
Spiegatelo al cane, quello tirato sotto dall’auto, che si è trattato di un semplice incidente. Questo è in effetti l’evento che innesca la catena di eventi: ma quelli che non possono veder soffrire gli animali si tranquillizzino perché il cane non è inquadrato, neppure per un cammeo. Del resto, il fuori campo governa due terzi della pellicola; e tuttavia la splendida parte finale (salvo una significativa appendice) è un piano sequenza semi-fisso. Basta quest’accenno per segnalare la maestria registica di Jafar Panahi, che poi non è un segreto né una novità, tant’è che con la Palma d’Oro assegnata a questo film ha completato lo slam già avviato con Venezia e Berlino. La sua abilità espressiva non si nutre di effetti speciali o scenografie mozzafiato, non saprei dire quanto per scelta e quanto perché quello passa il convento, dato che come ogni regista di taglio internazionale è considerato un nemico dal regime e lavora in clandestinità, quando non è in carcere, come tra il 2022 e il 2023 (e anche se quest’opera non è strettamente autobiografica come altre, il tema dell’aguzzino carceriere deve essere ben vivo nella sua esperienza). Il canone suo preferito rimane immutato: road-movie atipico e dilemma morale, eppure di ripetitività non se ne avverte.
Dicevamo che Un semplice incidente comincia con l’investimento di un cane nel buio notturno in una strada di campagna: prosegue con un danno alla macchina a causa dell’urto e la successiva sosta per la riparazione. L’uomo alla guida, che viaggia con la moglie incinta e una figlioletta, cammina per l’officina con il passo reso claudicante da una protesi della gamba. Il suono metallico prodotto da questa scuote nel profondo Vahid, uno dei meccanici che rimane nascosto nell’ombra. Come non riconoscere il cigolante rumore di quel trascinamento? Vahid, che anni prima fu prigioniero politico, ne è rimasto traumatizzato: apparteneva al terribile torturatore che le vittime chiamavano “gamba di legno” o “gamba secca”, e ne riaffiorano alla mente i sadismi e le minacce. Certo! Non può che essere lui! O forse no? In un primo momento Vahid non ha esitazioni e l’odio che ancora gli avvelena l’animo lo induce a rapirlo, caricarlo su un Van per seppellirlo vivo. Ma quando quello, tra una palata e l’altra, gli assicura che sta sbagliando persona il tarlo del dubbio lo assale. Vorrebbe farlo vedere a un vecchio compagno di militanza che si rifiuta e prova a dissuaderlo dalla vendetta, perché lo renderebbe simile all’assassino. Però, siccome Vahid è fermo nel suo proposito, a condizione che qualcuno gli dia parere positivo sull’identità, lo indirizza a un’altra antica vittima di gamba di legno, che Vahid non conosce direttamente. In breve, sul Van che scarrozza il forse boia legato dentro un baule, si forma una squadra composta da una fotografa di matrimoni, la coppia che posava nell’imminenza di convolare e un’altra ex vittima (come Vahid e le due donne), un uomo particolarmente traumatizzato e irascibile. Il film segue le loro ventiquattro ore, il torrente dei sentimenti e il fluire dei ragionamenti, gli imprevisti, tutto che rende il team sempre più dubbioso e scalcinato. Sino al finale scioglimento del nodo.
Il film, che inizia e termina in modo altamente drammatico, assume tinte di commedia brillante nel dipanarsi degli eventi e negli scorci sulla società iraniana e certe sue pecche, ma comunque in nessuna fase perde il passo di denuncia civile. La rappresentazione dell’assurdo cita (nel testo e nell’ispirazione) Godot e l’idea narrativa ricalca il Polanski di “La morte e la fanciulla”. Gli attori non professionisti a volte paiono sopra le righe, e in quel contesto non diviene un difetto. L’evoluzione psicologica del protagonista Vahid è formidabile e che, in questa interrogazione sulle responsabilità del singolo in un sistema malato, il film invii un messaggio etico, di speranza e di empatia è una nota di merito in più. La disposizione dei personaggi dentro le inquadrature e l’elettrica sceneggiatura, rappresentano un’unica, fusa, inscindibile perfezione.
Un semplice incidente
Quattro soli

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