Open space

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Questa sezione raccoglie in primo luogo le “aperture” del sito che sono quasi sempre progetti a partecipazione collettiva esterna. Trovate inoltre le auto-presentazioni di altri siti web (oppure dei post trasposti dai medesimi). Sono quelli che, ritenendoli per qualche ragione interessanti, ho contattato con una proposta: scambiarsi uno spazio per una settimana, con la dichiarata utilità di farci conoscere dai reciproci pubblici e il più largo proposito di indirizzare i navigatori del web verso promotori culturali. Infine, può capitare di trovare in Open Space qualche intervento esterno non inquadrabile in altre sezioni e che però mi intrigava ospitare.

La libertà è una relazione

Di | 2 Luglio 2020|Open space|

Da “Avere o essere” di Erich Fromm

Di | 19 Giugno 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

La modalità dell’essere ha, come prerequisiti, l’indipendenza, la libertà e la presenza della ragione critica. La sua caratteristica fondamentale consiste nell’essere attivo, che non va inteso nel senso di un’attività esterna, nell’essere indaffarati, ma di attività interna, di uso produttivo dei nostri poteri umani. Essere attivi significa dare espressione alle proprie facoltà e talenti, alla molteplicità di doti che ogni essere umano possiede, sia pure in vario grado. Significa rinnovarsi, crescere, espandersi, amare, trascendere il carcere del proprio io isolato, essere interessato, prestare attenzione, dare. Nessuna di queste esperienze, però, può essere compiutamente espressa in parole, essendo queste recipienti colmi di un’esperienza che ne trabocca. Le parole designano un’esperienza, ma non sono l’esperienza. Nel momento in cui mi trovo a esprimere ciò che ho esperimentato esclusivamente in pensieri e parole, l’esperienza stessa va in fumo: si prosciuga, è morta e divenuta mera idea. Ne consegue che l’essere è indescrivibile in parole ed è comunicabile soltanto a patto che la mia esperienza venga condivisa. Nella struttura dell’avere, la morta parola regna sovrana; nella struttura dell’essere, il dominio spetta all’esperienza viva e inesprimibile.

Solo nella misura in cui noi limitiamo la modalità dell’avere, vale a dire nel non essere (cioè quella che consiste nel cercare sicurezza e identità aggrappandoci a quanto abbiamo, standogli seduti sopra, avvinghiandosi al nostro io, ai nostri possessi), la modalità dell’essere può emergere. Essere significa rinunziare al proprio egocentrismo ed egoismo, rendersi vuoti e poveri. Per la maggior parte di noi tuttavia, rinunziare all’atteggiamento dell’avere risulta troppo difficile, e ogni tentativo in questo senso ha per effetto di determinare l’insorgere di uno stato di intensa ansia, la sensazione di far gettito della sicurezza, di essere scagliati nell’oceano senza saper nuotare. Chi si trova in questa condizione ignora che, una volta gettata via la stampella della proprietà, può finalmente cominciare a servirsi delle sue proprie forze, a camminare con le sue gambe. A trattenerlo è l’illusione che non è in grado di camminare da solo, la paura di crollare qualora non sia più sostenuto dalle cose che possiede.

Da “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman

Di | 5 Giugno 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Un esperimento condotto ad Harvard è il classico esempio di framing emozionale. Ai medici che parteciparono all’esperimento furono forniti dati statistici relativi agli effetti di due terapie – chirurgica e radioterapica – sul carcinoma del polmone. I tassi di sopravvivenza a cinque anni favorivano chiaramente la chirurgia, ma a breve termine la chirurgia era più rischiosa della radioterapia. Metà dei soggetti lessero i dati sui tassi di sopravvivenza, mentre gli altri ricevettero le stesse informazioni sotto forma di tasso di mortalità. Le due descrizioni dei risultati a breve termine della chirurgia erano:

Il tasso di sopravvivenza a un mese è del 90%.

Nel primo mese di registra un tasso di mortalità del 10%.

