Abraham B. Yehoshua recensisce La metamorfosi

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Antologia di Giudizio Universale

Perché Franz Kafka aveva il terrore che la prima edizione della Metamorfosi fosse accompagnata da un’illustrazione dello scarafaggio?

Interpretazione psicoanalitica di una tragedia familiare

Il venticinque ottobre del 1915 Kafka scrive al suo editore Kurt Wolff una lettera in merito alla copertina del racconto La metamorfosi, in corso di pubblicazione. Questo il tenore della lettera: “Egregio signore, ultimamente Lei mi scrisse che Ottomar Starke avrebbe disegnato la copertina de La metamorfosi. Mi sono preso un piccolo, probabilmente inutile spavento. Inutile stando a ciò che conosco di quell’artista in Napoleone. Mi è venuto in mente, siccome Starke è un vero illustratore, che forse potrebbe voler disegnare l’insetto. Questo no, per favore, questo no! Non voglio limitare la sua libertà d’azione, voglio soltanto avanzare una preghiera derivante dalla mia conoscenza, ovviamente migliore, della storia. L’insetto non può essere disegnato. Ma non può neppure essere mostrato da lontano. Se questa intenzione non sussiste, se, dunque, la mia richiesta è ridicola, tanto meglio. A Lei sarei grato se volesse trasmettere il mio desiderio. Se potessi fare una proposta per una illustrazione, sceglierei scene come: i genitori e il procuratore dinanzi alla porta chiusa o, ancor meglio, i genitori e la sorella nella stanza illuminata, mentre la porta che dà nella stanza attigua, totalmente oscura, è aperta…”. Allora, io proverò qui a delineare lo scarafaggio e capire di conseguenza come mai Kafka fosse così spaventato dall’idea che qualcuno lo raffigurasse.

Non è neppure il caso di cominciare ad addentrarsi nell’immensa ricchezza di significati attribuiti a questo racconto di Kafka. Qui, infatti, la proverbiale ambivalenza ontologica di Kafka giunge all’apice, e non è sbagliato dire che siamo di fronte a uno fra i racconti più studiati nella letteratura del ventesimo secolo, se non il più studiato di tutti. Nella selva di significati spicca ovviamente quello psicoanalitico, che non di rado suscita opposizione proprio per la sua ambizione ad essere totale, e perché presenta la propria interpretazione come ultima, definitiva. In effetti, un’interpretazione psicoanalitica non ha bisogno di alcun supporto storico, sociologico o filologico, è persino autonoma dai dati biografici dell’autore. I personaggi delle tragedie di Sofocle, Shakespeare o Molière sono, in tale contesto, presi per quello che sono, e sotto questo profilo è lecito analizzare loro e i loro complessi come se vivessero qui, accanto a noi. Kafka per parte sua è ben noto alla psicoanalisi. In un certo senso l’ha ispirata, perché tutto ciò che scriveva poteva essere interpretato in un senso psicoanalitico. Tenterò qui soltanto una delle possibili interpretazioni psicoanalitiche, che si fonderà esclusivamente sul testo, senza alcun rapporto con i dati biografici di Kafka, osservando solo l’agente di commercio Gregor Samsa e la sua famiglia così come compaiono nel racconto.

La domanda che mi guida è la seguente: che cosa è esattamente l’insetto descritto nella storia? Dobbiamo prenderlo solo come una metafora, come un oggetto allegorico, o è possibile conferirgli una qualche pregnanza, per lo meno nella stessa misura in cui diamo concretezza alle cose nei sogni, che hanno magari un’alta carica simbolica ma anche una nitida concretezza? Se questo insetto viene interpretato esclusivamente come simbolo metaforico o allegorico, un simbolo generale di disumanizzazione, allora perdiamo secondo me qualcosa di importante in questo racconto che, al di là di tutto ciò che riguarda l’insetto, tiene bene testa a un approccio realistico generale.

Kafka aveva evidentemente in mente qualcosa di molto concreto, non soltanto un simbolo metaforico. Così scrive a Yanok a proposito di questo racconto: “E’ un sogno terribile, è una concezione terribile. Il sogno svela la realtà, mentre l’idea ne è una risultanza. E’ la mostruosità della vita, la natura terrifica dell’arte”. Torneremo su queste parole di Kafka a proposito del racconto; quanto a me, m’incoraggiano lungo la via che cerco.

