Storia e storie dello sport in Italia

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Storia e storie dello sport in Italia2020-09-11T15:17:12+01:00

Nuvolari, Mussolini, Coppi, il miracolo economico, Maradona, la borghesia di inizio secolo, i caratteri degli italiani, il Coni, l’alpinismo, il doping, la violenza negli stadi… In questo libro, dai primi passi nell’Ottocento fino alla fine degli anni Novanta, lo sport viene trattato come osservatorio privilegiato per la comprensione di fenomeni sociali e culturali e fotografia della vita nazionale. Ma Storia e storie dello sport è anche una specie di romanzo collettivo in cui gli atleti e i personaggi sono narrati nei loro dati umani e tecnici, essenziali o piacevolmente inessenziali.

Pubblicato da Marsilio nel 1999. Esaurito. Ora puoi scaricarlo tutto gratuitamente in pdf, scusandoci per qualche errore nel passaggio dal cartaceo al formato digitale.

“Un quadro di autentico respiro storico. I fatti dello sport sono collocati nel loro contesto sociale in una misura e con un’acutezza sconosciuta a tanti altri studi sul tema”

Gianni Vattimo L’Espresso

“Leggendo la bella prosa di questo notaio capirete il come e il perché del pianeta sport”

Gianni Riotta La Stampa

“Un testo che dovrebbe essere adottato nelle scuole”

Manuela di Centa

“Talento narrativo… capacità di analisi dialettica e una non nascosta passione per l’argomentare eccentrico”

Antonio Franchini Dario

Quando i nuotatori italiani andavano a fondo

Chi l’avrebbe mai detto che saremmo diventati un paese con tanti campioni nel nuoto? Io no. Ecco un brano dal mio libro, del 1979, quando proprio sembravamo negati per quello sport.

Dal punto di vista dei risultati, il nuoto si è mantenuto ampiamente al di sotto dello standard agonistico medio nazionale, e la recita che lo riguarda, nonostante la buona volontà di qualche dotata comparsa, è assai povera di primattori.

 

Tra il 1969 e il 1974 la mediocre squadra azzurra si fece bella con un autentico fenomeno, Novella Calligaris, che fu anche la prima enfant prodige dello sport italiano, dato che cominciò a brillare sin dai quattordici anni. (altro…)

Bottecchia, una vittima del fascismo?

Il ciclismo di inizio secolo vedeva i corridori divisi in due categorie: quelli che avevano una squadra e quelli che non l’avevano, i cosiddetti isolati. Costoro gareggiavano a proprie spese, non sempre trovavano da dormire in un posto minimamente confortevole, non ricevevano lo stipendio ma si mantenevano con i premi e le collette dei compaesani. (altro…)

Nuvolari e Varzi, vite da romanzo

L’automobilismo aveva ottimi motivi per essere amorevolmente seguito dal regime. Attraverso le vittorie delle macchine italiane il fascismo intendeva propagandare i progressi della propria industria meccanica; con lo svolgimento della Mille miglia dimostrare che le strade italiane non erano sentieri cosparsi di pietre; con le imprese dei piloti suggellare l’ardimento che il popolo italiano doveva praticare. Di fegato per correre in macchina ce ne voleva effettivamente parecchio. (altro…)

Disastri azzuri (oltre Ventura)

La spedizione della nazionale di calcio ai mondiali del Brasile del 1950 venne preceduta e accompagnata da una serie di condizioni che avrebbero obiettivamente reso improbabile un risultato positivo. L’anno prima, la tragedia di Superga aveva costretto i selezionatori, Novo e il giornalista Bardelli, (altro…)

Attorno agli atleti: allenatori, dirigenti, arbitri

Gli atleti non esauriscono la popolazione del mondo sportivo, anzi forse non ne sono nemmeno la maggioranza. Attorno a loro ruota tutta una serie di personaggi, deputata a finanziare, migliorare, consentire, incoraggiare la prestazione agonistica. (altro…)

Sarebbe giusto autorizzare il doping? Quale lezione lo sport offre alla vita

“C’era Ruffoni. C’era Pirazzi”. Sembra di tornare indietro di 40 anni, alla trasmissione radiofonica “Alto Gradimento”, quando un personaggio ipocondriaco interpretato da Giorgio Bracardi diceva: “C’erano Ruttoni, Tarantolazzi, Gospedale… “. Ruffoni e Pirazzi invece esistono davvero, e sono due atleti che dimostrano quanto il ciclismo sia sempre uno sport di grandi imprese: la loro è consistita nel farsi buttare fuori dal Giro d’Italia per doping ancora prima della partenza.

Insomma la Russia e il ciclismo rimangono i malati incorreggibili della terribile pratica. Ma, per quanto  siano aumentati e scientificamente progrediti i controlli, tutti sappiamo che il fenomeno è tuttora assai più esteso di quanto emerga. E così, in casi come questo, diventa d’obbligo domandarsi: ma visto che insistono, avranno mica ragione loro? Non sarà il caso di riconsiderare la questione del divieto? Qualche mese fa persino sulle colonne di Le Monde si poteva leggere la proposta di istituire competizioni fra atleti liberi di iniettarsi l’inverosimile, purchè con trasparenza e in tornei separati. (altro…)

Il grande Torino

Il 4 maggio del 1949 si avvia a essere archiviato come giornata di routine della vita nazionale quando a Torino, nella sera uggiosa e martellata dalla grandine, accade una cosa imprevedibile. Un aereo, confuso dalla scarsa visibilità, sbaglia malamente la manovra di atterraggio e si abbassa sino a toccare con l’ala la punta della basilica di Superga. (altro…)

Brevi storie di antichi campioni

Molti fortissimi atleti vengono ricordati come «eterni secondi»; ciononostante la loro capacità di porsi da protagonisti, di elevarsi quasi alla pari di qualche grande avversario, conserva loro lo status di campioni e li tramanda alla memoria come dei vincitori, personaggi che hanno saputo attraversare brillantemente, come minimo, una fase della loro vita.Tra le poche eccezioni a tale regola va sicuramente citato Tiberio Mitri, il pugile triestino che pure, oltre a riscaldare cuori femminili ammaliati dalla sua bionda bellezza, (altro…)

Mussolini «primo sportivo d’Italia»

Che Mussolini dovesse sostenere la campagna di valorizzazione dello sport è più che comprensibile, e pertanto appare normale che egli comparisse, pur talvolta annoiandosi, in occasione delle grandi manifestazioni sportive e delle partite di calcio,alle quali aveva anche l’encomiabile abitudine di pagare il biglietto. Diventava semmai grottesco fare di lui il deus ex machina che consentiva, con il solo aleggiare del suo spirito, (altro…)

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