Immaginerai già i risultati: la chirurgia era molto più popolare nella prima formulazione (l’84% dei medici la scelse) che nella seconda (dove il 50 % preferiva la radioterapia). L’equivalenza logica delle due descrizioni è evidentissima e un decisore legato alla realtà farebbe la stessa scelta indipendentemente dallo loro formulazione. Ma sappiamo che il sistema 1 (nota mia: Kahneman chiama sistema 1 il processo di decisione intuitivo, impulsivo, associativo, automatico, inconscio, veloce ed economico, contrapposto al sistema 2, consapevole, deliberativo, lento, riflessivo) non è quasi mai indifferente alle parole emozionali: “mortalità” è un termine negativo, “sopravvivenza” è un termine positivo; “90% di sopravvivenza” suona incoraggiante, mentre “10% di mortalità” fa paura. Un altro importante dato portato alla luce dalle indagine è che i medici erano altrettanto soggetti all’effetto framing delle persone profane in campo medico. Evidentemente avere alle spalle studi di medicina non difende dal potere del framing.

In un’altra esperienza fu tenuto un discorso a un gruppo di funzionari della sanità pubblica, le persone che prendono decisioni in merito ai vaccini e ad altri programmi. Venne sottoposto loro il problema della malattia asiatica: metà dei funzionari videro la versione “vite salvate”, l’altra metà la versione “vite perse”. Come gli altri, quei dirigenti risultarono soggetti a effetto framing. Preoccupa che funzionari incaricati di prendere decisioni capaci di incidere sulla salute di tutti si facciano sviare da simili, banali manipolazioni, ma dobbiamo abituarci all’idea che anche le decisioni importanti siano influenzate, se non addirittura governate, dal sistema 1.

Sorrisi

Di | 4 Aprile 2020|Open space|

Lawrence Ferlinghetti, Greatest Poems

Di | 12 Marzo 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

I giorni del contagio, i giorni dopo il contagio. “La peste” di Albert Camus

Di | 28 Febbraio 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Sul principio gli uomini avevano accettato di essere isolati dall’esterno come avrebbero accettato una qualunque temporanea noia che non disturbasse se non alcune delle loro abitudini. Ma fatti coscienti all’improvviso di una sorta di sequestro, sotto il coperchio del cielo dove cominciava a lievitare l’estate, sentivano confusamente che la reclusione minacciava tutta la loro vita, e venuta la sera, l’energia che ritrovavano con la frescura li spingeva talvolta ad atti disperati.

Prima di tutto, che sia stato o no per effetto di una coincidenza, a cominciare da quella settimana, vi fu nella nostra città una paura così generale e profonda da far supporre che i nostri concittadini cominciassero davvero ad aver coscienza della loro situazione. Da questo punto di vista, l’aria della città si modificò; ma in verità la questione è se il mutamento fosse nell’aria o nei cuori.

(…)

Tutta la città si gettò fuori per festeggiare il minuto di oppressione in cui il tempo delle sofferenze finiva e il tempo dell’oblio non era ancora incominciato.

Si ballava in tutte le piazze. Da un giorno all’altro la circolazione era aumentata considerevolmente e le automobili, diventate più numerose, procedevano con difficoltà nelle strade affollate. Le campane della città suonarono a distesa per tutto il pomeriggio, colmando di vibrazioni un cielo azzurro e dorato. Nelle chiese, infatti, si celebravano funzioni di ringraziamento. Ma i tanti locali di svago erano pieni fino a schiantare, e i caffè, senza curarsi del futuro, distribuivano i loro ultimi liquori. Davanti ai banchi si stipava una folla di persone similmente eccitata e, tra esse, numerose coppie abbracciate, che non temevano di dar spettacolo. Tutti gridavano e ridevano. La provvista di vita che avevano fatto durante i mesi in cui ciascuno aveva fatto dell’animo suo una sentinella, la spendevano in quel giorno, che era quasi il giorno della loro sopravvivenza. Il giorno dopo sarebbe cominciata la vita stessa, con le sue precauzioni; per il momento, persone d’origine assai diversa si affiancavano fraternizzando. L’eguaglianza che la presenza della morte non era riuscita a realizzare, la gioia della liberazione la stabiliva, almeno per alcune ore.