 

Scenario: la famiglia compressa

Gregor viene da una famiglia borghese, dove troviamo un padre forte (in primo luogo fisicamente, ma la sua forza si rivela assai più sostanziale, generale). Questo padre ha avuto guai finanziari, forse a causa dei suoi istinti prepotenti. Gregor ha deciso di tirare fuori suo padre dalle avversità economiche andando a fare l’agente di commercio nella ditta in cui suo padre aveva fallito. Il fatto che il figlio vada a risollevare le sorti del padre nello stesso luogo in cui questi aveva fallito, e non altrove, ha un significato particolare: con ciò si enfatizza e intensifica il dato della “sostituzione” del padre, e se ne svela ulteriormente il fallimento. Quel posto di lavoro Gregor non lo ama, e in ditta nessuno nutre particolare simpatia per lui. La gente lo tratta con somma diffidenza e in una certa misura lo umilia, memore com’è del fallimento paterno. Il duro lavoro del figlio non serve solo per pagare il debito del padre: se questo fosse l’unico scopo, la durata del lavoro sarebbe stata assai più breve, e anche il padre sarebbe stato in una certa forma mobilitato, per collaborare alla restituzione del debito. Ma il fallimento del padre serve a creare la dipendenza della famiglia da Gregor, a fargli prendere il posto del padre stesso. Prima di tutto il padre smette di lavorare, senza una ragione precisa. Sta di fatto che dopo la metamorfosi di Gregor in scarafaggio il padre torna al lavoro e dimostra che ne sarebbe stato capace, in tutti quegli anni di ozio. Gregor per parte sua mantiene la famiglia non certo al livello di ristrettezze di chi si trova sommerso dai debiti: vivono in una casa grande che richiede molte spese (dopo la morte di Gregor la famiglia decide di trasferirsi in un appartamento più piccolo ed economico). Durante tutti quegli anni di lavoro per restituire il debito, i genitori mettono da parte del denaro. In altre parole, Gregor ha trasformato il fallimento del padre in un pretesto per ereditare il suo posto (un motivo analogo si trova, fra l’altro, nel racconto Il verdetto, scritto prima de La metamorfosi), e ha impedito al padre di partecipare allo sforzo di risanamento della famiglia, perché egli vuole sostituirsi a lui e con ciò rendere ancora più profondo il suo fallimento. Così il padre si indebolisce (benché questa debolezza si sveli in seguito come fittizia, e temporanea), e la scena classica che si evidenzia è più o meno questa: “Le stoviglie della colazione coprivano il tavolo in gran quantità, perché la colazione era per il padre il pasto più importante della giornata, che egli protraeva per ore leggendo diversi giornali” (p. 85). L’immagine del padre fannullone che prolunga la prima colazione, di fronte a quella del figlio sottotenente con la spada e la divisa, bene esemplifica il tipo di relazioni che vigeva in famiglia. Con la maschera della sollecitudine per i propri cari, con la risoluta decisione che il fallimento del padre non può intaccare il processo di riabilitazione della vita familiare, Gregor finisce (consapevolmente o meno) per asservire a sé la famiglia.

In effetti, malgrado sia un agente di commercio, Gregor non pare minimamente interessato al mondo esterno, e sono proprio i suoi frequenti viaggi a esprimere il profondo legame libidico che intrattiene con la famiglia. Il suo vero interesse emotivo è rivolto esclusivamente verso la casa. Quando in uno dei suoi lunghi viaggi riceve le lettere della sorella, in cui lei parla del padre che legge il giornale a voce alta (che notizia sconvolgente!), Gregor ha la sensazione che la casa sia piena di gioia e allegria. Anche la madre descrive al procuratore l’attrazione di suo figlio per la casa e la sua assoluta fedeltà alla famiglia, in questi termini: “Quel ragazzo non ha in testa altro che la ditta. Io mi arrabbio quasi, perché alla sera non esce mai; ora è stato otto giorni in città, ma è rimasto a casa tutte le sere. Sta seduto con noi al tavolo e legge in silenzio il giornale, oppure studia gli orari ferroviari” (p. 80). Non è la famiglia a pretendere che lui stia lì, piuttosto è lui che è attratto dalla famiglia come una specie di padre privo di interessi libidici al di fuori di essa. In effetti, facendo l’agente di commercio, Gregor avrebbe l’opportunità di una vita eccitante, fuori. Invece è vero il contrario: tutto il mondo esterno in cui passa gran parte del suo tempo si riassume conseguentemente in “due, tre amici di altre ditte, una cameriera di un albergo di provincia, un dolce, fuggevole ricordo, la cassiera di un negozio di cappelli, alla quale – seriamente, ma con troppa lentezza – aveva fatto la corte” (p. 109). Tutti i suoi impulsi libidici si concentrano infine sull’immagine di una donna impellicciata che egli ha ritagliato da una rivista illustrata, come un timido sbocco della libido: e per serbare questa innocente immagine lotterà anche quando sarà ormai un insetto.

