L’incontro, Bodo Kirchhoff

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E’ una stagione, letteraria e cinematografica, che ama raccontare l’amore dell’ultimo treno, quello che sboccia in età avanzata. Bodo Kirchhoff ne L’incontro lo fa magistralmente, benché i protagonisti non diano affatto vita a una storia di amore maturo ma rappresentino invece l’accensione subitanea che di solito più appare congrua nelle passioni di gioventù. Il problema è che, prima di avvicinarsi, i due sono alle prese con quel che nel romanzo 1934 Alberto Moravia definì tentativo di “istituzionalizzare la disperazione”. Sono nella fase discendente della vita, non solo anagraficamente: Reither ha appena liquidato la sua piccola casa editrice, Leonie chiuso il negozio di cappelli perché non ci sono più “facce per i cappelli” (questa folgorante immagine varrebbe già da sola la lettura). Ma soprattutto sono segnati dalla vita, dai rimpianti, dai dolori personali, che cercano di anestetizzare in una piatta normalità quotidiana  o nella descrizione letteraria (lei, non lui, vorrebbe pubblicare un romanzo autobiografico che dia conto, quanto meno metafisico, del suicidio della figlia). Nel volgere di poche ore dal salotto di lui sulle Alpi tedesche sono in viaggio in Italia, invischiati in uno strano desiderarsi e conoscersi che stranamente combina eccessi di confessioni intime con silenzi plateali. Quando arrivano nel profondo sud l’equilibrio s’incrina per l’irrompere narrativo di una muta ragazzina profuga, ovviamente insuscettibile di essere piegata ai canoni protettivi e sublimanti di Leonie (che vi rivede la figlia e una possibilità di famiglia) e razionalmente prudenti di Reither. Un po’ ci dispiace per quanto era perfetta la descrizione dell’incanto amoroso, un po’ alla fine ci allieterà che Kirchhoff abbia voluto affrontare la sfida di mescolare una novella intima con la passione sociale per il presente, che nel finale porrà al centro anche una famiglia di clandestini nigeriani. Più di tutti l’allargamento nuoce a Reither e Leonie che avevano bisogno di un impossibile mondo sotto vuoto per ripararsi dalla putrefazione interiore. E’ stato tutto così veloce, ma non c’era da illudersi comunque che durasse. Perché Reither avrebbe presto capito che, come nei manoscritti di cui si occupava per valutarne la pubblicabilità, vi è una insanabile divergenza tra un uomo e una donna che sono inseguiti dal passato: l’uomo parla delle sue cicatrici e la donna delle sue ferite.

 

Bodo Kirchhoff

L’incontro

Neri Pozza

Di |2020-09-11T15:16:38+01:005 Settembre 2017|Libri consigliati|

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