 

Albert Camus

Da “La peste”

Come gli oggetti trasformano gli uomini di Theodor W. Adorno, da “Minima moralia”

Di | 14 Febbraio 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

La tecnicizzazione – almeno per ora – rende le mosse brutali e precise, e così anche gli uomini. Elimina dai gesti ogni esitazione, ogni prudenza, ogni garbo. Li sottopone alle esigenze spietate, vorrei dire astoriche, delle cose. Così si disimpara a chiudere piano, con cautela e pur saldamente una porta. Quelle delle auto e dei frigidaire vanno sbattute con forza, altre hanno la tendenza a scattare da sole e inducono chi entra alla villania di non guardare dietro di sé, di non custodire l’interno che l’accoglie. Non si fa giustizia al nuovo tipo umano senza la coscienza di ciò che subisce continuamente, sin nelle fibre più riposte, dalle cose del mondo circostante. Che cosa significa per il soggetto che le finestre non hanno più battenti da aprire, ma lastre di vetro da far scorrere con violenza, che i pomi girevoli hanno preso il posto delle molli maniglie, che non ci sono più vestiboli, soglie verso la strada, mura intorno al giardino? Quale chaffeur non sarebbe indotto, dalla forza stessa del suo motore, a filare a rischio e pericolo delle formiche per strada, passanti, bambini e ciclisti? Nei movimenti che le macchine esigono da coloro che le adoperano c’è già tutta la violenza, la brutalità, la continuità a scatti dei misfatti fascisti. Tra le cause del deperimento dell’esperienza c’è, non ultimo, il fatto che le cose, sottoposte alla legge della loro pura funzionalità, assumono una forma che riduce il contatto con esse alla pura manipolazione, senza tollerare quel surplus – sia in libertà del contegno che in indipendenza della cosa – che sopravvive come nocciolo dell’esperienza perché non è consumato dall’istante dell’azione.

 

Theodor W. Adorno

1951

Rabbia, violenza, emozioni di Hannah Arendt

Di | 7 Febbraio 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Che la violenza derivi spesso dalla rabbia è un luogo comune, e la rabbia può in effetti essere irrazionale e patologica, ma né più né meno delle altre manifestazioni dell’animo umano. È senz’altro possibile creare condizioni nelle quali gli uomini siano disumanizzati – come i campi di concentramento, la tortura, la carestia – ma in queste condizioni, non la rabbia e la violenza, ma la loro notevole assenza è il più chiaro segno di disumanizzazione. La rabbia non è affatto una reazione automatica alla miseria e alla sofferenza in quanto tali; nessuno reagisce con rabbia a una malattia incurabile o a un terremoto o, se vogliamo, alle condizioni sociali che sembrano immutabili. Soltanto dove c’è ragione di sospettare che le condizioni potrebbero cambiare e non cambiano scatta la rabbia. Soltanto quando il nostro senso della giustizia è offeso reagiamo con rabbia, e questa reazione non riflette necessariamente un’offesa personale, com’è dimostrato da tutta la storia della rivoluzione, in cui alcuni membri delle classi superiori hanno avviato e poi guidato le rivolte dei derelitti e degli oppressi. Far ricorso alla violenza quando ci si trova di fronte a situazioni o avvenimenti atroci è una grossa tentazione a causa della sua tipica immediatezza e rapidità. Agire con deliberata rapidità non è tipico della rabbia e della violenza. Al contrario nella vita privata come in quella pubblica ci sono situazioni in cui la semplice rapidità di un atto violento può essere l’unico rimedio appropriato. Il punto non è che questo ci permette di scaricare la tensione, il che in effetti può essere fatto altrettanto bene dando un pugno sul tavolo o sbattendo la porta. È che in certe circostanze la violenza – agire senza discutere né parlare e senza pensare alle conseguenze – è l’unico modo di rimettere a posto la bilancia della giustizia. In questo senso, la rabbia, e la violenza che a volte – non sempre – l’accompagna, appartengono alle “naturali” emozioni umane, e curare l’uomo da esse vorrebbe soltanto dire disumanizzarlo o evirarlo. (…) L’assenza di emozioni non causa né promuove la razionalità. Il distacco e l’equanimità di fronte a una tragedia insopportabile possono in effetti essere terribili, specialmente quando non sono il risultato di un controllo ma un’evidente manifestazione di incomprensione. Per poter reagire in modo ragionevole si deve prima di tutto essere “commossi”, e l’opposto di emozionale non è il “razionale” ma l’incapacità a lasciarsi commuovere, in genere un fenomeno patologico, o il sentimentalismo che è una perversione del sentimento. La rabbia e la violenza diventano irrazionali solo quando sono dirette contro dei sostituti, il che corrisponde purtroppo a certi umori e atteggiamenti poco meditati della società nel suo complesso.

