Remo Bassetti

Home>Tag:Remo Bassetti

Sette dischi sorprendenti del 2025

Di |2025-12-24T16:03:52+01:0024 Dicembre 2025|4, Il Nuovo Giudizio Universale|

La prima sorpresa non sarebbe nemmeno tanto una sorpresa, sia perché riguarda la cantante pop più gettonata dell’epoca sia perché Rosalia è abituata a scompigliare le carte e le aspettative, e già in passato aveva (altro…)

COME SCONFIGGERE LA BOLLA DELL’IA

Di |2026-02-13T19:43:10+01:0028 Novembre 2025|8, Fuori strada|

L’economia finanziaria sta vacillando sotto gli scossoni di quella che viene definita la bolla dell’intelligenza artificiale, ovvero la pressione negativa sui titoli borsistici delle grandi aziende tecnologiche che su essa stanno investendo. Circola il sentiment di una sproporzione fra il valore quotato e quello reale, da cui deriva un concreto rischio di discesa dei prezzi di listino (con effetto traino sull’intero mercato). Quali sono le ragioni profonde di una simile inversione di tendenza? Un suo peso ha la percezione, tra gli stessi operatori, che il corrente filone di sviluppo dell’IA, basato sul modello di apprendimento LMM, abbia toccato il suo picco, e non a caso si ipotizza un ritorno al dismesso e alternativo modello fondato sull’imitazione della struttura cerebrale. Ma la criticità più sostanziosa, che più direttamente spinge gli operatori a disinvestire, è che dopo anni la redditività fatica a sfondare: Nvidia, con il suo incremento annuale di utili nella misura del 61%, rappresenta una delle poche eccezioni. 

Su questo punto l’effervescenza intellettuale che ha seguito la diffusione dell’IA si è appiattita, riducendone le infinite potenzialità a quelle di un comune fattore di produzione. In altre parole, ci siamo abituati al pensiero che l’IA venga buona soltanto per offrire beni e soprattutto servizi da commerciare (o in via temporanea da offrire gratuitamente). In tale chiave l’IA ha offerto il fianco a una serie di inquietudini, e in particolare per la sua attitudine a sostituire le persone fisiche che occupano il posto nella produzione. Lungi dall’assurgere a condiviso veicolo di prosperità è diventata in tal modo un elemento di allarme sociale, e anche quando nelle aziende l’intelligenza umana e quella artificiale convivono permane un atteggiamento di sospetto e antagonismo. Che l’IA sia in grado di compiere con accuratezza millimetrica e nel giro di pochi secondi mansioni produttive che a un operaio o a un impiegato (anche al netto della personale sciatteria o del disincentivo della sindacalizzazione) richiederebbero settimane, mesi o addirittura anni, quasi diventa una prova della sua antisocialità. Certo, non mancano argomenti per confutare questa postura oppositiva: ma perché accanirsi a stare dentro il recinto di un’area ideologica e conflittuale? Basterebbe scostare lo sguardo umano dalla pigrizia nella quale tende a irrigidirsi in modo ripetitivo (altro che la pretesa flessibilità a fronte dell’ineluttabile cadenza reiterante dell’IA!) per cogliere dove si annidi il futuro più radioso dell’IA: non nella produzione bensì nel consumo.

Il mercato culturale ne rappresenta l’esempio lampante. Ascoltiamo l’infinita litania riguardo al fatto che le persone leggono o si informano poco e in modo decrescente. Bene: un’IA sarebbe in grado di leggere agevolmente milioni di volumi ogni giorno e scartabellare con minuzia certosina ogni riga delle notizie e degli editoriali pubblicate da tutti i giornali della terra. Ecco bell’e risolta la crisi dell’editoria. Non vi pare incredibile che ci si stia ancora ad accapigliare sulla latenza di bias cognitivi nei testi prodotti dall’IA o sulla presunta banalità creativa del suo flusso di scrittura? Spostiamola dal lato dell’utente, e quand’anche qualcuno volesse pure lì lamentarsi di passività e credulità non si farà che ripetere quel che la Scuola di Francoforte applicava allo spettatore umano. L’IA potrebbe sbaragliare il concorrente umani anche nelle attività in cui quello tutto sommato tiene botta: le sette stagioni di una serie Netflix sarebbero divorate nel giro di un’unica e ininterrotta tornata, fruita a velocità speed, e all’IA che le consuma rimarrebbe indifferente dal punto di vista estetico la decisione di intervallarle con frequentissimi advertising. Il cambiamento di paradigma non modificherebbe l’antica massima per cui è l’offerta a creare la sua domanda: il riversarsi sul mercato di una pletora di letture rinvigorirebbe la produzione. 