 

Gregor  Samsa  è disinteressato al mondo esterno.

E l’ultima sera si concede una fantasia su sua sorella

 

Questa è dunque la situazione: da una parte un padre debole e sconfitto, al suo fianco la madre anch’essa in preda alla stanchezza, dall’altra la sorella minore che sta crescendo e per la quale Gregor nutre sempre maggiore interesse. Vorrebbe mandarla al conservatorio, malgrado la spesa che ciò comporta, e malgrado l’opposizione dei genitori. L’ultima sera, prima del suo decesso in quanto insetto, si concede apertamente una fantasia su sua sorella, e questa esternazione è assai significativa per comprendere tutto il fermento sentimentale del racconto. “Era risoluto a spingersi fino alla sorella, a tirarla per la gonna e farle così intendere di andare col violino in camera sua, perché nessuno apprezzava qui la sua musica come lui l’avrebbe apprezzata. Non voleva più lasciarla uscire dalla sua stanza, almeno finché viveva; la sua figura orrenda gli sarebbe, per la prima volta, tornata utile” (p. 115).

Dunque, la sera della metamorfosi in scarafaggio, lo sfondo generale della famiglia appare armonioso e caldo: fedeltà e sollecitudine da ogni parte, affetto da parte del figlio e gratitudine da parte dei genitori. Ma la patologia dentro la famiglia è potente e pericolosa proprio perché esiste una grande pressione, e particolarmente perché la libido non trova sbocco fuori dalla famiglia. Il totale asservimento di Gregor alla famiglia rende questa schiava di lui, mentre la minaccia dell’impulso verso la sorella si fa più forte ogni giorno che passa. Così Gregor una mattina si sveglia e scopre di essere diventato un insetto. La mia tesi si sviluppa in quanto segue, ma provo a formularla sin d’ora: per realizzare e al tempo stesso non realizzare l’inevitabile processo verso l’incesto con la sorella, Gregor si reincarna in modo regressivo allo stadio anale (e vagamente orale). Il titolo del racconto è Die Verwandlung, cioè reincarnazione, mutazione da uno stadio morfico a un altro. E’ la “mostruosità” della vita.

 

Una strana assenza di paura

La struttura del racconto muove intorno a tre uscite-eruzioni di Gregor dalla stanza e conseguente ritorno alla stanza, attraverso la porta. In altre parole, la dinamica della storia è circolare: uscita e ritorno, esplosione e contrazione. La prima volta, la sua drammatica uscita autonoma dalla stanza avviene quando compare davanti ai familiari e al procuratore: il padre lo riporta in camera sua con ostentata brutalità. La seconda volta l’uscita dalla stanza avviene durante lo spostamento dei mobili dalla medesima; allora si svolge la scena violenta con il padre, la sua lapidazione con le mele e il suo ritorno forzato alla stanza. La terza volta l’uscita di Gregor è sommessa, silenziosa: è attirato dal suono del violino di sua sorella; poi torna spontaneamente nella stanza e quella notte stessa muore.

