Recensione del film “Miss Marx”

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Che barba ragazzi! Mi riferisco a quella di Karl Marx?

Sì, certo, in primo luogo; la sporgente peluria del filosofo che scrisse Il capitale contende il primato della barba più famosa alle figure cardine di quel cristianesimo che, come tutte le religioni, egli considerava l’oppio dei popoli.
Ma un po’ mi riferisco pure a questo film sulla meno celebre figlia Eleanor (Tussy per gli amici e, di nuovo, Eleanor per il compagno) e me ne duole, perché Susanna Nicchiarelli è regista talentuosa – vinse a Venezia con Nico 1988 il Premio Orizzonti nel 2017 – ed eticamente impegnata, così come Romana Galai che interpreta Miss Marx è eccellente nel rendere umanamente adorabile il personaggio e a condensarlo in poche ma significative espressioni. E però il racconto non diverge da una storia piuttosto ordinaria, una che magari dopo averla ascoltata sbadigliando sussulti alla pettegola rivelazione – ma dai, era la figlia di Marx?

Però appunto, bastava una chiacchiera oziosa sulla questione (pensa, quella donna, votata alla causa femminista e dell’emancipazione umana, sputata suo padre, e poi nemesi delle nemesi, si prende in casa un cialtrone-pallista-parassita-egoista e ne fa la serva, e ne accetta i tradimenti anche perché sai con quella storia dell’amore libero e non borghese, e a ben pensare era già sottomessa al padre, ah quello poi te lo raccomando, i grandi uomini di pensiero tutti prevaricatori e cattivi padri e mariti, e lei poverina a un certo punto proprio non ne può più, ah, non lo sai era la figlia di Marx?) o perlomeno per elevarla a film necessitava, anche in via alternativa: 1) che il contesto storico-sociale emergesse prepotentemente nella scene e non solo in qualche sporadica foto d’archivio, e invece conto un’ora e venticinque per la prima e ultima vera trasposizione profonda nelle resistenze operaie, quando miss Marx va a comiziare contro il lavoro minorile e si scontra con l’ostilità del padre che replica guardi che a me i soldi del bimbo servono 2) far evolvere in qualche modo, anche puerile, la figura smidollata del compagno Edward Aveling, ectoplasma che usurpa lo schermo e del quale si potrebbe anche parlare in assenza senza che l’umore e la trama cambiassero di una virgola – non vedremmo lei che fa la crocerossina quando i vizi lo costringono orizzontale, ma se ce lo avesse riferito le avremmo creduto sulla parola. E non sarebbe stato chissà quale stacco stilistico, visto che Miss Marx non di rado indugia face-to-face ad abbattere la quarta parete con sproloqui didatticamente orientati.

La frontalità fissa del primo piano è un espediente cui la regista qui ricorre spesso (tipo: un quarto di tutto il film), all’evidente ricerca di effetti pittorici, qualche volta singolarmente notevoli, ma che contribuiscono alla rigidità complessiva e di rado sono resi vibranti dal parlato, e due sole volte da una rivelazione proveniente dal fuori campo. A un certo punto – ed è una bella trovata, se non si tratta di un riflesso inconsapevole – in una fase in cui imperano sfumazzate d’oppio ed Eleanor fatica a celare la devastazione interiore, le sembianze della donna vengono quasi a coincidere con quelle della prostituta bevitrice d’assenzio ritratta da Degas. È ipnotica una scena-flashback in cui la piccola Eleanor svolge una sorta di test linguistico-moralmente attitudinale alle sorelle, a Marx ed Engels mentre vi si sottopone lei stessa; incantevole, eppur sobria, la scenografia; deliziose cinque o sei riprese dall’alto degli interni; corretta la ricostruzione storica filtrata anche attraverso le lettere familiari. Ma il film è roso (e corroso) dall’ossessione di mostrarci come tutta questa vicenda sia terribilmente contemporanea, troppo ripiegato sulla ricerca del collegamento e dunque di un idealtipo per soffermarsi oltre un certo limite sulle interazioni tra i personaggi, che sono più usati che amati. Per rinforzare l’effetto macchina del tempo spara anche il punk di sottofondo – Gatto Ciliegia e Downtown Boys – molto bello, ma che non regge tanto il peso estetico della disarmonia, e più che contemporaneo fa tanto estemporaneo.

Miss Marx

Susanna Nicchiarelli

Votazione finale

I giudizi

soli_4
Perfetto


Alla grande


Merita


Niente male


Né infamia né lode


Anche no


Da dimenticare


Terrificante

ombrelli_4
Si salvi chi può

Di |2020-10-02T14:59:18+01:002 Ottobre 2020|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

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