Il mercato culturale mostra con evidenza le potenzialità di una IA le cui prestazioni vengano spostate e potenziate nell’ambito del consumo. Ma perché poi fermarsi a quello? Mettere in gioco le IA anche nei mercati dei beni materiali risponderebbe con successo alle vaste problematiche di questi ultimi: a un’IA che fruisce virtualmente di una locazione Airbnb non disturberebbe che degli inquilini con un contratto di locazione lungo abitino contemporaneamente l’alloggio, e questo assicurerebbe il freno all’aumento dei prezzi degli affitti; egualmente, se l’offerta enogastronomica fosse rivolte essenzialmente all’IA non ci sarebbe bisogno di cucinare sul serio: cesserebbe la disputa sul consumo di carne e i locali di ristorazione potrebbero chiudere prima, cancellando il problema della movida nelle notti dei centri urbani. 

Realizzare una simile revisione del sistema sociale non sarebbe così scioccante come potrebbe apparire: se siamo ottimisti sul fatto che alla lunga cancellare tutti i posti di lavoro che è possibile consegnare all’automazione offrirà all’umanità benefiche ricadute economiche non dobbiamo impressionarci di applicare un’analoga razionalità anche nell’altro lato dei mercati. 

Questo articolo non è uno di quelli che alla fine rivelano di essere stati scritti da un’IA. Mi piacerebbe invece che fosse il primo a poter dichiarare di essere stato letto da un congruo numero di IA. Lo tenga presente il lettore che lo ha apprezzato e intende condividerlo.



RECENSIONE UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA

Di |2025-10-31T15:07:54+01:0031 Ottobre 2025|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

Pochi tra i grandi registi di estrazione indie resistono ormai alla seduzione di girare un blockbuster d’autore: è toccato ora a Paul Thomas Anderson, che per adattarsi al canone ha limato il suo vastissimo apparato di (altro…)

BREVI DIALOGHI SOCRATICI/1 SULLA MORTE DI CHARLIE KIRK

Di |2025-12-24T16:08:29+01:0019 Settembre 2025|6, Limite di velocità|

Cefalo: Hai visto che cosa terribile, Socrate? Un altro uomo ammazzato, un personaggio pubblico, Charlie Kirk.

Socrate: Ho visto, mi rattristano sempre le vittime di una violenza.

Cefalo: Perché tu sei un uomo saggio! In Rete c’è stato un proliferare di odio, di gente che sputava veleno. Che addirittura se ne dichiarava contenta. Contenta della morte di un uomo! (altro…)

RECENSIONE DEL FILM “SOTTO LE FOGLIE”

Di |2025-05-30T14:53:05+01:0030 Maggio 2025|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

Vi dice qualcosa la differenza tra etica dei principi ed etica della responsabilità? Se proprio siete a digiuno di questa importante riflessione filosofica e non avete voglia di leggere nulla sull’argomento (nemmeno l’articolo in cui ne scrivo io), il film di Francois Ozon, “Sotto le foglie” può essere una valida (altro…)

RECENSIONE RITROVARSI A TOKYO

Di |2025-05-22T15:30:49+01:009 Maggio 2025|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

Il culto adorante che la civiltà giapponese riceve attualmente in Europa trascura sovente certi aspetti aspri nella sua costruzione dell’ordine sociale. In Ritrovarsi a Tokyo, il regista francese Guillame Senez ne affronta uno poco conosciuto, ovvero il modo tranchant in cui lo stato affronta l’affido dei figli (altro…)

