Che razza di libro! di Jason Mott

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Il protagonista di Che razza di libro! è uno scrittore che gira gli Stati Uniti per presentare il suo libro che si intitola Che razza di libro! , un libro che sta avendo un certo successo – anche se gli editori, si sa come sono fatti, tengono l’autore sulla corda – e suscita nei giornalisti e nei lettori da un lato la smania di sapere perché lo ha scritto e di cosa parla e dall’altro di essere loro a dirglielo. A dire il vero, l’autore (di cui mai ci verrò detto come si chiama) non è certo di saperlo, né perché lo ha scritto né soprattutto di cosa parla. Tuttora, infatti, egli è soprattutto ossessionato dalla dissimmetria tra uno scrittore bianco, che scrive di quello che gli pare, e uno scrittore di colore, sul quale grava la pressione di rappresentare la questione razziale. Mentre lascia il suo protagonista in un simile dubbio amletico, Jason Mott la sua scelta l’ha fatta, e il Che razza di libro! che abbiamo in mano noi parla proprio di quello, e si collega all’attualità (un’eterna attualità) degli omicidi commessi dalle pattuglie di poliziotti che fermani i neri, ma lo fa in un modo straniante, con quello che definirei un realismo dissolvente, visionario, ironico che compone un campo d’azione continuamente alterato nello spazio e nel tempo. La storia alterna le vicende dello scrittore e quelle di Nerofumo, un bambino color notte che i genitori cercano, a sua tutela, di rendere invisibile. E che probabilmente è lo stesso Ragazzino che compare a fianco dello scrittore, quale perpetua allucinazione o messaggero o simbolo del destino collettivo o alter ego dell’autore, rimarrà difficile, e forse inutile, per il lettore un verdetto definitivo, e anche attribuire esattamente una certa paternità (nel senso, riguardo a un dato episodio: ma di chi era il padre? Ma come è morto, davvero?). Ci sarebbe il rischio che il registro raffreddi il taglio emotivo della questione ma Mott regge molto bene la scommessa, e riesce ad andare oltre la cronaca e a spendere parole semplici ma intense e dirette sul senso profondo di paura (prima della rassegnazione, prima della ribellione) che attanaglia i bersagli del problema razziale americano. Un’opera eccellente, premiata dal National Book Award.

Jason Mott

Che razza di libro!

Traduzione di Valentina Daniele

NNE

Anche se prevale un tono leggero e una gradevole vena di humor, la documentazione è solida, gli esempi fitti e illuminanti

Corrado Augias, Il Venerdì

Un trattato, mica bruscolini. Il trattato, infatti, tipo quelli di Spinoza o di Wittgenstein, è un’opera di carattere filosofico, scientifico, letterario (...) E così è. Nel suo trattato Bassetti espone il come e perché dell’offesa.

Francesca Rigotti, Il Sole 24 ore

 

C’è un passo in cui di Bassetti dice che questo è un tema sorprendentemente poco esplorato...Non lo è più da quando c’è questo libro

La conclusione del conduttore di Fahrenheit – Tommaso Giartosio

 

Queste sono le tre ragioni per cui ci si offende:

  1. Hai detto male di me

  2. Hai violato un confine

  3. Non ti sei accorto di me come, e quanto, avresti dovuto

Di |2022-06-10T13:25:24+01:0010 Giugno 2022|Libri consigliati|

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