Cari giornalisti italiani,

ho vinto. I fatti hanno confermato le mie parole. Sono i media che inventano le bufale. Mi è riuscito un giochetto di quelli che piacevano agli artisti situazionisti.  Come se avessi detto: adesso tirate fuori una bufala. E voi, parapom, ci siete cascati, avete ubbidito.

Ma come, obietterete? Sei tu che te ne sei uscito con le giurie popolari. Noi non abbiamo fatto altro che riportare la notizia.

Guardiamoci negli occhi. Le giurie popolari in sé non sono affatto una ridicolaggine (si usano anche per condannare all’ergastolo). Ma buttata lì così…senza un minimo di contesto, di costruzione, chi potrebbe credere a una belinata del genere e trattarla come se avessi presentato un disegno di legge? Avreste ben potuto ficcarla in un trafiletto in nona pagina o liquidarla in venti secondi dopo venti minuti di tiggì notte. E invece: querele, come Pol Pot, doppi editoriali, dibattiti…siete voi che l’avete costruita la notiziona, mica io. Il fatto materiale (la dichiarazione) diventa una notizia di un tipo o di un altro a seconda di come lo inquadra il media che lo racconta. Sono tornato con stupore a leggere: bisogna separare i fatti dalle opinioni. Umberto Eco non scriveva forse sui vostri giornali? Vi siete scordati cosa insegnava? Non esistono i fatti separati dalle opinioni. Sui media (i giornali, la tv, oggi il web) quel che conta sono le notizie. E una notizia consiste nel fatto più la sua interpretazione. Della notizia non fa parte solo il dato nudo e crudo. La notizia sta anche nel titolo, nella foto che l’accompagna, nel linguaggio usato, nella posizione scelta, nel rapporto con le altre notizie.

Vogliamo far girare la bufala che le notizie-bufala sono nate con il web? Le notizie dei vecchi media (che continuano a essere anche la principale ispirazione del web) purtroppo sono spesso un po’ bufale perché il media le confeziona per il suo pubblico, per accontentarlo nelle sue aspettative e continuare a vendergli il giornale. Fanno lo stesso i movimenti o i partiti politici? Vero. Ovvio che il mio pubblico gongoli nel sentirmi dire che le panzane le sparano i giornalisti e non i blog. Ma non è altrettanto ovvio che prenderne spunto per scrivere o dire “qui c’è un pericolo fascista” e “i giornalisti, quelli sì che verificano e separano i fatti dalle opinioni” è precisamente quello che serve a voi per mandare in brodo di giuggiole il vostro pubblico?

 

Parliamoci chiaro, non è precisamente il deficit di verità il veleno dei media e della politica. Certo, ci sono anche casi come Obama è nato in Kenya, ero lì mentre la levatrice tirava fuori quel maledetto nero. Però la maggioranza delle bubbole che influenzano il pubblico sono altre: il politico che promette ciò che, in caso di elezione, non potrà mantenere; il giornalista che attribuisce al politico intenzioni che costui non ha; l’esperto che formula previsioni che il futuro sconfesserà. Le bufale più insidiose, insomma, non riguardano quello che è accaduto ma quel che potrebbe accadere. Certo che è impossibile reprimerle con le giurie, e anche con i tribunali. Si dovrebbero reprimere con la condanna da parte dell’opinione pubblica, ma sono precisamente le falde di quell’opinione pubblica che le bufale sul futuro avvelenano e disseccano. Sappiamo bene del resto, io come voi, che una “emergenza” o un “allarme” (sugli immigrati, sul terrorismo, sulla situazione economica) non sono mai un fatto bensì l’opinione che si stende su un insieme di fatti e li colora aspirando a coinvolgere un pubblico. E’ per questo che ci piace usarle, simili espressioni.

 

Ma quando un personaggio politico si sente più vicino a una responsabilità di governo (sua o della forza che dirige) ha l’obbligo di osservare la realtà con un occhio più profondo. E’ con questo sguardo nuovo che mi sono reso conto di quanto fosse insensato abbinare l’informazione di garanzia alle dimissioni da una carica istituzionale. Ed è con questo sguardo nuovo che ho deciso adesso di alzare il livello del confronto, invece che del volume, invitando anche voi a riflessioni meno scontate. Vediamo se anche a commento di questa lettera mi mettete a fianco la solita foto con la faccia incazzata.

bg

post scriptum: chi non conosce il significato della parola “apocrifa” si sarà forse precipitato a linkare, postare, messaggiare la lettera come se davvero l’avessi scritta io o come se qualcuno, per danneggiare o migliorare la mia immagine (già: sarà questo un articolo pro o contro Grillo?) avesse prodotto l’ennesima bufala sul web. Di bufala, a quel punto, si tratterà, eppure egli avrà agito in perfetta buona fede, e senza che altri abbiano tramato usando la sua buona fede. Vero che il post-vero è un problema più complesso di quel che appare?

Di |2020-09-11T15:16:58+01:0010 Gennaio 2017|Il futuro della democrazia|

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