“Di fronte all’estremo” di Tzvetan Todorov

Di | 24 Gennaio 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Eroi e soccorritori sono molto diversi anche perché questi ultimi non combattono in nome di concetti astratti, ma per degli individui. Quando agiscono, si preoccupano poco di ideali e doveri, che tra l’altro sarebbero quasi sempre incapaci di esprimere a parole, ma di persone concrete, che vanno aiutate coi i gesti più quotidiani (…). Di conseguenza, a differenza degli eroi, i soccorritori non si considerano esseri eccezionali. Non amano essere lodati. Hanno fatto quel che hanno fatto perché per loro era perfettamente naturale. La cosa sorprendente è che gli altri non abbiano fatto altrettanto. Non hanno la sensazione di aver fatto qualcosa di eccezionale. Del resto non si tratta mai di un gesto unico – uccidere il drago, far saltare la mitragliatrice nemica – ma di una quantità di atti banali, quotidianamente ripetuti, a volte per anni, e che per ciò si prestano poco ad essere raccontati: raccogliere patate, apparecchiare, vuotare il bugliolo. Difficilmente riescono a capire l’interesse di alcuni storici: rifiutano la gloria al punto di non voler apparire sotto il vero nome nei libri che vengono loro consacrati (…). D’altro canto, l’atteggiamento dei soccorritori non può neanche identificarsi con quello che si è osservato quando si è parlato di virtù quotidiane, e in particolare di altruismo. C’è una differenza, e tutti i soccorritori la conoscono, tra il rischiare la propria vita per una famiglia ebrea sconosciuta e il far da mangiare per i figli. Come si vede, l’opposizione è duplice. Nel primo caso si tratta di un comportamento sempre rischioso che riguarda persone ben precise, ma comunque sconosciute (sotto questo aspetto ricorda quindi la carità); nel secondo caso, che è quello dell’altruismo, i rischi non sono invece all’ordine del giorno e le persone soccorse sono degli intimi, non degli estranei. Il suocero di uno dei soccorritori rimprovera al genero le sue attività: ha moglie e figli, deve prima di tutto pensare a loro, provvedere alle loro necessità in tempi tanto difficili e non rischiare la vita per salvare degli sconosciuti. “Io non rischierò niente per un estraneo” soggiunge il suocero. Ma l’estraneità è evidentemente una categoria transitoria: una volta accolto in una casa, l’estraneo non è più tale e può perfino arrivare a reagire come il suocero succitato. Può capitare ad esempio che il primo ebreo nascosto metta in guardia il soccorritore contro il rischio di accogliere altri rifugiati – “come finirà, Tinus, dimmi un po’ tu, come finirà? La tua casa diventerà un circolo privato per ebri clandestini?”. Ma il soccorritore apre la porta agli sconosciuti. Pur entro certi limiti (in Francia si salvano gli ebrei francesi, in Olanda quelli olandesi, mentre gli ebrei stranieri hanno più difficoltà), la differenza con le virtù quotidiane è netta.

