Capitolo cinque: Gaston

Di |2020-09-11T15:16:42+01:0021 Giugno 2017|Istruzioni per non morire|

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Musica consigliata per la lettura del quinto capitolo: Sour Times (Portishead)

Tese il guinzaglio e alla fine riuscì a sganciarsi gettandosi abbaiando fuori dal marciapiede. “Kelly” gli strillò dietro la padrona, ma il cane, avanzato di qualche metro sino quasi alla linea di mezzeria, si tratteneva sulla strada, ignorandola. La donna lo chiamò ancora ma la voce le uscì fioca, si portò sul bordo del marciapiede e con il guinzaglio che le pendeva si accingeva ad attraversare per riprendere il cane. Fu a questo punto che fece un gesto che a Roberto parve del tutto incongruo e, invece di voltarsi dal lato sinistro per controllare che non arrivassero macchine, si girò inequivocabilmente a guardare Gaston e alzò lentamente la mano destra in un segno di saluto, che Gaston ricambiò. Poi mosse decisa giù dal marciapiede e la berlina che sopraggiungeva a non meno di sessanta all’ora la travolse in pieno e la trascinò per una decina di metri davanti prima di completare la frenata. Kelly emise un latrato lancinante e cercò di infilarsi sotto il paraurti. Di lei si vedevano le gambe immobili.

 

“Salutato? Sì, somiglia a un saluto. E’ il gesto d’intesa finale. Significa che mi ha visto, che sa tutto, che è tutto a posto, che è pronta. Che non c’è violenza, che è solo il destino che segue il suo corso, che la pratica dell’ufficio si può archiviare, che spera di non aver dato disturbo. Che domani mattina non vedrà il sole. Che non serba rancore a nessuno”.

 

Come aveva potuto rimuoverlo così a lungo? Aveva quindici anni, erano sul campo di terra rossa insieme. La madre era morta in ospedale pochi mesi prima e Roberto non aveva potuto fare a meno di pensare che quel padre così assente ne avesse la colpa. (altro…)

Capitolo quattro: Amande

Di |2020-09-11T15:16:42+01:0019 Giugno 2017|Istruzioni per non morire|

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Il trailer del capitolo

Musica consigliata per la lettura del quarto capitolo: Waltz for Debby (Bill Evans)

Quel giorno emerse dai veli e rotolò sotto Roberto. Le bocche lanciarono le reti. Il seno di Amande era un commento a margine, e Roberto si rassicurò nel percepirlo carico di attese. Lo lesse con cura, senza perdere il segno con il dito e infine lo riepilogò in un’unica stretta. La lingua di lei reagì con una scossa elettrica e si disperse per portare la buona novella al corpo tutto di lui. Lui le entrò dentro subito con un’aggressiva voglia di vivere che lei scambiò per rabbia.

 

“Questa è finalmente l’occasione di farti cogliere la qualità del lavoro che faccio” riprese Amande.

“In che senso, scusa?”

“Ma l’hai capito  che cosa fa il coach? Ti aiuta a risolvere dei problemi, a prenderli dal verso giusto”

“Non mi sento nello spirito di scherzare Amande”

“E chi sta scherzando? Il coach è un allenatore per migliorare la propria vita. Allenare qualcuno per salvarla è appena un passo più in là. E’ lo stesso spirito”

“Non mi piace quando esageri nel porti al centro di tutto. Io ti sto parlando della mia vita in pericolo e tu la prendi come un’occasione professionale. E anche quest’eccesso di autocontrollo di fronte a un’enormità del genere…evidentemente non mi credi” (altro…)

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