“Badante o del razzismo dei parenti” di Mimmo Calopresti

>“Badante o del razzismo dei parenti” di Mimmo Calopresti

Antologia di Giudizio Universale, dalla “Guida per difendersi dal razzismo”

Colle Oppio, Roma. Palme altissime. Resti delle terme di Traiano, primo imperatore romano nato fuori dall’attuale Italia, più precisamente in Hispania. (I confini cambiano e si evolvono nei secoli creando stranieri secondo il momento storico). Stranieri dappertutto.

 Resti umani che arrivano da tutto il mondo sparsi nel parco a confondersi con i rimasugli archeologici.

 

Bambini piccolissimi organizzati da tate africane filippine rumene russe giocano sull’erba. I più grandi al parco giochi, affollato prevalentemente al pomeriggio dopo l’orario di uscita di asili e scuole elementari. Madri e padri con passeggini. Cani a spasso con i loro padroni corrono e si azzuffano in un spazio a loro riservato. Un grande viale domina dall’alto il Colosseo. Turisti vagano alla ricerca della Domus Aurea. Poche biciclette, la città costruita sui sette colli è adatta solo agli scalatori.

 

Nel corridoio disegnato da un raggio di sole mattutino, improvvisamente appare la carrozzina di un vecchio invalido, spinta con principesca leggerezza da una giovane donna dalla bellezza austera. Attraversano il parco insieme e sembrano una coppia dell’antica nobiltà romana. Lui imbacuccato da spessi maglioni per evitare ogni possibile principio di malattia, abbandonato e morbido come

il suo bel cappello di lana, nella sedia viaggiante. Lei, dai tratti chiaramente dell’Est, che potrebbero indicare un’origine ucraina, ha i capelli neri e folti, ed è coperta da un vestito nero che le lascia scoperte le braccia e le spalle. Uno scialle per affrontare, con molta meno paura dell’uomo, il freddo che non è stato ancora vinto dal primo sole. Si fermano a una panchina della fila che corre lungo il viale. Si guardano intorno, si guardano. Tutti gli altri intorno li guardano. Tutti persi nei loro pensieri. Lui non parla più da quando la malattia lo ha seduto per sempre, gli basta guardarsi intorno, gli basta contemplare con serena beatitudine la sua giovane e bella badante ucraina, che tutti i giorni lo spinge fino qui. Lei è bella e si lascia guardare, pensa che anche questo è parte del suo lavoro. Incurante dei pensieri altrui che senza ritegno la classificano come prostituta, lei espone la sua pelle a quel vecchio per regalargli ancora un momento di disperata vitalità. Il vecchio ha smesso di pensare, forse per reazione al troppo dover pensare di quando era ancora attivo, prima della malattia. Non gli importa più niente di quello che dicono gli altri, neanche dei continui rimbrotti della figlia e dei parenti. L’ultima volta che ha provato a dire che gli sarebbe piaciuto fare un viaggio per visitare il paese della sua obbligata compagna di vita, oltre al diniego sono arrivati i soliti e inutili luoghi comuni.

 

“Hai scelto una donna troppo giovane per farti da badante”.

“È troppo bella per fare quel lavoro”.

“Ti costa troppo, si fa pagare per qualunque cosa”. “Ti porterà via tutti i tuoi soldi”.

“Le russe ci sanno fare con i vecchi”.

“È capace di farsi sposare per farsi lasciare tutto”.

 

Il vecchio non risponde mai. Non ha niente da dire. È troppo impegnato ad abbracciare la felicità che la sua badante, che arriva da un paese che lui non aveva mai neanche sentito nominare, gli sta procurando a un prezzo tutto sommato accettabile.

Votazione finale

I giudizi

soli_4
Perfetto


Alla grande


Merita


Niente male


Né infamia né lode


Anche no


Da dimenticare


Terrificante

ombrelli_4
Si salvi chi può

Di | 6 luglio 2018|Giudizio Universale antologia|

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