Ovvero, per esprimersi in maniera più positiva: l’azione del soccorritore esige insieme il coraggio e la generosità dell’eroe (o del santo) e una concentrazione esclusiva sul bene delle persone, come vuole la logica dell’altruismo. I soccorritori non pongono fine alla guerra e neanche al genocidio degli ebrei. Riescono a malapena a salvare una, due, dieci famiglie, che però saranno le sole a sopravvivere. I soccorritori rischiano vita e benessere per degli sconosciuti, ma diffidano dei grandi progetti, dell’idealismo, che possono trasformarsi in comportamenti criminali: il male-mezzo si concilia troppo facilmente con il bene-scopo. La loro azione è in definitiva quella il cui risultato è meno contestabile: delle vite umane risparmiate. Uno di essi conclude: “non ci si può ragionevolmente aspettarsi di porre fine alla guerra, così, semplicemente perché è irrazionale uccidere. Ma se vi dite: voglio salvare la vita di una persona oltre la mia, oppure: nasconderò una famiglia, allora in questo caso avete la possibilità di una vittoria che abbia un senso.” Una lezione di modestia che merita di essere ascoltata.

L’azione dei soccorritori rifugge sia dalla rassegnazione che dall’odio. In effetti, per impegnarsi in un’opera di salvataggio non basta essere dotati di rettitudine morale, non tradire, non accettare di sporcarsi le mani; se allo stesso tempo si decide che non si deve cercare di modificare il corso del mondo, non si diventa soccorritori. La rassegnazione equivale in fin dei conti all’indifferenza alla sorte altrui. Il soccorritore è un interventista, un attivista, qualcuno che crede nell’effetto della volontà. Ma d’altro canto rifiuta di condurre la sua lotta imitando il nemico nell’odio. “Non gli applicheremo le loro stesse leggi”. Sa che i nemici sono esseri umani come lui, né uomini né mostri: l’essere buono non ignora il male; odia il sistema, non gli individui.

Rientri

Di | 6 Settembre 2019|Open space|

Riposi

Di | 26 Luglio 2019|Open space|

Anche addormentarsi per il gatto domestico è in parte un segno d’amore per il padrone, perché predilige quelli dove ritrova il suo odore. A volte, però se si voleva leggere è un problema.

I giapponesi sono, nel mondo, i più attaccati al lavoro. Pure quando, più o meno dove capita, si addormentano.

Non è solo nell’asciutto buio del convento che è possibile cercare Dio

C’è chi per riposarsi con lo sport preferisce le sensazioni forti. Il base jumping in una trentina di anni ha provocato circa 200 morti

L’età in cui si è costretti a riposarsi stabilmente finisce per essere quella in cui si socializza per più ore all’aperto

Da quando si è scoperto che il riposo migliora la produttività dei dipendenti del 30 per cento le aziende cinesi incentivano una pennichella

Per quale mistero gli esseri umani pensano che la spiaggia sia in ogni caso un buon modo per distendersi?

Calore

Di | 12 Luglio 2019|Open space|

La Marathon des Sables (“Maratona delle Sabbie”) è una corsa sulla distanza di 240 km che si svolge interamente nel Sahara marocchino ad aprile. Dura una settimana, con sei frazioni e un giorno di riposo. Al ristoro, ogni 10 km, i partecipanti possono ritirare la razione personale di acqua giornaliera (nove litri).

Le temperature massime quotidiane  possono raggiungere i 40°C durante questa stagione.

Energie rinnovabili – Padri e figli, è una raccolta di 16 scatti del fotografo francese Grégoire i. Due soggetti per fotografia si stagliano sullo sfondo nero: padri e figli che si sostengono, si guardano, si trasmettono calore nelle forme tattili diverse che l’età suggerisce.

