Quichotte di Salman Rushdie

>Quichotte di Salman Rushdie

Se ci fosse una morale da riassumere (verbo che fa a pugni con l’anima scientificamente casinista e allegramente plurale del libro) si potrebbe dire che esistono due modi di abbandonarsi alla finzione. Uno è quello passivo, da ricettore amebico di contenuti diffusi da altri che fingono di rappresentare il reale; e uno attivo, da costruttore di narrazioni che con la loro forza finiscono per sopraffare il reale, sovrapponendosi ad esso. Insomma, per qualunque verso la si prenda, la realtà appare spacciata. Questa impostazione di partenza ha suggerito a Salman Rushdie di riproporre la figura di Don Chisciotte, in ambientazione contemporanea indiano-newyorkese. Sospetto che se ne sia pentito subito dopo, ma ormai il romanzo era avviato: e così in un’intervista può oggi dichiarare che (forse per l’accento sul ritmo) avesse in mente il Don Chisciotte di Massenet (da cui il francesismo del titolo), e in corso d’opera quasi cambia riferimento letterario, sciorinando tematiche e personaggi riconducibili a Pinocchio. Per essere chiari, solo uno che si chiama Salman Rushdie può permettersi – nell’editoria narrativa attualmente orientata al realismo più seriale – una tale delirante libertà espressiva: e per fortuna! Il romanzo è pirotecnico, pieno di comicità e invenzioni linguistiche e col procedere delle pagine sempre meno sconclusionato nello sviluppo, anzi deliziosamente incastrato, oltre che assai fascinoso nei sottesi filosofici. La trama è della serie che-te-la dico-a- fare (cioè ridotta ai suoi termini essenziali rischia di spaventare), ma due righe, giusto per regolarità: un uomo inebetito dal consumo di televisione nei motel si innamora di una star della tv e decide che deve congiungersi a lei, fosse pure platonicamente, per dare compimento alla fine del mondo che attende consimile trionfo dell’amore. Ma attenzione: Quichotte è solo il personaggio di un romanzo. No, non vi prendo per imbecilli! Voglio dire che nel libro c’è anche il suo autore, uno scadente produttore di romanzi spionistici che ora ha messo mano a questo fantasy – dove entrerà in gioco un vero problema da fine del mondo causa scardinamento visivo della realtà – e nella sua trama riversa alcuni suoi effettivi crucci personali, fra cui il rapporto conflittuale con la sorella e con il figlio. Solo che a un certo punto sembra essere la fiction che precede il reale, e infine procedono verso la congiunzione, o forse si mancano per un soffio. Che commuova non posso dire. Ma incanta e abbaglia nel suo sfavillio di grande letteratura.

 

Salman Rushdie

Quichotte

Traduzione di Gianni Pannofino

Mondadori

Di | 17 Giugno 2020|Libri consigliati|

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