Un filo conduttore fondamentale è dato riconoscere sin dall’inizio del racconto: il risveglio di Gregor nelle spoglie di insetto avviene senza destare sgomento, senza costituire un dramma di per sé, senza la sensazione di tormenti insopportabili, senza che nessuno chieda soccorso e senza alcun senso di disgusto per se stesso. L’attenzione è rivolta esclusivamente al “come reagirà l’esterno”, come se dentro di sé ci fosse una segreta rassegnazione a questa natura d’insetto. Come comincia il racconto? “Cosa mi è mai successo?, pensò. Non era un sogno (…). Forse sarebbe meglio ch’io dormissi ancora un poco e dimenticassi tutte queste sciocchezze” (p. 74). Ma se anche fosse stato un sogno, avrebbe dovuto ispirare uno spavento tremendo e non il desiderio di sprofondare di nuovo nel sonno, un desiderio che peraltro Gregor non è in grado di realizzare proprio per ragioni fisiche (non è più in grado di girarsi sul fianco destro) e non per ragioni mentali. In effetti Gregor vede il proprio corpo mostruoso, ma i pensieri sono quieti, direi quasi banali. Ahimé, dice fra sé e sé, quanto stancante è il mestiere che mi sono scelto! Giorno dopo giorno, sempre in viaggio, eccetera. Questo genere di piccoli assilli quotidiani va avanti per tutta la prima parte della mattinata. Si assiste di fatto a un senso di rassegnazione interiore rispetto a  quel che gli è successo, e il vero problema è come fronteggiare la nuova situazione nel contesto pratico che lo circonda. Lo strano, inquietante flusso di pensieri si conclude con alcune frasi che paiono impossibili per un uomo che si è appena svegliato scoprendo di essere diventato un insetto: “A parte una sonnolenza davvero incomprensibile dopo un sonno così lungo, Gregor si sentiva infatti benissimo e aveva persino una gran fame”. (p. 76). Una gran fame in una situazione del genere? Come si spiega tutto ciò? Entro di proposito in questi piccoli dettagli, e in altri che verranno durante quella mattina, perché secondo me sono importantissimi. Noi recepiamo questa natura d’insetto come un dato assiomatico. Molti critici hanno sostenuto che se si accetta questo dato tal quale è, di qui in poi tutto il racconto si svolge secondo una logica severa e realistica. Di principio sono d’accordo con questa assunzione, ma non s’intravede alcuna logica in questi pensieri di Gregor, se non siamo disposti ad assumere l’ipotesi che la sua metamorfosi in insetto non lo sconvolga affatto, che in un certo senso fosse preparato a questo, forse lo auspicasse persino.

 

Responsabilità collettive

 

La sequenza di reazioni prosegue su questa linea. Alla madre che sta preoccupata dietro la porta lui risponde: sono quasi pronto. Pronto per che cosa? Ha in mente per prima cosa di far colazione e solo allora ragionerà sul da farsi in seguito, come se si trattasse di una decisione riguardo a una faccenda affatto banale. In una situazione tanto tremenda e mostruosa come questa, Gregor non perde nemmeno il suo senso dell’umorismo, e fra le farneticazioni sorride persino: “A Gregor venne in mente quanto tutto sarebbe stato semplice se qualcuno lo avesse aiutato. Due persone forti – pensò a suo padre e alla domestica – sarebbero bastate; avrebbero dovuto soltanto far passare le braccia sotto la sua schiena arcuata, sfilarlo fuori dal letto, chinarsi reggendo il peso e poi aspettare con prudenza che egli compisse il salto sul pavimento, dove poi le zampette – si sperava – avrebbero acquisito un senso. Bene, a parte il fatto che le porte erano chiuse a chiave, avrebbe davvero dovuto chiamare aiuto? Nonostante tutte le difficoltà non poté soffocare, a quel pensiero, un sorriso “(p. 79). Tutto ciò rafforza ulteriormente la sensazione che il fatto di essersi trasformato in un insetto non

lo sconvolge, mentre la sola cosa che lo interessa è la reazione dell’ambiente circostante. La natura d’insetto non rappresenta una fonte di stupore per lui, non lo colpisce, la cosa va quasi da sé, come la conseguenza di un “leggero presentimento”, o di un “sogno bizzarro”, e l’espressione inequivocabile di tutto ciò si trova a mio parere nella frase seguente: “Era ansioso di sapere cosa gli altri, che ora tanto richiedevano la sua presenza, avrebbero detto nel vederlo. Se si fossero spaventati, Gregor non avrebbe più avuto motivo di agitarsi e, se si affrettava, poteva in effetti essere alla stazione per le otto” (p. 83). Questa è una frase chiave: interessante e affatto oscura nella sua logica. Perché se gli altri si fossero spaventati lui sarebbe potuto stare tranquillo? E in che senso lui non avrebbe più avuto alcuna responsabilità? Il significato ammissibile è, a mio parere, questo: se i suoi familiari si fossero spaventati, cioè avessero preso questa sua natura d’insetto come un cambiamento totale, con conseguente loro responsabilità nei confronti del pericolo patologico cui la

famiglia stava andando incontro (in particolare l’incesto di lui con la sorella), in tal caso lui sarebbe potuto stare tranquillo, perché non sarebbe stato solo a portare la responsabilità della situazione, e tutta la famiglia si sarebbe trovata a dover affrontare un ordine nuovo. Se invece avessero accolto questa sua nuova fase pacificamente, ciò avrebbe significato dare per assodata la soluzione che egli proponeva, e poter continuare a “conviverci”. Le due eventualità qui presentate e anche la strana conseguenza per cui, a prescindere dalla reazione dei familiari, per lui essa avrebbe comunque significato calma e pace, mostrano chiaramente che il problema della metamorfosi in insetto non è una questione legata al suo sistema di relazioni autonome, ma è riservata esclusivamente al piano dei rapporti familiari. A come l’avrebbero presa loro, a come avrebbero reagito a questa sua nuova situazione, alla reincarnazione avvenuta dall’interno.