Un team di ricercatori, guidato da Rafaela Takeshita dell’Università di Kyoto, ha realizzato il primo studio che convalida scientificamente i benefici delle terme per i macachi femmina. Le abluzioni della spa naturale non solo li aiutano a contrastare lo stress provocato dalle rigide temperature invernali, ma possono avere implicazioni anche sulla riproduzione e la stessa sopravvivenza della specie.

Un’enorme piscina coperta, situata a Taiyuan la più grande città della provincia di Shanxi nella Cina settentrionale, può contenere fino a 10.000 persone, che con l’arrivo delle bollenti temperature estive diventano anche il doppio.

La  percentuale totale di batteri, in una piscina così affollata può arrivare anche al 97 per cento. Nel 2008 un uomo è morto e oltre 3.000 persone sono state criticamente avvelenate dopo aver ingerito l’acqua di una piscina Comunale di Pechino. Gonfiabili e salvagenti non vengono più usati per rimanere a galla, ma piuttosto per delimitare il proprio spazio travolti e bere meno acqua possibile!

In Europa si sviluppano in media ogni anno 65.000 incendi, e di questi ben l’85% riguarda l’area mediterranea. Le cause principali sono l’abbandono delle terre e l’accumularsi del materiale che può alimentare le fiamme, ma comincia ad avere un peso anche il riscaldamento globale, che causa annate di grande siccità più frequenti e intense.

Un giovane migrante siriano in una coperta termica dopo il suo arrivo a Lesbo, in Grecia, dalla Turchia. L’isola ospita il più grande centro di accoglienza d’Europa.

Silenzi

Di | 29 Maggio 2019|Open space|

Per essere in sintonia con il tema queste foto non hanno didascalie.

Però sul silenzio c’è molto da dire e presto ve lo dimostrerò…

Ospito questa settimana le poesie di Fabio Strinati e la loro traduzione in catalano

Di | 10 Maggio 2019|Open space|

SOFFIA NEL VENTO

 

A Carles Duarte i Montserrat

(altro…)

Intervista per voce e pianoforte con Stefano Bollani

Di | 12 Aprile 2019|Forse ti sei perso, Open space|

Stefano Bollani (al pianoforte) risponde alle domande di Remo Bassetti

Stretta di mano

Di | 1 Marzo 2019|Open space|

Nel maggio 2017, al loro primo incontro, Trump e Macron fanno a chi stringe di più: un tempo interminabile rispetto al protocollo, una prova di forza dalle nocche bianche, poi confermata dallo stesso Macron a Le Journal de Dimanche –  “Dobbiamo dimostrare che non faremo piccole concessioni, neanche simboliche”

 

Questa piccola scimmia di nome Piak è stata trovata nella giungla thailandese a marzo 2016 dai volontari del Wildlife Friends Foundation Thailand. La madre è stata uccisa da un bracconiere che non si era accorto della presenza del cucciolo. Appena raccolta, Piak si è aggrappata alla mano del salvatore

 

5 dicembre 1929, costruzione della Direttissima Bologna Firenze: i due operai che scavavano alle due estremità della galleria sull’Appennino rimuovono l’ultimo diaframma di roccia che li divideva e si danno la mano. Archivio Istituto Luce

 

In un caso come quello degli sbarchi noi pensiamo al diritto naturale (sorvoliamo qui sul fatto che probabilmente rientri anche nel diritto internazionale) perché lo osserviamo dalla prospettiva del profugo che reclama il suo diritto ad essere accolto. In quello che io intendo come stadio pre-politico si tratta di salvare noi stessi dalla libertà di farlo morire al largo.

 

Maggio 2017, Eugenie Bouchard ha sconfitto Maria Sharapova nel secondo turno del torneo di Madrid. L’incontro era particolarmente atteso, dopo le dichiarazioni della canadese sulla russa, appena rientrata in campo dopo la squalifica per doping: “è un’imbrogliona. Se potessi decidere, la sospenderei a vita”.

