La tecnologia digitale allarga a dismisura quel che una persona può fare ma ancor di più quel che lo stato in cui risiede gli può impedire. Nel mondo fisico, se non lo rinchiude in un carcere, c’è un limite (fisico, appunto) al modo in cui lo stato può agire repressivamente in modo efficace sul cittadino, e ancor più agire sull’intera popolazione. Si possono bloccare le strade, ma è impossibile chiuderle tutte. E nemmeno impedire che dei resistenti si passino informazioni. Però, quella speciale strada digitale che è Internet è possibile paralizzarla. Basta premere un pulsante (tecnicamente è più complesso ma ci si passi la metafora), e la connessione scompare. Si chiama kill switch, e la lista di paesi che vi ricorrono quando vogliono isolare i cittadini si allunga ogni giorno di più: l’anno scorso 34. Quando si scopre che funziona è difficile rinunziare alla sua seduzione. Nel 2021 l’India, che con una tenacia ormai ascrivibile alla fantasia continuiamo a definire la più grande democrazia del mondo, vi è ricorsa 106 volte, delle quali 85 nel Kashmir, of course.

Il kill switch non nasce con scopo offensivo ma difensivo. Isolare la rete, infatti, consente di stroncare un attacco di hackeraggio. Il primo a introdurne la possibilità legale non è stato un dittatore orientale, bensì Barack Obama, nel 2008, e la norma venne contestata e contrastata, proprio immaginando la sua facile deriva autoritaria. Nel 2020, per gestire comodamente il suo colpo di stato, la giunta militare del Myanmar ha mandato i soldati ai provider Internet per costringerli a interrompere le connessioni. Altrettanto ha fatto il Sudan, mentre in Etiopia, Kazakhistan, Camerun, Giordania, Colombia l’interruzione è servita a domare e oscurare la mobilitazione civile in una fase di repressione, e in Zimbabwe nel 2019 per sfumare le proteste a seguito dell’aumento dei prezzi del carburante. Il governo del Myanmar tuttavia ha guadagnato, sin qui, un posto nel guiness dei primati, chiudendo Internet ogni notte per tre mesi, nelle ore in cui prelevava gli attivisti nelle loro case, e poi per 73 giorni di fila. La Cina, dal canto suo, dopo le rivolte del 2009, chiuse per un anno il servizio nella regione autonoma di Urumqi.

Qualche stato se ne serve anche per scopi, non dico più ameni, ma con un astratto fondo di ragionevolezza: in Algeria, ad esempio, per impedire che gli studenti copino agli esami di maturità. Una simile varietà di fruizione, tuttavia, ricorda come staccare la rete non significa solo tagliare fuori gli oppositori ma pure, come effetto secondario, rendere inutilizzabili le app domestiche, bruciare le transazioni finanziarie (non solo quelle di alto livello, anche chi vive modestamente di e-commerce si trova colme se gli avessero calato la serranda) e far mancare la corrente elettrica negli ospedali.

Se è giusto e doveroso combattere una battaglia politica riguardante le grandi piattaforme gestite dalle multinazionali – il cui contenuto può andare dal minimo della legge antitrust e dell’adozione di regole pubbliche per il loro funzionamento al massimo della loro socializzazione – questo fenomeno ci mostra quanto devastante può risultare il controllo in capo agli stati della rete (o la sostanziale gestione, come si avvia ad essere quella cinese); ed evidenzia come il territorio dell’infosfera, con la sua peculiarità di far dipendere il buon funzionamento della realtà fisica esclusivamente dal corretto andamento della rete, sia una trappola nella quale ci stiamo infilando con scarsa consapevolezza. In questo senso, la libertà dello spazio digitale (non la libertà di servirsi in qualsiasi modo dello spazio digitale) reclama dignità costituzionale dentro le democrazie.

Una soluzione all’abuso del kill switch potrebbe essere (lo dico in termini non ingegneristici, rimandando alle figure competenti per l’invenzione di un metodo applicativo) l’adozione di una doppia chiave per lo spegnimento della rete: oltre al ricattabile provider nazionale sarebbe necessario che un ente indipendente e collocato all’estero debba partecipare all’operazione, o perlomeno al suo prolungamento oltre un certo termine (dato che rimane in piedi l’ipotesi dello spegnimento d’urgenza per un attacco hacker); oppure che lo stesso ente sia in grado di attivare infrastrutture per una rete alternativa. Quest’ultima possibilità è già esistente, ed è stata realizzata a favore dell’Ucraina, ma è stato necessario che decidesse di farlo Elon Musk. Ecco, un mondo più giusto non è solo quello in cui Musk ha una ricchezza superiore al PIL di mezza Africa, ma anche dove le risorse tecnologiche pari alle sue sono distribuite in modo da garantire i cittadini del mondo e offrire una protezione alla democrazia, senza essere costretti a contare sulla sua benevolenza.

Immagine in home: Tomás-Saraceno_Webs-Of-At-tentsion_©-Ela-Bialkowska-OKNO-Studio_1.6

Anche se prevale un tono leggero e una gradevole vena di humor, la documentazione è solida, gli esempi fitti e illuminanti

Corrado Augias, Il Venerdì

Un trattato, mica bruscolini. Il trattato, infatti, tipo quelli di Spinoza o di Wittgenstein, è un’opera di carattere filosofico, scientifico, letterario (...) E così è. Nel suo trattato Bassetti espone il come e perché dell’offesa.

Francesca Rigotti, Il Sole 24 ore

 

C’è un passo in cui di Bassetti dice che questo è un tema sorprendentemente poco esplorato...Non lo è più da quando c’è questo libro

La conclusione del conduttore di Fahrenheit – Tommaso Giartosio

 

Queste sono le tre ragioni per cui ci si offende:

  1. Hai detto male di me

  2. Hai violato un confine

  3. Non ti sei accorto di me come, e quanto, avresti dovuto

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Dalla democrazia di Atene a quella del web, un atto di accusa verso un regime politico che non riesce più a risollevarsi e mantenere le sue promesse. Una revisione radicale dei concetti di libertà, eguaglianza e giustizia, contro ogni ipocrisia, per salvare l’ideale della democrazia mediante una serie di soluzioni rivoluzionarie senza passare per la rivoluzione. Un tentativo di riconciliare i cittadini e gli stati (entrambi oggi assai lacunosi) nel segno di una nuova democrazia partecipativa responsabile.

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Intervista audio

Di |2022-09-16T14:42:55+01:0016 Settembre 2022|4, Limite di velocità|

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