Prime e ultime lacrime

Il racconto rimane dunque circoscritto dal contesto della dinamica familiare. Con tutta la logica realistica della storia in tutto il susseguirsi degli eventi, nessuno pensa di cercare aiuto o di convocare qualcuno da fuori. Rinunciano persino alla clausura di lui: in effetti Gregor riesce ad aprire la porta. Dopo che il rappresentante ufficiale è stato respinto, non ci si rivolge più all’esterno; alla famiglia non viene nemmeno in mente di chiamare un dottore, anche se abitano vicino all’ospedale. In effetti, tutti capiscono che l’esterno non potrebbe qui essere d’alcun aiuto. Anche il lavoro, l’impiego, l’impegno nei confronti della ditta, tutto viene accantonato di fronte alla questione cruciale dei rapporti all’interno della famiglia. Nel fluviale monologo rivolto da Gregor al procuratore viene alla luce questo elemento: “Uno può essere momentaneamente incapace di lavorare, ma quello è il momento giusto per ricordarsi del suo rendimento passato, e per considerare che in seguito, dopo che l’impedimento sarà stato rimosso, egli lavorerà di certo con tanto più zelo e concentrazione. Sono così obbligato al signor principale, lei lo sa bene. D’altra parte ho la preoccupazione dei miei genitori e di mia sorella. Sono in un vicolo cieco, ma saprò tirarmene fuori” (p. 86). D’altra parte ho la preoccupazione dei miei genitori e di mia sorella: non è una preoccupazione d’ordine economico, ma qualcosa di ben più importante. La preoccupazione per lo stato patologico in cui la famiglia è piombata.

La mutazione in insetto non è un colpo del destino, ma una scelta.

Perciò il padre reagisce con tanta crudeltà

 

Tutto resta dunque in famiglia. Gregor stesso apre la porta e mostra il proprio nuovo aspetto, l’esito della metamorfosi subita. Non sarebbe stato invece più naturale per lui andarsi a nascondere sotto il letto, pieno di vergogna e di disgusto verso se stesso, di modo da ispirare pena, una volta rintracciato? No, lui invece esce e mostra quel suo nuovo aspetto, direi quasi con la freddezza di un’occulta soddisfazione. E quando si accorge che tutta la famiglia gli sta crollando davanti, ecco come reagisce: “Bene, disse Gregor, ben consapevole di essere l’unico ad aver conservato la calma” (p. 85). Perché mai lui deve essere l’unico ad aver conservato la calma? Lui è la vittima principale. Siamo di nuovo obbligati a prendere il dato della sua metamorfosi non come un crudele colpo del destino piombatogli addosso, ma come qualcosa che viene da dentro di lui. E’ il suo disperato tentativo di evitare il conflitto che tanto paventa. Di aprire una pagina nuova in famiglia ma nella continuità di rapporti. E’ la proposta di soluzione che concepisce per sfuggire alla pericolosa trappola alla quale si sta avvicinando, ma senza perdere la sua intenzione originaria verso la sorella. Per continuare a serbare la sua posizione privilegiata entro il sistema libidico interno alla famiglia. Non c’è da stupire pertanto che la nuova fase che si apre ora nei suoi rapporti con i familiari (“è una concezione terribile”) determini la complessa reazione del padre, che è il destinatario principale: “Il padre chiuse il pugno con un’espressione ostile, come se volesse respingere Gregor nella sua stanza, poi si guardò intorno, incerto, nel salotto, si coprì gli occhi con le mani e pianse, il petto possente scosso dai singhiozzi” (p. 85). La reazione del padre, a questo punto, è interessante e complessa in rapporto alla sua successiva monotonia. C’è qui tanto astio quanto strazio. Due sentimenti inconciliabili. E’ l’unico sfogo di pianto del padre, l’unica sua esternazione di dolore, per quel che è successo a suo figlio Gregor. In seguito il padre manifesterà un’estraneità crudele verso il figlio, ma in questa fase iniziale è come se lui capisse, quasi per folgorazione, che cosa ha trasformato Gregor in un insetto; subito dopo, però si riprende: intuisce infatti quanto sia pericoloso e minaccioso questo passo di Gregor, e lo ricaccia prontamente dentro la sua stanza; quel modo di respingerlo verso la soglia, dalla quale è riuscito a uscire ma che è troppo stretta per rientrare, è un gesto assai significativo in tutto il racconto. Siamo dunque tornati alla prima domanda: che cos’è mai questa natura d’insetto? E’ possibile delineare questa figura?