 

Bordighera, 11 febbraio 1941: evidentemente la regola fascista di salutarsi marzialmente senza darsi la mano non vale con interlocutori esteri

Fame

Di | 13 Febbraio 2019|Open space|

Foto di Maurizio Torresan. Una turista sudamericana che stava addentando un panino, seduta sulle passerelle per l’acqua in piazza San Marco, è stata attaccata da un gabbiano reale. (Con il nuovo sistema di raccolta rifiuti porta a porta gli uccelli hanno perso una riserva di cibo sicura)

Lo chef dai 32 ristoranti, 4 show e 15 stelle Michelin sostiene che a cena fuori bisognerebbe seguire queste regole: evitare i piatti del giorno, trattare sul prezzo del vino, stare alla larga dalla specialità della casa e prenotare sempre per una persona in più

Curcuma e piperina sarebbero le spezie più adatte a dimagrire: stimolano il metabolismo attivando la termogenesi e contrastano la fame nervosa

Foto di Paul Nicklen e Sea Legacy. Il riscaldamento climatico che ritarda la formazione dei ghiacci sull’isola di Baffin, in Canada, fa morire di fame gli orsi polari.

Teoricamente i cuccioli di gatto dovrebbero stare vicini alla madre e ricevere le sue cure per almeno 8 settimane prima di essere separati da lei

I nidiacei implumi devono essere nutriti ogni mezz’ora, i nidiacei impiumati ogni due/tre ore. Come alimento universale di emergenza, è possibile somministrare: pezzettini di carne cruda o camole (larve della farina o del miele) e acqua con un contagocce o siringa senza ago

I nidiacei implumi devono essere nutriti ogni mezz’ora, i nidiacei impiumati ogni due/tre ore. Come alimento universale di emergenza, è possibile somministrare: pezzettini di carne cruda o camole (larve della farina o del miele) e acqua con un contagocce o siringa senza ago

A cosa serve la filosofia

Di | 21 Dicembre 2018|Open space|

Federico Zuolo è ricercatore presso DAFIST (dipartimento di antichità, filosofia e storia) dell’Università degli studi di Genova. Negli ultimi anni si è principalmente occupato di questioni attinenti all’etica animale. Ha scritto nel 2009 (altro…)

A cosa serve la filosofia

Di | 14 Dicembre 2018|Open space|

Corrado Del Bò è professore associato di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Studi giuridici “Cesare Beccaria” dell’Università di Milano.

È autore di Un reddito per tutti (Ibis, 2004), I diritti sulle cose (Carocci, 2008), La neutralità necessaria (ETS, 2014), Etica del turismo. Responsabilità, sostenibilità, equità (Carocci, 2017) e di vari saggi sui temi della giustizia distributiva, della laicità, della libertà di satira e della valutazione etica delle scelte pubbliche. Ha scritto in collaborazione con Filippo Santoni De Sio il libro La partita perfetta (Utet, 2018).

A cosa serve la filosofia

Di | 7 Dicembre 2018|Open space|

Filippo Santoni de Sio è Assistant Professor (Ricercatore) in Filosofia ed Etica della Tecnologia all’Università di Delft (Olanda). Collabora con un’équipe di filosofi, psicologi sociali e giuristi delle Università di Sidney e Oxford a un progetto di ricerca interdisciplinare sulle opportunità e sui problemi posti dai progressi delle neuroscienze per l’attribuzione di responsabilità morale e giuridica. Ha pubblicato numerosi saggi sui problemi della responsabilità in riviste scientifiche italiane e internazionali. Ha pubblicato “Per colpa di chi. Mente, responsabilità e diritto” per Raffaello Cortina (2013), nel 2016 ha curato il volume Drones and Responsibility per Routledge (con Ezio Di Nucci) ed è coautore de “La partita perfetta. Filosofia del calcio” per Utet (2018).