Recensione del film “Lontano lontano”

>Recensione del film “Lontano lontano”

Partire è un po’ morire, d’accordo: ma se concludessimo che, a una certa età e con una situazione economica e personale non del tutto soddisfacente, si muore un po’ a restare? E che partire è forse l’occasione per recuperare, inventandolo coraggiosamente, un nuovo pezzo di vita? Tale è il dilemma dinanzi a cui si trovano tre settantenni romani, due che già si frequentano nel quartiere, un insegnante in pensione e un mercatale mancato (interpretati da Gianni De Gregorio e Giorgio Colangeli), e il terzo – restauratore da rappezzo – aggregato per l’occasione (Ennio Fantastichini, alla sua ultima recita prima della scomparsa), sia pure per effetto di un equivoco. Ecco dunque i nostri che paiono determinarsi e si fanno fornire dotto consulto da un intellettuale (Roberto Herlitzka) che, atlante alla mano, li illumina sulle variabili da prendere in considerazione (tipo: vai in Australia, bella natura per carità, ma se poi nelle acque coralline ti pizzica letalmente la cubomedusa?), e infine opta per le Azzorre. Alle quali i tre, nel corso di una settimana, cercano di prepararsi spiritualmente ed economicamente, raschiando il fondo del barile, che per uno è la dismissione di un totem, per un altro la vendita dì volumi d’epoca (e vabbè, almeno trattiene qualche fotocopia, ma tra il presbitismo e quei fregoni della copisteria si legge poco e nulla), un altro il sostegno del fratello ortofrutticolo, che però esige almeno uno scambio di prestazioni. Nessuno, nonostante l’emergenza, viene sfiorato dalla tentazione dell’illegalità, e una mano quando serve la dà un ragazzotto maliano, ambulante ma assai perbene, che fruisce da loro di forme di generosità che partono dall’uso della doccia e poi diventano solidali che di più non si può.

Per quanto si possa riassumere in una falsa partenza, il quarto film di Gianni De Gregorio, Lontano lontano, è interessato a seguire le modalità della sua preparazione, e l’ambiente in cui si svolgono, il fluire trasteverino che di rado viene scandagliato con simili misurato equilibrio e minuto antropologismo (incluso il valore del gratta e vinci). Negli ultimi anni sono diventati di tendenza i film con protagonisti senili che vogliono una vita esagerata: questi, invece, aspirerebbero soltanto a una normalità ricalibrata e dignitosa, che le mille pastoie della burocrazia (qui un paio di esempi sobri e niente male) e un tessuto umano sostanzialmente sfilacciato rendono poco plausibile. In questo senso è una rappresentazione non comune, una forma di realismo sociale non documentaristico dentro un registro di tenue umorismo.

Del cinema di De Gregorio si usa sottolineare il garbo che tuttavia, oltre un certo limite, per un’opera visiva rischia di diventare una zavorra. Al realismo sociale non sembra corrispondere pienamente il realismo psicologico, e anche se l’etichetta “buonista” mi suscita una certa antipatia devo ammettere che – se la intendiamo come una forzatura positiva delle azioni e intenzioni umane – Lontano lontano ci scivola: anche lì, senza ostentazione e con garbo (però, come detto sopra…). Il film ha qualche slancio lirico delicato ma la macchina da presa ne dilata regolarmente il tempo, come se volesse trasformare quella poesia in prosa – e non ci riesce, privo come il film è di ogni senso del ritmo. Il finale è proprio telefonato, mezzora prima intercetti uno sguardo e pensi: ah, questo ci faranno con i soldi che mettono insieme. Non è chiaro se Lontano lontano suggerisca un messaggio conservativo sulle radici, e/o se sia stato avventato e ironico nell’ipotizzare seriamente un’alternativa. Che i personaggi in scena siano tre potrebbe aiutare a capirlo e arricchire il film. La verità, però, è che il personaggio è uno solo, nonostante gli scostamenti sociali e biografici, nella sua trinitaria incarnazione. È questo difetto di reale differenziazione a far sfumare le migliori prospettive del film.

 

 

Lontano lontano

Gianni Di Gregorio

Votazione finale

I giudizi

soli_4
Perfetto


Alla grande


Merita


Niente male


Né infamia né lode


Anche no


Da dimenticare


Terrificante

ombrelli_4
Si salvi chi può

Di | 10 Luglio 2020|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

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