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Brano da Saggio sull’uomo di Ernst Cassirer

Di |2020-09-18T17:02:42+01:0018 Settembre 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Ciò che caratterizza la mentalità primitiva non è la logica ma il suo sentimento generale della vita. Il primitivo non guarda la natura con gli stessi occhi del naturalista che vuole classificare ogni cosa per soddisfare una curiosità intellettuale. Non si avvicina ad essa con interesse puramente pragmatico e tecnico. Per lui, la natura non è un mero oggetto della conoscenza né il campo dove cercare di soddisfare le sue necessità pratiche immediate. Ci si è abituati a dividere la vita in due sfere, nella sfera dell’attività pratica e in quella dell’attività teoretica. Questa divisione ci ha fatto dimenticare che sotto all’una e all’altra vi è uno strato più profondo. Invece il primitivo non lo dimentica. Tutti i suoi pensieri e i suoi sentimenti hanno ancora radice in quel substrato originario. La sua visione della natura non è né teoretica né pratica; essa è una visione “simpatica”. Se non si tiene presente questo punto, l’accesso al mondo mitico ci resterà chiuso. La caratteristica fondamentale del mito non è uno speciale orientamento del pensiero o dell’immaginazione. Il mito scaturisce dall’emozione, per cui un fondo emotivo dà un particolare colore ad ogni sua creazione. Al primitivo non manca affatto la capacità di percepire le differenze empiriche fra le cose, ma nella sua concezione della natura e della vita tutte quelle differenze sono cancellate da un più vivo sentimento, da una insopprimibile solidarietà di vita. Il primitivo non si arroga una posizione unica e privilegiata nell’insieme della natura. La parentela di tutte le forme della vita sembra essere il presupposto generale del pensiero mitico.

Brano da “Saggio sull’uomo”, Ernst Cassirer, 1971

Moravia e Caproni, la calma disperazione

Di |2020-09-18T15:59:42+01:0018 Settembre 2020|5, Sulla scrittura|

Nel 1990, trent’anni fa, morivano due dei nostri migliori scrittori del secolo, il poeta Giorgio Caproni e il romanziere Alberto Moravia. In una sua poesia di 25 anni prima, il “Congedo del viaggiatore cerimonioso” che rimane forse la sua lirica più famosa, Caproni aveva anticipato e metaforizzato questo momento dentro il meraviglioso sproloquio del passeggero di un treno che rivolge ai compagni del vagone – in realtà figure della sua vita o trasfigurazioni in quelle del suo stesso io – mentre si approssima alla stazione di arrivo, dove poi pronuncia il suo saluto: “Ora che più forte sento/ stridere il freno vi lascio/ davvero, amici. Addio. /Di questo son certo: io/ son giunto alla disperazione/calma, senza sgomento. /Scendo, buon proseguimento”. (altro…)

La zona grigia della cronaca nera

Di |2020-09-18T14:34:19+01:0018 Settembre 2020|3, Limite di velocità|

Non è certo una novità che i giornali dedichino ampio e dettagliato spazio alla cronaca nera. Nel 1551 si poteva leggere su un foglio del Wuttenberg, completa di ogni dettaglio morboso, la terribile storia di una donna che aveva assassinato i propri quattro figli e poi si era suicidata. (altro…)

Recensione del film “Le sorelle Macaluso”

Di |2020-09-18T12:38:07+01:0018 Settembre 2020|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

Riprendendo un suo stesso spettacolo teatrale, Emma Dante mette in scena le “tre età della vita” delle sorelle Macaluso e il legame inestirpabile con la loro casa, a partire dall’infanzia. Le cinque, che per qualche ragione non esplicitata (altro…)

La pubertà permanente. Johan Huizinga

Di |2020-09-11T20:04:48+01:0011 Settembre 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

Nelle fasi primitive della civiltà una gran parte della vita sociale si esprimeva in forma di gioco, e cioè in una temporanea limitazione dell’umana condotta secondo norme liberamente riconosciute. Una rappresentazione stilizzata sostituisce di tanto in tanto l’aspirazione all’utile o all’appagamento (…).

Il carattere essenziale che vale per ogni gioco – sia esso culto, rappresentazione, gara o sagra – sta in ciò, che a un determinato istante esso finisce. Gli spettatori vanno a casa, gli attori depongono la maschera, la rappresentazione è finita. Ed ecco rivelarsi a questo punto la menzogna del nostro tempo: il gioco in certi casi non finisce mai, non è dunque un vero gioco. È avvenuta una vasta contaminazione di gioco e di serietà: le due sfere si confondono. Negli spettacoli che vogliono passare per seri c’è, nascosto e insidioso, un elemento di gioco. Il sedicente gioco, data l’eccessiva organizzazione tecnica e l’importanza cui assurge agli occhi di tutti, non può più affermarsi schiettamente come gioco, ha perduto i caratteri indispensabili di rapimento, di naturalezza, di giocondità. (…)

In infiniti uomini colti o incolti l’atteggiamento di gioco di fronte alla vita, che è proprio del fanciullo, diventa permanente. È uno stato d’animo universale che si potrebbe chiamare di permanente pubertà. Esso si distingue per una mancanza di sensibilità rispetto a quello che è conveniente e umano, per una mancanza di dignità personale, di rispetto verso gli altri e le altrui opinioni, per un’eccessiva concentrazione nella propria personalità. L’universale indebolimento del giudizio e della critica crea il suolo propizio a questa condizione. La massa si trova a suo perfetto agio in uno stato di semilibera esaltazione.