 

La vera natura dello scarafaggio

 

Kafka ha scritto molto di animali e in un processo di infantile identificazione con essi è riuscito a descrivere bene la psicologia specifica di tutti gli animali che ha deciso di descrivere. Questo scarafaggio, che forse è il più famoso di tutte le bestie kafkiane, è anche il più debole sul piano figurativo. Kafka non ha investito molta fantasia nel tratteggiare i particolari di questo insetto, e in una certa misura non è troppo attento all’autenticità e alla coerenza nello sviluppo del personaggio. Dopo una descrizione dei primi dettagli, l’autore evita di proseguire il ritratto, e lo scarafaggio in fondo rimane una sorta di “Gregor sotto spoglie di qualcosa che assomiglia a un insetto”. Che cosa risulta, ad ogni modo, dalla descrizione? Zampette che si muovono disperatamente e poi corrono freneticamente, antenne (una sola volta), un ventre convesso marrone fatto di scaglie rigide e coriacee, mascelle sdentate. La facoltà di camminare sui muri, e alcune ricorrenze in merito al colore marrone dominante: una gigantesca macchia marrone, bava marrone (“la sua bocca cominciò a colare una bava marrone”). Questa bava marrone ricorre a proposito della sporcizia che Gregor insetto diffonde intorno a sé e sui muri, con quella materia viscosa marrone che ha sulle zampe.

 

Lo scarafaggio puzza.

E’ il segno della regressione alla fase anale, per evitare l’incesto e la castrazione

 

Secondo me dietro l’insetto vi è l’immagine di sterco. E’ uno stercorario. Fra l’altro, lo sterco assume a volte forma di insetti. Un’ulteriore dimostrazione di questa ipotesi si può trovare in altri particolari del racconto. Il padre respinge l’insetto nella stanza con un bastone e un grosso rotolo di giornale. La madre apre immediatamente la finestra malgrado il gelo e fa entrare una violenta folata d’aria. Quel gesto di aprire la finestra per dare aria alla casa è esito inevitabile, se diamo per corretta l’interpretazione che io propongo. Infatti questa repentina, necessaria apertura della finestra non è casuale affatto e soprattutto, anche la sorella – dopo questo episodio sarà lei a occuparsi di Gregor in camera sua – dimostra che il bisogno di aria pulita, per scacciare un odore sconosciuto e non precisato, è assolutamente primario: “Appena entrata, senza darsi il tempo di chiudere la porta, sebbene fosse sempre così attenta a risparmiare a tutti la vista della stanza di Gregor, correva difilato alla finestra e la spalancava con mani ansiose, come se stesse soffocando, e restava un poco affacciata, anche se faceva molto freddo, respirando profondamente. Con questo suo correre e far rumore ella terrorizzava Gregor due volte al giorno; e per tutto il tempo egli tremava sotto il canapè; eppure sapeva bene che ella gli avrebbe risparmiato volentieri quella scena se solo le fosse stato possibile trattenersi a finestre chiuse in una stanza in cui si trovava anche lui” (pp. 97-98). Gli insetti di solito non sono puzzolenti, e stando alla logica narrativa, se effettivamente si tratta qui della metamorfosi in un coleottero, in uno scarafaggio o qualcosa del genere, il bisogno atterrito e incontenibile di dare aria al fetore non è affatto ovvio. Ma qui la descrizione è particolareggiata e assai prolissa, cerca di dimostrare ad ogni costo che questo bisogno di aria è essenziale. Nonostante sia molto importante per la sorella evitare di vedere l’insetto, non può impedirsi di correre alla finestra, anche a costo di lasciare aperta la porta, e nonostante il gelo. Anche il fatto che senta la necessità di soffermarsi per un poco alla finestra aperta e prendere aria mostra che il fatto stesso di entrare in camera è disgustoso, tanto che il bisogno di respirare si fa impellente. Il fatto che debba farlo “due volte al giorno” ci dice che non si tratta semplicemente di arieggiare. E fa questo “anche se gli avrebbe risparmiato volentieri quella scena”. Tutto ciò indica esplicitamente la fonte nascosta dell’odore. Altre evidenze rafforzano questa tesi: Gregor si nutre di rifiuti (rifiuto che mangia rifiuto); poi dei fili vecchi gli restano attaccati, e quando muore rinsecchisce e lo spazzano via.