Di |2025-05-02T18:30:36+01:002 Maggio 2025|Libri consigliati|

Uscito nel 2022, il romanzo Le perfezioni di Vincenzo Latronico è stato inserito nella sestina dei candidati finali all’International Booker Prize 2025: era accaduto solo a Elena Ferrante. L’originale romanzo di Latronico ha un respiro e uno stile (altro…)

Splendore e fallimento di Papa Francesco

Di |2025-09-19T14:29:28+01:0025 Aprile 2025|Limite di velocità|

Morto un papa se ne fa un altro, ma rifarne uno come questo non sarà facile. Arrivato al soglio pontificio con le credenziali di un outsider (il primo gesuita, il primo papa non europeo, il primo a scegliere il nome del santo del voto di povertà) (altro…)

STORIA E PRATICA DEL SILENZIO

Di |2025-03-04T15:57:04+01:0028 Febbraio 2025|Open space|

Non avreste certo problemi a utilizzarlo come sottofondo, ma forse dovreste ascoltarlo con attenzione. É un album appena uscito, della durata di 47 minuti e 12 tracce, cui partecipano nientemeno che 1000 artisti britannici, del calibro di Damon Albarn, Annie Lennox, Elton John, Paul McCartney e Kate Bush o del compositore Hans Zimmer. Un album unico perché non suona. Sono incisi 47 minuti di silenzio.

Si tratta della forma di protesta da loro scelta contro una proposta governativa di legge che consentirebbe più agevolmente alle aziende di allenare le proprie IA sui brani violando la legge sul copyright. Una delle tante conferma riguardo alla capacità comunicativa del silenzio.

È un bel riconoscimento per me che, a distanza di sei anni dall’uscita per Bollati Boringhieri, il Corriere della Sera voglia ripubblicare in edicola Storia e pratica del silenzio nella bella collana Mente  e corpo in equilibrio, che nelle settimane precedenti ha dato spazio ai testi di Daniel Goleman, del Dalai Lama e dello stesso curatore della collana, Daniel Lumera. In quel volume proponevo una teoria del silenzio quale vero e proprio atto comunicativo, con la medesima dignità della parola e una speciale connessione con la dimensione emozionale di una relazione o di un’esperienza. E soprattutto peroravo la necessità, per ciascuno, di intendere la loro differenza per farne corretto uso e interpretarli.

Oltre a tracciare questa sorta di “grammatica”, ho inseguito il silenzio in tutte i campi dove è in grado di esprimere un potente significato: le religioni cristiana e buddista, più genericamente la natura e la spiritualità, la sordità, la psicoanalisi, l’amore, il rapporto con le istituzioni. E le arti, ovviamente: a questo proposito ricordo che già John Cage ebbe già l’idea di comporre una sonata di pianoforte muta, per ragioni espressive e filosofiche invece che legate alla gestione della politica e alla tutela dei diritti.

Nella mia ricerca avevo concluso che la politica e lo spazio web hanno con il silenzio un rapporto particolarmente complesso, ai confini della negazione. Direi che in sei anni le cose sono ulteriormente peggiorate. In compenso, l’attenzione positiva al tema è notevolmente aumentata.     La collana del Corriere della Sera costeggia specialmente il silenzio che è necessario in sé stessi e il benessere che ne consegue. Un antidoto essenziale contro la frenesia che ci sta assalendo. La drammatica accelerazione degli eventi nel mondo in questi ultimi mesi, ci ricorda tuttavia che i nostri obblighi di esseri sociali ci impongono al tempo stesso di essere pronti a ribellarci e gridare. Persino a gridare talmente forte da rimanere zitti, come i 1000 artisti inglesi.

LO SPETTATORE PASSIVO DALLA TV AL DEVICE

Di |2026-02-13T19:43:32+01:0031 Gennaio 2025|Limite di velocità|

A partire dagli anni Sessanta una lunga tradizione filosofica ha indicato il fruitore della tv come uno spettatore passivo. Il termine è ora quasi scomparso dal dibattito pubblico, insieme a quello di “spettatore”. Oggi si parla prevalentemente di (altro…)

Torna in cima