Pipp food/12. Se Casa P. fosse un ristorante

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Ogni settimana le recensioni di Michele Raviolino sulle trattorie

Non è mai un buon modo di cominciare la giornata essere svegliati da una scampanellata alle undici e un quarto. Ma io ci credo al proverbio indiano che ogni disgrazia può diventare una fortuna: e infatti era un agente dei servizi segreti che aveva sbagliato piano (sia d’azione che del fabbricato).  Gli ho spiegato che il suo collega affitta sopra, e lui mi ha ricambiato la cortesia con una soffiata su una tavolaccia sapida, ruspante e nazionale, giusto quello che ci voleva dopo l’esubero di raviolate cinesi dell’estate (beccato con la famiglia un conveniente last minute per il Guizou) . Giusto per controllare che sia aperto cerco la pagina social di questo “Casa P.” ma si vede che c’è qualche problema sulla rete perché compare la videata spiacenti, questa pagina è stata rimossa. Decido di tentare e mi dice bene. Cioè, a una prima occhiata non benissimo perché il locale parrebbe pieno. “Si può mangiare al bancone?” domando a quello che individuo come il ras del luogo . “’Ndo’ voi magnà? Sul barcone?” replica squadrandomi  minaccioso. Ma nonostante questo avvio burbero si mostra davvero cortese e fa sloggiare un moretto che è seduto tra gli avventori: “Aò, arzate, prima gli italiani”. Sfilo il menu al malcapitato e leggo con soddisfazione. Battuta al coltello e senza coltello, spranghetti aglio, e peperoncino, fascio littorio di lattuga, nero di seppia, uovo in camicia nera, trofie al pestaggio, ali di razza, pasta Balilla, manganelli (fatti in casa ) alla romana con carcio e pepe, meloni. Manco il tempo di farmi venire l’acquolina in bocca, però, che un cameratiere mi strappa la lista di mano e mi poggia ruvidamente un piatto fumante davanti. “Tiè, so le penne all’arrabbiatissima”. “Ma io non le ho ordinate” protesto timidamente. “Nun l’hai ordinate ma te le magni lo stesso”. E poi rivolgendosi ancora più alterato e paonazzo al popolo degli avventori: “Ma questo è er ristorante mio e non posso dà da magnà quello che me pare…ma che cazzo de democrazia è?”. Capisco che non è il caso di contraddirlo, e timidamente azzardo: “A seguire, se possibile, non mi dispiacerebbe una fritturina di alici”. “Niente pesce. L’avemo chiusi li porti. Tiè beccate ‘sta bruschetta” e mi molla uno scoppolone sulla nuca da urlo. ”. Mi indica lo schermo del televisore sul quale da ore campeggia un signore molto distinto che mi pare di avere già visto da qualche parte, probabilmente si tratta di uno chef. “Ce volemo fà der male perciò o’ lassamo acceso, ce stamo a fa n’fegato così, noi e quer coglione de Milano che ha fatto tutto lui …ecco che te faccio cucinà pe’ secondo, dopo l’arrabbiatissima, n’bel fegato alla palazzoveneziana”. Non capisco bene con chi ce l’abbia ma la franca ruvidezza di un oste mi mette sempre allegro. Lo sento che mugugna: “N’ piazza, mò annamo n’piazza”. “Ah, mettete il dehor?” gli dico interessato, perché il cibo non è malvagio ma l’aria obiettivamente è un po’ viziata. “Ma che me stai a piglià per culo?” e sarebbe pronto a tirarmi una mattarellata (il presidente non c’entra) se non venisse distratto da una signora che si affaccia dalla cucina. “E carmate. Pure r’profilo social c’hanno chiuso perché spargiamo l’o…”. “Olio” la zittisce l’oste “Spargiamo l’olio. E che dovemo fa’? Gliej dobbiamo portà sconditi i piatti a ‘sti burini? Moo’ venisse a dì in faccia Zuppenberghe come vole che famo senza l’olio”. Da bere, a proposito, mi servono un Ricino del 2014. “Aò, e mo guarda che scrivi su Trippa Vasor, che te venemo a pijà a casa” avverte simpaticamente l’oste. “Artri boni” gli fa eco il compare “Ma te pare, solo perché nun c’ha l’esofago, oltre che je scriveva tutti i giorni che qua aveva magnato bene, a mi’ zio non gl’hanno pubblicato niente…ma che è democrazia questa? Manco su Trippa Vasor se po’ votà!”. Sorrido della loro ingenuità. Ma quale Trip Advisor. Penso bene di qualificarmi. “Signori, ho il piacere di dirvi che sono un giornalista e…” “Che cazzo sei? N’ giornalista? Ma li mortacci…”. Un cronista non deve lasciarsi deviare dai dissapori occasionali. Se il cibo non fosse stato genuino come avrebbe tenuto così bene lo stomaco dopo il fracco di botte che mi hanno anche sulla pancia? Se devo dire, dopo un paio di giorni il dolore più tosto da smaltire è al braccio, non è mica una robetta se non sei allenato tenerlo alzato e teso per tutto il pasto.

Di | 13 Settembre 2019|6, Fuori strada|

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