Meraviglia e preoccupa che il formarsi di un tale stato d’animo non solo sia preparato dallo scarso bisogno di giudizio personale, dall’azione livellatrice dell’organizzazione a gruppi, la quale fornisce un corredo di opinioni belle e pronte, dalla distrazione varia e superficiale messa continuamente alla nostra portata, ma venga provocato ed alimentato anche dal prodigioso sviluppo della tecnica.

Johan Huizinga, La crisi della civiltà, 1937

Foto tratta da pinkblog

Recensione del film “Non conosci Papicha”

Di |2020-09-11T19:55:34+01:0011 Settembre 2020|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

Tra il 1990 e l’inizio del 2000 l’Algeria fu funestata da una guerra civile fra il governo militare e le milizie islamiche (cui era stata sottratta la vittoria elettorale nel 1992) che lasciò sul terreno 150.000 morti. (altro…)

Covid, confronto con altre malattie, negazionismo, emotività

Di |2020-09-18T14:28:12+01:0011 Settembre 2020|7, Limite di velocità|

Nella storia delle teorie complottistiche, il negazionismo del Covid costituisce in qualche modo un unicum. Non si tratta infatti di (altro…)

Bisogna difendersi da Whatsapp?

Di |2020-09-18T15:46:59+01:0011 Settembre 2020|4, 9, Limite di velocità|

E se Whatsapp fosse un pericolo pubblico? Non esattamente con queste parole, ma con una sostanza non dissimile, quest’estate il Guardian ha pubblicato una lunga riflessione critica sul sistema di messaggeria più diffuso con i suoi due miliardi di utenti, avanzando riserve soprattutto su due punti. (altro…)

Anche gli eroi passano di moda. William Shakespeare (da “Troilo e Cressida”)

Di |2020-09-11T15:17:17+01:0031 Luglio 2020|Open space|

Libri usati

O che si dovrebbero usare. Brevi passi da sottolineare, a volte da percorrere.

(discorso rivolto da Ulisse ad Achille)

 

Signore, il tempo, enorme mostro di ingratitudine

ha una scarsella sulla schiena dove mette le elemosine

per dimenticarle. Quegli scarti sono le buone azioni passate,

che vengono consumate mentre si compiono e dimenticate

appena fatte. È la perseveranza, signor mio,

che mantiene lustro l’onore: avere fatto è rimanersene

appesi lì, fuori moda, come un’armatura arrugginita

in irrisoria monumentalità. Prendete subito la via che si offre

perché la gloria cammina su un sentiero così stretto

che di fronte ci si passa solo per uno. E tenete bene il sentiero,

perché l’emulazione ha mille figli

che si incalzano l’un l’altro. Se date il passaggio,

o sbandate dalla giusta direzione,

si avventano tutti come marea irrompente

e vi lasciano per ultimo;

oppure, come il cavallo generoso caduto in prima fila,

eccovi lì a far da terra battuta alla vile retroguardia,

travolto e calpestato: perché le loro azioni attuali,

quantunque inferiori alle passate vostre, fatalmente le superano;

il tempo infatti è un padrone di casa mondano

che stringe distrattamente la mano all’ospite che se ne va

e accoglie il nuovo arrivato spalancando le braccia

come per spiccare il volo: il benvenuto sorride sempre

e l’addio se ne va sospirando. Oh, la virtù non deve aspettarsi

ricompensa per ciò che era; perché bellezza, intelligenza, nobiltà di nascita,

vigoria fisica, merito conquistato in servizio,

amore, amicizia, carità, tutto è soggetto

all’invidioso e calunnioso tempo.

Nell’indole degli uomini c’è questo di comune:

che tutti impazziscono per gli articoli di nuova fabbricazione,

benché ricavati e imitati dai vecchi prodotti,

e lodano la polvere appena un po’ dorata

più dell’oro impolverato. L’occhio presente

apprezza l’oggetto presente: dunque non ti stupire,

tu uomo grande e completo, se i Greci cominciano

a idoleggiare Aiace; le cose in movimento

attirano l’occhio prima delle immobili.

Un tempo l’urlo era per te, e potrebbe

esserlo ancora, e può esserlo sempre,

se non ti sotterri vivo e non richiudi

la tua fama nella tua tenda, tu, le cui imprese gloriose

ancora di recente su questi campi

hanno suscitato

l’emulazione degli stessi Dei e trascinato il grande Marte

a prendere partito.

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