RECENSIONE DI AMARGA NAVIDAD
L’autofiction è in questi anni il principale fenomeno del mercato letterario. Cominciata come sofisticato gioco, narrazione di fantasia nella quale l’autore entra (altro…)
L’autofiction è in questi anni il principale fenomeno del mercato letterario. Cominciata come sofisticato gioco, narrazione di fantasia nella quale l’autore entra (altro…)

Nove volte su dieci, i film che rappresentano in maniera indelebile la tragicità di un certo momento storico-politico sono quelli che non prendono di petto la questione ma (altro…)

Mentre la lettura perde colpi, e in Italia nel 2025 sono stati venduti tre milioni di libri in meno, il cinema (altro…)

Al principio c’è la declamazione di un delizioso tema scolastico: una bambina racconta la sua casa immaginandola essere senziente che trasuda gli umori dei suoi abitanti; e si domanda (altro…)

La prima sorpresa non sarebbe nemmeno tanto una sorpresa, sia perché riguarda la cantante pop più gettonata dell’epoca sia perché Rosalia è abituata a scompigliare le carte e le aspettative, e già in passato aveva (altro…)

Georges De La Tour nella sua vita artistica si occupò di due cose: dipingere delle persone comuni, tendenzialmente marginali, e dipingere santi. Tra le due sfere non tracciò un abisso, e anzi (nella rappresentazione di un’affine dignità) ricorre e (altro…)
L’economia finanziaria sta vacillando sotto gli scossoni di quella che viene definita la bolla dell’intelligenza artificiale, ovvero la pressione negativa (altro…)

Distruzione ecologica, culto immorale del profitto, progresso tecnologico fuori controllo: sono tre fattori attualmente attenzionati (usiamola, va’, questa parola fra le più brutte degli ultimi 10 anni) quali potenziali acceleratori della (altro…)

Pochi tra i grandi registi di estrazione indie resistono ormai alla seduzione di girare un blockbuster d’autore: è toccato ora a Paul Thomas Anderson, che per adattarsi al canone ha limato il suo vastissimo apparato di (altro…)

“Pe’ sfregio” (con la variante “a sfregio” e la commistione sonora con “spregio”) è un’espressione napoletana, stranamente non riportata dai dizionari dialettali, che (altro…)
Cefalo: Hai visto che cosa terribile, Socrate? Un altro uomo ammazzato, un personaggio pubblico, Charlie Kirk.
Socrate: Ho visto, mi rattristano sempre le vittime di una violenza.
Cefalo: Perché tu sei un uomo saggio! In Rete c’è stato un proliferare di odio, di gente che sputava veleno. Che addirittura se ne dichiarava contenta. Contenta della morte di un uomo! (altro…)
Come si sta allungando la distanza tra Europa e Stati Uniti
Con la parola “Occidente” facciamo riferimento, alternativamente, a una storia millenaria, a un sistema di (altro…)

Pochi giorni fa ero appena arrivato a Napoli, la mia città natale, e per festeggiarmi mi hanno rubato il telefono pochi minuti dopo essere sceso dal treno. Devo premettere che io non uso il telefono, non come mezzo di comunicazione. (altro…)

Vi dice qualcosa la differenza tra etica dei principi ed etica della responsabilità? Se proprio siete a digiuno di questa importante riflessione filosofica e non avete voglia di leggere nulla sull’argomento (nemmeno l’articolo in cui ne scrivo io), il film di Francois Ozon, “Sotto le foglie” può essere una valida (altro…)

Il culto adorante che la civiltà giapponese riceve attualmente in Europa trascura sovente certi aspetti aspri nella sua costruzione dell’ordine sociale. In Ritrovarsi a Tokyo, il regista francese Guillame Senez ne affronta uno poco conosciuto, ovvero il modo tranchant in cui lo stato affronta l’affido dei figli (altro…)

Uscito nel 2022, il romanzo Le perfezioni di Vincenzo Latronico è stato inserito nella sestina dei candidati finali all’International Booker Prize 2025: era accaduto solo a Elena Ferrante. L’originale romanzo di Latronico ha un respiro e uno stile (altro…)

Morto un papa se ne fa un altro, ma rifarne uno come questo non sarà facile. Arrivato al soglio pontificio con le credenziali di un outsider (il primo gesuita, il primo papa non europeo, il primo a scegliere il nome del santo del voto di povertà) (altro…)

Non avreste certo problemi a utilizzarlo come sottofondo, ma forse dovreste ascoltarlo con attenzione. É un album appena uscito, della durata di 47 minuti e 12 tracce, cui partecipano nientemeno che 1000 artisti britannici, del calibro di Damon Albarn, Annie Lennox, Elton John, Paul McCartney e Kate Bush o del compositore Hans Zimmer. Un album unico perché non suona. Sono incisi 47 minuti di silenzio.
Si tratta della forma di protesta da loro scelta contro una proposta governativa di legge che consentirebbe più agevolmente alle aziende di allenare le proprie IA sui brani violando la legge sul copyright. Una delle tante conferma riguardo alla capacità comunicativa del silenzio.
È un bel riconoscimento per me che, a distanza di sei anni dall’uscita per Bollati Boringhieri, il Corriere della Sera voglia ripubblicare in edicola Storia e pratica del silenzio nella bella collana Mente e corpo in equilibrio, che nelle settimane precedenti ha dato spazio ai testi di Daniel Goleman, del Dalai Lama e dello stesso curatore della collana, Daniel Lumera. In quel volume proponevo una teoria del silenzio quale vero e proprio atto comunicativo, con la medesima dignità della parola e una speciale connessione con la dimensione emozionale di una relazione o di un’esperienza. E soprattutto peroravo la necessità, per ciascuno, di intendere la loro differenza per farne corretto uso e interpretarli.
Oltre a tracciare questa sorta di “grammatica”, ho inseguito il silenzio in tutte i campi dove è in grado di esprimere un potente significato: le religioni cristiana e buddista, più genericamente la natura e la spiritualità, la sordità, la psicoanalisi, l’amore, il rapporto con le istituzioni. E le arti, ovviamente: a questo proposito ricordo che già John Cage ebbe già l’idea di comporre una sonata di pianoforte muta, per ragioni espressive e filosofiche invece che legate alla gestione della politica e alla tutela dei diritti.
Nella mia ricerca avevo concluso che la politica e lo spazio web hanno con il silenzio un rapporto particolarmente complesso, ai confini della negazione. Direi che in sei anni le cose sono ulteriormente peggiorate. In compenso, l’attenzione positiva al tema è notevolmente aumentata. La collana del Corriere della Sera costeggia specialmente il silenzio che è necessario in sé stessi e il benessere che ne consegue. Un antidoto essenziale contro la frenesia che ci sta assalendo. La drammatica accelerazione degli eventi nel mondo in questi ultimi mesi, ci ricorda tuttavia che i nostri obblighi di esseri sociali ci impongono al tempo stesso di essere pronti a ribellarci e gridare. Persino a gridare talmente forte da rimanere zitti, come i 1000 artisti inglesi.

A partire dagli anni Sessanta una lunga tradizione filosofica ha indicato il fruitore della tv come uno spettatore passivo. Il termine è ora quasi scomparso dal dibattito pubblico, insieme a quello di “spettatore”. Oggi si parla prevalentemente di (altro…)

Foto di Pexels da Pixabay
Come rispondereste alla domanda: “bisogna fidarsi della maggior parte delle persone?”. Probabilmente in modo molto diverso a seconda del vostro paese. In Brasile optano per (altro…)