Recensione del film “Notizie dal mondo”

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I problemi li conosciamo tutti: ignoranza, inadeguatezza dell’informazione, violenza, odio etnico, un paese diviso, difficoltà di risalire alle radici. È l’America di oggi? In questo caso è l’America del 1870, appena uscita dalla Guerra Civile. Sempre la stessa storia, come accade a chi dimentica la Storia. E lo scopo edificante di questa narrazione è suggerire il ricongiungimento delle epoche e dei loro fardelli giocando con la metafora, ma lasciando poi che essa si esprima attraverso la schiettezza del racconto di frontiera.

Con raro tempismo, escono nello stesso momento il film Notizie dal mondo su Netflix e la traduzione italiana dell’omonimo romanzo da cui è tratto, scritto dalla poetessa e giornalista Paulette Jiles. La funzione affidata al protagonista è una gran bella trovata: si tratta di un ex capitano dell’esercito sudista – che lo aveva strappato al suo lavoro di tipografo – che ora valorizza il giuramento di fedeltà all’Unione, e al tempo stesso si guadagna da vivere, leggendo i giornali del nord nelle città sconfitte. Più che una fedele lettura è una semi-recitazione (oggi diremmo un reading) che si acconcia agli umori degli spettatori, cercando di non ferirli ma al tempo stesso di accompagnarli verso una visione più autocritica delle loro responsabilità e più larga e inclusiva verso la nazione. Ma a Wichita Falls per il capitano Kidd c’è una news personale che stravolge l’impaginazione della vita, una bambina di dieci anni i cui genitori tedeschi furono sterminati dagli indiani Kiowa, e che dopo essersi assimilata a loro ha perduto violentemente anche i secondi genitori, della quale nessuno si vuole occupare.

Nell’adattamento cinematografico il racconto sbilancia di molto l’equilibrio tra questi due tronconi di trama a favore del secondo e semplifica – nel senso deteriore dell’espressione – la sceneggiatura; ma acquista la potente dimensione visiva, connaturata all’epopea western, oltre alla preziosa recitazione di Tom Hanks, neofita del genere, e della talentuosissima Helena Zengel, la cui prova ha già meritato la candidatura ai Golden Globe. E, ancora più che nel libro, il rapporto tra i due assume un profilo di mutuo soccorso interiore. Kidd, uomo di assoluta integrità morale – una parte a pennello su Hanks – si accolla il compito di condurre la bambina dai suoi zii tedeschi (poi si vedrà se era una buona idea), e la distanza da colmare per raggiungere il loro insediamento è inselvatichita assai più della ragazzina – che pure lo è la sua parte – e irta di insidie disseminate di miserabili, di sconfitti, di macerie umane della guerra. Kidd non è un uomo d’azione, o almeno ha smesso di esserlo, ma dalla sua ha l’intelligenza e la cultura, e se poi proprio deve difendere la pelle sua e della ragazza qualcosa si riesce a inventare; è un uomo già proiettato oltre la sua epoca ma al tempo stesso appesantito mentalmente e fisicamente dall’età e dalla consapevolezza dell’età; è propenso a una condizione meditativa e però ancora desideroso di riscatto morale e redenzione, e la cura per Johanna – il suo  vecchio nome tedesco che all’inizio lei respinge – si impone come irruzione di un Altro più incarnato delle torme di zotici ruminanti rancore che cerca, spesso con successo, di appassionare al fatto che al di là della loro fattoria ci sia un mondo, e  che per giunta questo mondo ha già fatto irruzione nelle loro vite anche se loro non se ne accorgono, un po’ perché fanno finta di non vederlo e un po’ perché il cambiamento si insinua sottile.

Come non volesse disturbare l’essenza della sua storia, il regista Paul Greengrass riduce al minimo gli orpelli e salta gli ultimi quarant’anni di western risalendo anche lui alle radici, pressappoco a John Ford (c’è pure una citazione visiva di Sentieri selvaggi). Un western classico dunque, con l’eccesso di prevedibilità che ne discende, e per non sbagliarsi anche un po’ più di quella; così ogni teorico colpo di scena è telefonato, sai sempre prima chi sparerà a chi, ma nonostante questo la capacità di generare tensione rimane alta. La fotografia, stranamente per il genere, offre la parte più creativa negli interni, e per il resto si limita ad andare a traino del paesaggio, mentre la camera ristagna un po’ troppo sugli stessi campi e inquadrature. Ma in definitiva quel che rimane del film sono la tenerezza pudica del rapporto tra Kidd e Johanna e quel po’ di rassicurante ottimismo sulla questione che a un certo punto le crisi si superano e si volta pagina.

Notizie dal mondo

Paul Greengrass

Votazione finale

I giudizi

soli_4
Perfetto


Alla grande


Merita


Niente male


Né infamia né lode


Anche no


Da dimenticare


Terrificante

ombrelli_4
Si salvi chi può

Di |2021-02-19T15:27:04+01:0019 Febbraio 2021|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

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