Recensione di “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”

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Ci sono sciagurate operazioni cinematografiche della quali la prima cosa che viene da chiedersi è: perché? Ce ne sono altre che il perché lo portano cucito nell’anima, e ti domandi anzi come mai sia accaduto tanto tardi. In questa seconda tipologia certo rientra una trasposizione cinematografica di Dino Buzzati operata da Lorenzo Mattotti. Infatti il grande disegnatore e fumettista è uno che ama concedersi sfizi ed esplorare, e dentro il grande schermo ha compiuto un percorso di avvicinamento alla regia. E giunto all’esordio sceglie, con coraggio anche, di cimentarsi con uno scrittore grandissimo da sempre considerato ostico per il cinema, ed in particolare con la sua fiaba-apologo La famosa invasione degli orsi in Sicilia, che Buzzati pubblicò a puntate sul Corriere della Sera nel 1945, oltre tutto accompagnata dai suoi disegni.

 

Si tratta di un’operazione culturalmente assai nobile, della quale spiace – nel momento in cui dal perché si deve passare al come – dire, sia pure parzialmente male; e quindi si comincia a prenderla larga, partendo però da quel che è ovvio, e cioè la bellezza dell’arte illustrativa di Mattotti, che cerca di attenersi anche a una fedeltà filologica dei disegni di Buzzati: nell’impianto (con una prevalenza dello sfondo sui personaggi) nel tratto geometrico, nella parte essenziale delle sequenze. Di più ci mette il suo colore e un allargamento quasi pittorico, che spinge verso Cezanne per gli orsi e le montagne, verso Giacometti per qualcuno degli umani e nettamente, in modo quasi citazionistico, verso De Chirico negli ambienti della città. L’animazione però implica un passaggio dall’effetto statico a quello dinamico cui, forse programmaticamente, Mattotti rinuncia, e l’iniziale meraviglia di rimembranza infantile alla lunga appesantisce lo sguardo. Si rivela cioè un intrattenimento visivo inadeguato per un ora e ventidue minuti. Per tacere del fatto che, con una simile scelta, abbandona ogni embrione di caratterizzazione psicologica dei personaggi a supporto della narrazione.

 

Si potrebbe capire (più o meno) se l’epica della narrazione, della quale l’obiettivo è riprodurre il fascino dell’oralità favolistica, avesse una grande forza di suo. La storia riguarda la discesa del popolo degli orsi che dalle caverne marcia alla volta di Palermo cercando compassionevole assistenza alimentare e soprattutto mira a ritrovare Tonio, il figlio del re Leonzio, scomparso anni prima. Il cattivissimo principe li fa accogliere dalle cannonate dell’esercito al quale i placidi ma dignitosi orsi replicano con una poderosa valangata di macro-palle di neve. Le sorti della contesa finiscono per dipendere dal mago di corte, propenso – per così dire – a governare sia con la Lega che con il Pd, e che quindi mette a fasi alterne la sua bacchetta al servizio dell’una o dell’altra delle parti. Il prevalere degli orsi, e il loro mischiarsi con gli umani, pare preludere a un new deal, grazie a quella che l’ora condiviso re Leonzio rivendica come la nobile onestà degli orsi. Ma la compagnia degli umani tutto corrompe, e una quota di orsi, capeggiata dal luogotenente di Leonzio, scopre il gusto del furto, dell’intrigo e del gioco d’azzardo. Non resta che dichiarare fallito l’esperimento di contaminazione, non senza lasciare vittime illustri sul campo, invaso nel finale da un terribile serpentone del mare.

 

Per un eccesso di fedeltà al libro, pur sempre scritto come favola illustrata e con allegorie politiche provenienti da epoche lontane e piuttosto logore, la narrazione viene lasciata intatta nella forma e procede per blocchi, senza mai prendersi il tempo per accendere il pathos sui singoli eventi. Chi (come il sottoscritto) si provvede normalmente di tre pacchetti di Kleenex per affrontare al cinema un cartone resterà deluso: è difficile immaginare qualcosa di tanto algido, ciò che per una favola in video è una sconfitta sensazionale. Le voci prestate ai cartoni (Servillo, Albanese, Camilleri, Guzzanti) sono palle di cannone – o di neve – sparate per lo più a salve, inutile concessione di marketing a un tentativo generosamente – e noiosamente – affondato nella sua volontà di purezza.

 

La famosa invasione degli orsi in Sicilia

Lorenzo Mattotti

Votazione finale

I giudizi

soli_4
Perfetto


Alla grande


Merita


Niente male


Né infamia né lode


Anche no


Da dimenticare


Terrificante

ombrelli_4
Si salvi chi può

Di |2020-09-11T15:17:27+01:0022 Novembre 2019|Il Nuovo Giudizio Universale|

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