere. Era giunto il bosco straziato. Ma i giovani che sbucano in ordine sparso sono ancora numerosi; tremila possono reggere a un salasso e ciò nonostante rimangono un’unità formicolante. Già allargano la nostra zona molle battuta, la strada, la viottola di campagna, i campi limacciosi (…). essi avanzano a precipizio, come vien viene, con grida scomposte, coi piedi pesanti come in un sogno tormentoso, perché le zolle del campo si attaccano plumbee ai goffi stivali. Si buttano a terra all’urlo dei proiettili in arrivo, per poi rialzarsi e correre avanti, con esclamazioni di giovanile coraggio, perché non sono stati colpiti. Vengono colpiti, cadono agitano le braccia, con uno sparo in fronte, nel cuore, nelle viscere. Giacciono col viso nel fango, non si muovono più. Giacciono, la schiena sollevata dallo zaino, la nuca affondata nel terreno, e adunghiano l’aria. Ma il bosco ne manda degli altri, che si buttano a terra e saltano e muti o urlanti procedono incespicando tra i caduti.

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