Questa è la mostruosità dell’arte! E’ possibile che di qui derivi la profonda preoccupazione di Kafka, che non voleva che si tentasse di tratteggiare l’insetto. Egli temeva che un disegno dello scarafaggio (più o meno come apparve in alcune edizioni del racconto dopo la sua morte) sviasse la storia dalla sua occulta e profonda intenzione (di cui Kafka forse era consapevole, forse no, a noi questo non importa), e cioè che non si tratta qui semplicemente di un insetto. Per contro, si può supporre anche il timore che un’intuizione avvicinasse l’illustratore all’immagine interiore che stava dietro all’insetto, tale da rivelare la verità occulta, non meno difficile da affrontare.

Si pone ora una domanda: qual è la ragione di questa regressione allo stadio anale? Lungo tutta la storia c’è un’unica relazione stabile verso Gregor: quella del padre. A dispetto del breve pianto iniziale che abbiamo menzionato, che peraltro già s’accompagna a una manifestazione di ostilità, il padre stabilisce un rapporto assoluto e coerente con il figlio scarafaggio: odio ed estraneità. Il padre non entra mai in camera sua, non si prende cura di lui. Al contrario: il padre a momenti l’uccide, lo scaccia con le mele, lo picchia. In fondo, se c’è qualcuno che dovrebbe salvare la famiglia dalla disgrazia capitatale e aiutare Gregor, quello dovrebbe essere proprio il padre, che il figlio aveva soccorso in precedenza. Il relazionarsi della madre e della sorella con di Gregor è assai più complesso e attraversa dei cambiamenti nel corso della storia. La sorella si assume devotamente la cura di lui, ma a poco a poco comincia a trascurarlo, proprio con il suo pretendere il monopolio dell’assistenza. Alla fine gli si pone contro, ignorando come fa la sua identità di Gregor, espellendolo di fatto fuori dalla famiglia. Anche il rapporto della madre attraversa interessanti cambiamenti. All’inizio lei è sconvolta, strilla, sviene; poi lotta per salvarlo, vuole occuparsi di lui, rivela una spiccata sensibilità; alla fine si addormenta beatamente in sua presenza. Mentre proprio la reazione del padre che è, per così dire, integralmente di univoca ostilità, non ottiene la riprovazione di Gregor. In tutto il racconto non si trova una sola parola di risentimento per l’atteggiamento del padre: come se ciò fosse qualcosa di necessario, come fosse chiaro che in questo stato di guerra è normale che il padre si comporti come si comporta.

La restaurazione del padre

 

La diagnosi che propongo è direttamente conseguente: il padre è indebolito in una famiglia in cui la libido del figlio è repressa e non trova altro sfogo. Il padre in effetti è grande e potente, ma il figlio ha sfruttato il suo fallimento per mettersi in vantaggio nella competizione edipica primaria, e sta per sostituirlo del tutto nelle sue funzioni familiari. Visto che la libido rimane in famiglia, e la sorella in qualità di copia della madre diventa un oggetto di libido raggiungibile, l’incesto risulta motivato. (La soluzione del conflitto edipico sta nell’introiezione del padre. Il figlio si prende una moglie di fuori e diventa egli stesso un padre, e così evita di assassinare il padre o di essere castrato dal padre, due conseguenze possibili di un conflitto aperto con il padre. Questa soluzione è quella che salva tanto il padre quanto il figlio. La riabilitazione del padre attraverso l’introiezione da parte figlio è estremamente importante nella formazione dell’Io).

