L’effetto onda, ovvero le sinergie negative

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Cosa hanno in comune la cancel culture, la diseguaglianza contemporanea e il sistema dei crediti sociali cinesi? Quello che potremmo definire, a seconda del gusto, effetto onda, oppure effetto invasione di campo oppure funzionamento di sinergie negative oppure sistema di iperpunizione e di iperpremio. In sostanza, l’idea sbagliata, feroce e cinica che alcuni effetti (tendenzialmente negativi ma anche positivi) di un comportamento non producano una conseguenza solo nel campo che sarebbe appropriato ma debordino e possano influenzare l’esistenza tutta.

La cancel culture è forse il profilo più estremistico della parte meno nobile del politicamente corretto (in diversi articoli sul Wrog, e nel mio libro Offendersi, ho evidenziato che ne esiste anche una parte nobile). Una persona, accusata di una grave condotta discriminante, specialmente nel campo del genere o dell’etnia, viene additata al pubblico ludibrio, esortando a boicottarla. L’invito a boicottare qualcuno, di suo, sarebbe una libera forma di espressione. Ma le pressioni si spingono sino a chiedere il licenziamento del soggetto o l’estromissione generalizzata dal campo pubblico. Le principali crepe della cancel culture sono la tendenza a imbastire processi sommari (cioè, senza prove, e al limite con elementi indiziari contrari) e l’impossibilità del perdono indipendentemente dal tempo trascorso, che spesso si conta in vari decenni.

C’è però un altro difetto, e cioè la volontà di provocare dannosi effetti a catena nell’esistenza del reo, o presunto tale. Se ad esempio un professore universitario ha abusato della sua funzione per circuire le studentesse, è giusto che venga radiato dal ruolo e che sia condannato penalmente, se ce ne sono gli estremi. Ma è ingiusto protestare contro le case editrici che ne pubblicano i libri. È possibile (ma non ancora accertato giudizialmente) che Roman Polanski sia un individuo abietto e uno stupratore. Sarebbe bello che venisse messo al bando da tutte le donne e si potrebbe negare il suo diritto di fare film se avesse stuprato delle ragazze durante le prove. Ma in assenza di ciò non si può contestare che venga premiato a un festival cinematografico. Tra i casi più recenti mi ha incuriosito quello del giornalista Enrico Varriale, con il quale la Rai ha “concordato” la sospensione dallo schermo, fino a chiarimento delle accuse di pesante stalking rivoltegli dalla ex compagna. Varriale è un personaggio pubblico ma non ha pretese edificanti: pare a me una persona di mediocre cultura e intelligenza, inspiegabilmente asceso a un ruolo dirigenziale nelle reti Rai, la cui specialità è propinare al pubblico la chiacchiera calcistica nella sua versione più triviale e approssimativa. Ma cosa c’entra l’esercizio questo mestiere con essere (forse, per giunta) uno stalker? Se fosse un camionista, dovrebbe essere licenziato? Alcuni risponderebbero: sì, anche se fosse un camionista.

Il sistema dei crediti sociali cinese è una sorta di ranking, nel quale un cattivo comportamento, nella famiglia o come cittadino, preclude l’accesso a delle opportunità (tipo comprare un biglietto d’aereo o iscrivere il figlio a una scuola di prestigio). Il concetto di ranking chiarisce che la punizione non viene esattamente inflitta per quello che si è fatto, ma per quello che si è (un punteggio descrive il soggetto nel suo complesso): quella forma di aberrazione che il diritto penale moderno, in teoria, ha cercato di eliminare.

Inoltre, siccome l’effetto onda funziona anche in positivo (determinate condotte ritenute virtuose, con il miglioramento del punteggio assicurano alcuni privilegi, per esempio credito agevolato), il sistema cinese rammenta che vi è un legame perverso tra la valutazione meritocratica delle sinergie e l’eguaglianza. Il filosofo Michael Walzer ha proposto di ancorare il problema dell’eguaglianza al concetto di dominanza: una società funziona bene non solo (e non tanto) quando viene equamente distribuito un certo bene, ma quando la distribuzione del bene X avviene a favore di uomini e donne per il fatto che possiedono il bene Y. Per dire, il possesso di denaro non dovrebbe influenzare il possesso di potere. Possiamo ragionare sulla dominanza anche all’inverso: la carenza del bene Y non deve incidere sulla carenza del bene X; ed estendere il principio, nel senso che la responsabilità per avere commesso il fatto X non deve, se non eccezionalmente, svantaggiare il soggetto anche nelle situazioni Y, che con X non hanno niente a che fare. È vero che il sistema punitivo per eccellenza, quello penale, prevede delle pene accessorie (come l’interdizione dai pubblici uffici o la perdita dell’elettorato attivo e passivo), ma si tratta di sanzioni previste e regolamentate, tendenzialmente ricollegate a reati e ragioni specifiche e sempre più rimesse in concreto alla discrezionalità del giudice (oltre al fatto che si tratta, appunto, del massimo sistema punitivo).

L’effetto onda non riguarda soltanto i casi estremi che ho indicato: sta diventando un modo abbastanza comune di ragionare (un po’ alla maniera in cui certi si scandalizzavano perché i detenuti “hanno pure la televisione in cella!”). Le dinamiche del web hanno il loro peso, congiungendosi, presso l’audience, nell’iperbole della punizione esemplare – una delle maggiori ricorrenze discorsive – e nella sensazione inebriante di poter contribuire, nel proprio piccolo, a determinarla.

Nel caso della piccola criminalità o del teppismo, vi è in alcuni paesi (la Russia e la Colombia, ad esempio) una stretta correlazione tra l’ascesa di bande di “vigilantes” e la diretta social della punizione o della gogna (qualche volta del linciaggio) dei colpevoli. L’aspetto più preoccupante che unisce fenomeni diversi, quali l’effetto onda e i vigilantes, è la crescente difficoltà a riconoscersi in un’idea comune di giustizia, oltre che a separare il diritto dalla morale.

O forse, ancora più preoccupante è la torsione che subisce il concetto di responsabilità, un cardine della convivenza sociale. Non bisogna confondere la pretesa che le persone rispondano (anche severamente) delle conseguenze (entro certi limiti pure indirette) delle proprie azioni con la pretesa che rispondano secondo canoni dettati dai malesseri individuali, dai dirigismi autoritari o dalle frustrazioni sociali.

Anche se prevale un tono leggero e una gradevole vena di humor, la documentazione è solida, gli esempi fitti e illuminanti

Corrado Augias, Il Venerdì

Un trattato, mica bruscolini. Il trattato, infatti, tipo quelli di Spinoza o di Wittgenstein, è un’opera di carattere filosofico, scientifico, letterario (...) E così è. Nel suo trattato Bassetti espone il come e perché dell’offesa.

Francesca Rigotti, Il Sole 24 ore

 

C’è un passo in cui di Bassetti dice che questo è un tema sorprendentemente poco esplorato...Non lo è più da quando c’è questo libro

La conclusione del conduttore di Fahrenheit – Tommaso Giartosio

 

Queste sono le tre ragioni per cui ci si offende:

  1. Hai detto male di me

  2. Hai violato un confine

  3. Non ti sei accorto di me come, e quanto, avresti dovuto

Di |2022-01-27T21:33:28+01:0030 Dicembre 2021|11, Limite di velocità|

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