Recensione del libro “La sciagura di chiamarsi Skrake” di Kijell Westo

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C’è stato un tempo in cui il dilettantismo aveva temperato tutta l’Europa, nessuno rideva di Leonardo quando dipingeva gli schizzi nella macchine volanti; e quando finalmente l’uomo imparò a volare, all’inizio non furono i piloti più adatti a mettersi alla guida dei velivoli, e al loro posto c’erano baroni volanti e altri che potevano permettersi di comprarsi un aereo. Nel nuovo secolo divenne importante specializzarsi, e questa secondo l’io narrante, Wiktor Skrake, è stata la disgrazia di suo padre Werner, che fu per tutta la vita un dilettante puro e perciò votato al fallimento. Il romanzo è in teoria una saga familiare di tre generazioni che comprende altri parenti di di Wiktor, il quale si è assunto il compito di ritessere le fila del passato per scoprire la pozione contraria che al fallimento ha incanalato tutta la famiglia. In realtà la figura centrale del libro rimane il padre, lanciatore di martello, pescatore e quasi altre cose (solo quasi), condannato all’infamia reputazionale da un paio di episodi ridicoli ma tutto sommato nemmeno così sconvolgenti. Solo che la società finlandese descritta da Westo in questo suo romanzo del 2000 ora pubblicato in Italia è feroce, disempatica e competitiva e non lascia tante vie di mezzo tra il conformismo e la stravaganza. E marchiata storicamente da due brutali guerra civili (sulle quali Westo ci lascia qualche pagina, che però sembra attaccata al resto giusto per dovere). Al di là del contesto geografico, si tratta di uno dei romanzi che negli ultimi trent’anni meglio si sono cimentati con il problema di come inquadrare il fallimento personale, se come frustrazione dell’individuo rispetto alle sue intime aspettative o come ripulsa sociale, o entrambi in catena di circolo vizioso. E’ scritto con molta eleganza, i personaggi sono vividi, l’ironia nordica sovrasta il dramma ma la malinconia rimane forte. Il compito di documentarista che Wiktor si è scelto è arduo perché, come dice un personaggio, “il desiderio di scrivere, di creare qualsiasi cosa miri a essere vera nel senso più profondo del termine significa portare al banco dei pegni la propria vita intera senza la sicurezza di poterla riscattare”.

Kijel Vesto

La sciagura di chiamarsi Skrake

Traduzione di Laura Cangemi

Iperborea

Isaac Bashevis Singer

Il mago di Lublino

Traduzione di Katia Bagnoli

Adelphi

Di |2020-09-11T20:14:43+01:0011 Settembre 2020|Libri consigliati|

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