Ma la debolezza del padre, in questo caso, e l’assunzione del suo ruolo da parte del figlio, conduce quest’ultimo a una situazione pericolosa, che ha due possibili sbocchi: l’eliminazione del padre, la sua disfatta definitiva; oppure la castrazione del figlio ad opera del padre, che all’ultimo istante recupera tutta la sua potenza. Nuovamente, siccome l’oggetto della libido resta all’interno della famiglia, ed è reso più potente dalla riproduzione della madre nella sorella (torneremo su questo), per impedire il pericoloso conflitto Gregor opera una regressione allo stadio anale. Il che dunque lo mette al sicuro dal conflitto con il padre, che potrebbe castrarlo, perché ora si trova nella fase pre-fallica e non ha più gambe, ma un sistema di tante minuscole zampette. Ciononostante può continuare a godersi le premure della madre e della sorella, dallo stadio anale in cui si trova. E’ una soluzione di disperazione profonda, è la via per liberarsi da un molo che non faceva per lui, vale a dire essere il padre di famiglia, un ruolo improbo non a causa delle responsabilità, ma per la probabilità che ciò avrebbe comportato di vedere realizzate le proprie aspirazioni e ricevere l’avallo alle proprie brame sulla sorella. Invece, nel contesto di questa soluzione regressiva, Gregor frena il conflitto ed evita di pagarne il prezzo, ma continua ad ottenere soddisfazione libidica, in questa nuova situazione. Di fatto, nella sua stanza egli copula con la sorella, e il suo sogno riposto, come si scoprirà alla fine, svela l’amoroso desiderio.

 

Morale della perversione

 

In effetti la sua trasformazione in insetto, il suo ritorno allo stadio anale, ristabilisce il padre. Questi si rimette l’uniforme (a dire il vero un’uniforme da usciere, ma pur sempre un’uniforme, eco remota di quella da sottotenente di Gregor), e alla fine dello scontro più violento con Gregor, dopo la sua seconda fuga dalla stanza, ritroviamo il padre in tutta la sua potenza: “Solo con l’ultimo sguardo vide spalancarsi la porta della sua stanza e uscirne a precipizio, davanti alla sorella urlante, la madre, in camicia, perché la sorella l’aveva svestita per consentirle di respirare liberamente mentre era svenuta, vide la madre correre verso il padre, vide scivolare a terra, per via, una dopo l’altra, le gonne slacciate, la vide, incespicando nelle gonne, gettarsi sul padre e, abbracciandolo, in congiunzione assoluta con lui – ma ormai la vista di Gregor si stava spegnendo – con le mani alla nuca del padre chiedere pietà per la vita di Gregor” (p. 106).

Questa patetica, disperata regressione risulta assai sofisticata, ma ha anche un senso morale nel suo disperato desiderio di impedire l’incesto imminente, per sostituirlo con qualche cosa d’altro. C’è ancora la speranza di un futuro, di una soluzione più radicale, e il disperato assedio dell’insetto per difendere la fotografia della signora in pelliccia, per non farla uscire dalla sua stanza, indica il sottile filo di speranza di una normalità di rapporti, al di fuori della famiglia… Ma in fin dei conti questa soluzione regressiva, con tutta la sua infantile, pervertita raffinatezza, è tragica: questa famiglia libidica non è in grado di adeguarsi alla soluzione che il figlio insetto le ha imposto. La cella libidica calda e intima si chiude con un’ulteriore contrazione. L’intimità che sussisteva prima non rende i membri della famiglia più solidali; l’egoismo libidico si ripartisce in un contesto più ristretto. Di fronte a Gregor si crea ora una cella ermetica, con al centro il padre ristabilito, che diventa oggetto della cura e della preoccupazione di sorella e madre. Che di fatto sradicano il figlio dalla famiglia: la sorella dichiara che quello non è Gregor, la madre dà in escandescenze, il padre annuisce, e con ciò Gregor viene allontanato dalla sua amata famiglia. Kafka non amava il finale del racconto, prese le distanze da esso. Ma questa fine, malgrado la sua crudezza, è coerente. La famiglia si libera dalla morsa libidica di Gregor.

Non so se il triste e morale senso di questa metamorfosi tiri l’acqua al mulino dei bisogni pervertiti e infantili. Kafka ha un talento particolare nel dare anche alla perversione un senso morale ed umano, senza per questo sfuggire a uno svelamento pieno e alieno da ogni ipocrisia di una moralità fallace. Questo tremendo insetto, che si svela davanti a noi in tutto il suo terrore e nella sua orripilante natura, diventa qualcosa di umano e dolente quando striscia su per i muri per difendere l’immagine della donna ritagliata da un giornale. Sono profondità che solo un’arte “mostruosa” può raggiungere.

 

LA TRADUTTRICE

Elena Loewenthal, nata a Torino nel 1960, lavora da anni sui testi della tradizione ebraica e della letteratura d’Israele. Collabora con La Stampa e Tuttolibri

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Di | 19 maggio 2017|Giudizio Universale antologia|

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