RECENSIONE L’ISOLA DEI RICORDI

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Si possono trovare vecchie opere di ispirazione per questo film, ma tutto sommato il riferimento più sorprendente, a causa del totale sincronismo, è la pellicola irachena La torta del presidente. In entrambi i film lo sfondo è un regime in agonia, spinto al collasso dai bombardamenti; in entrambe il luogo dove si svolge l’azione è ampiamente periferico dentro la nazione e rispetto alla Storia; in entrambi i casi le vicende vengono vista con gli occhi di un bambino (una bambina, nel caso iracheno) che affronta la prova dell’eroe e il suo percorso di formazione interiore mediante un singolarissimo compito, quello di reperire ingredienti alimentari adatti a preparare un dolce o un pane da dolcificare, e che sono ormai introvabili. 

L’isola dei ricordi è Amrum, collocata sulla costa tedesca nel Mare del Nord, e il periodo sono gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale, quando lo sfascio dell’esercito nazista è ormai assodato nonostante rimanga un crimine di tradimento della patria dichiararlo davanti ad altri, persino se si tratta di bambini. Sull’isola arrivano profughi e sfollati, e si rifugia la famiglia di un ufficiale impegnato al fronte. Per tale ragione si trova lì, proveniente da Amburgo, il dodicenne Nanning, presso la casa che risale al capostipite baleniere ed è stata abitata da nove generazioni. La mamma di Nanning è una nazista sfegatata a cui la notizia della morte di Hitler provoca per il trauma la rottura delle acque e la nascita subitanea della quarta figlia. La prostrazione supera largamente il brio del fiocco rosa e la donna, benché rimbrottata continuamente dalla sorella più pragmatica e meno arpia, respinge il cibo: ammette tuttavia che, se arrivasse una fetta di pane imburrata e con il miele, farebbe volentieri uno strappo all’inappetenza. Il buon figliolo la prende alla lettera e marina la scuola pur di profondere ogni tempo ed energia nella titanica impresa: lo avversano la penuria assoluta delle materie prime, l’alta marea, la concorrenza dei morti di fame sbarcati o di quelli simpaticamente casalinghi, qualche cadavere (uno però tornerà utile). Cerca anche di guadagnarsi con onestà moneta corrente (non esattamente quella coniata dalla zecca) e durante l’assistenza a un pescatore apprende di azioni brutte compiute dai suoi genitori, alle quali tuttavia si rifiuta di credere. 

Della guerra e del regime, salvo un’immagine iniziale, come i personaggi del film abbiamo contezza solo dalle notizie radiofoniche, ma la famiglia nostalgica, l’ambiente fremente all’attesa della fine del conflitto e la tensione antisolidaristica dentro la convivenza ne restituiscono esemplarmente l’eco. La progressione psicologica di Nanning è interessante e credibile: ha una sensibilità aperta ma la destabilizzazione della stima verso la madre lo spinge a ricompattarsi con lei e ad assumere comportamenti familiari imitativi, fino a che non gli si rivela l’ipocrisia di un codice etico che vede improvvisamente violato nella prassi. E può così rendere autonoma la sua sensibilità e godersi la consegna di un’inattesa medaglia al valore.  

La genesi del film merita più che un cenno: l’ultimo volto che vedremo nel film è quello di Hark Bohm, figura di spicco del cinema tedesco, possessore dei ricordi che hanno originato l’opera e nelle intenzioni suo autore, salvo che una malattia poi mortale lo ha costretto a condividerlo e delegarlo al regista turco-tedesco Fathi Akin, il quale con onestà (o generosità) ridimensiona il proprio ruolo finale. Più probabile che ognuno abbia conferito il suo apporto, e l’impressione è che Akin (meraviglioso nelle opere giovanili, La sposa turca e Ai confini del paradiso e parecchio scaduto negli ultimi anni) ne abbia tratto profitto rinnovando in senso naturalistico e temperamentale (cioè, con meno cupa inquietudine) il suo uso della camera. L’isola della nostalgia offre una fotografia luminosa e strepitose sequenze di animali selvatici. Al termine la storia sembra un po’ penare ad assestarsi su una scena finale, ma tutto sommato la distribuzione del pathos conclusivo alleggerisce l’umana debolezza di catturare la commozione con modelli d’azione, efficaci sì, ma un po’ troppo semplici ed esemplari.

L’isola dei ricordi

Tre soli  

Di |2026-03-20T16:49:38+01:0020 Marzo 2026|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

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