RECENSIONE LA GRAZIA

Di chi sono i nostri giorni? Quest’interrogativo esistenziale è la dichiarata pista percorsa da Sorrentino in La Grazia: in modo plurimo con riguardo al diritto di eutanasia, alla pena carceraria, alla gabbia anche (altro…)

Di chi sono i nostri giorni? Quest’interrogativo esistenziale è la dichiarata pista percorsa da Sorrentino in La Grazia: in modo plurimo con riguardo al diritto di eutanasia, alla pena carceraria, alla gabbia anche (altro…)

Fra quelle che seguirono la caduta del Muro di Berlino, la rivoluzione rumena fu probabilmente la più singolare. Resa possibile da genuinamente rabbiosi moti di piazza, fu tuttavia confezionata dentro una (altro…)

Pochi tra i grandi registi di estrazione indie resistono ormai alla seduzione di girare un blockbuster d’autore: è toccato ora a Paul Thomas Anderson, che per adattarsi al canone ha limato il suo vastissimo apparato di (altro…)

La storia è semplice e lineare: due giovani nello stato indiano del Tamil Nadu, Kumaresan e Saroya, si innamorano e decidono di sposarsi. Il guaio è che appartengono a due caste differenti: nella città di Tholur, dove si sono conosciuti perché lei vive lì e lui è andato a lavorarci, al limite la questione potrebbe pure essere superata. Ma ottenere nello specifico il consenso dei genitori di Soraya non sarebbe agevole, e comunque Kumaresan vorrebbe ritornare nel suo villaggio natìo. Ma in quel luogo provinciale di campagna riusciranno a mandare giù l’amaro boccone della differenza di casta? (oltre tutto quella della ragazza è inferiore).
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Si è dovuto attendere oltre un anno per la distribuzione in Italia dell’ultimo film di Kore-Eda, presentato a Cannes nel 2023: a mio parere la migliore fra tutte le sontuose pellicole che hanno dato lustro a questa stagione 2023 – 2024. In compenso, il titolo scelto, L’innocenza (come in Francia) è superiore all’originale Monster, perché dà conto sia del tema astratto che dei dettagli concreti.

Come sei pesante! Quest’espressione, normalmente di rimbrotto, suonerebbe alle orecchie di Anselm Kiefer quale pieno riconoscimento della sua incontenibile opera artistica. Pesante spiritualmente, nella sua ambizione cosmologica (altro…)

La parte migliore è fuori dal film: una regista iraniana (l’attrice Zar Amir che ha vinto nel 2022 a Cannes la Palma d’Oro per la migliore interpretazione femminile, con “Holy Spider”) e un regista israeliano (Guy Nattiv, vincitore dell’Oscar 2019 per il miglior cortometraggio) (altro…)

Ha 88 anni ma è in ottima forma e pare a suo agio in quest’epoca. Piacerebbe a chiunque sentirlo dire di sé (altro…)

“Senza offesa, vorrei parlare con il re”. Gli aristocratici tesorieri reali del regno di Danimarca – siamo nel 1755 – a quel punto si sganasciano dalle risate. Hanno davanti un capitano d’esercito congedato dopo venticinque anni di onorato servizio, (altro…)

A un certo punto della mia vita ho dovuto trarre questa dolorosa conclusione rispetto a un profilo dello sfaccettato animo umano: se appena scorge un pertugio di possibilità, la gente ruba le penne. E se avessero incubato questo male nei primi anni della socializzazione, partendo dalle matite? (altro…)

Sicuramente è il film che mancava. Un’opera sull’Olocausto focalizzata esclusivamente (cioè senza quasi inquadrare ebrei) sull’atteggiamento, interiore prima che pratico, dei nazisti verso le vittime. (altro…)

Questo è un romanzo sulla terra. Non la terra in generale, bensì il luogo d’infanzia dell’autore greco Ilias Venezis, (altro…)

Questa è la storia, e forse tuttora la cronaca in diretta per quanto ne possiamo sapere, della più orribile partita di ping pong mai giocata, con esseri umani usati come palline. La rete oltre la quale i contendenti (le nazionali di Polonia e Bielorussia) (altro…)

Non credo ci siano in questo momento storici italiani in grado di competere con Sergio Luzzatto sul Novecento (altro…)

I veri amanti del cinema trovano nei film di Yorgos Lanthimos un autentico gabinetto delle meraviglie: caleidoscopio di costumi, scelte stranianti di angolazione, stranianti passaggi (altro…)

La caratteristica più personale e ricorrente dello stile di Aki Kaurismaki è probabilmente questa: la presenza dominante di inquadrature fisse dentro cui due personaggi stanno stretti in un ambiente spoglio ma con una scelta attentissima di colori e si alternano, poco guardandosi negli occhi, (altro…)

In questo film si vede un bel po’ di monnezza, e per giunta quella che viene recuperata dalle latrine. In questo film non c’è azione. Non c’è sesso. Non corteggiamento. Non pettegolezzi, non denuncia sociale. Non una trama, non esattamente. (altro…)

Woody Allen ha sempre dichiarato questa fissazione, di non avere mai scritto un vero capolavoro, e quando dal suo punto di vista ha provato a concepirlo il primo tassello è stato purgarlo dalla comicità, cassando in questo modo il punto forte delle sue opere. (altro…)

In una coppia fanno tutti e due lo stesso lavoro, ma la donna ha successo e lui è un fallito: non gli rimane che buttarsi di sotto? Il mestiere che hanno in comune è quello di scrittore, e l’ultimo dispetto che il marito ammannisce alla consorte, nella baita di montagna che hanno scelto (specie lui) per l’ispirazione, (altro…)

Paola Cortellesi è una di quelle persone che, grazie all’amabilità, riesce a farsi perdonare la propria bravura (per tanti personaggi fonte non solo di ammirazione, ma pure di invidia e antagonismo) (altro…)