Fiabe dei giorni in cui le persone rimasero a casa/ I lupi e gli agnelli nelle città d’arte

>Fiabe dei giorni in cui le persone rimasero a casa/ I lupi e gli agnelli nelle città d’arte

Ci fu un periodo nel mondo in cui la gente dovette rimanere a casa per diverse settimane.  Accadde così che gli animali selvatici, a lungo rimasti ai margini delle città, decidessero di approfittare dell’occasione per fare delle gite. Perciò si videro scorazzare anatre a Parigi, scoiattoli a Città del Messico, capre di montagna nelle città del Galles, puma a Santiago del Cile, cervi a  Firenze, pavoni a Dubai. Qualche animale cercò persino di rendersi utile agli uomini che non potevano in quel periodo procedere alle loro normali attività. I gabbiani in Bretagna oltre a cibarsi, come sempre, della spazzatura rimettevano quella che non consumavano nella raccolta differenziata; un mulo, in un piccolo paese tedesco, tirava con la bocca e gran vigore la campana della chiesa ogni mattina alle sette (e qualcuno se ne lamentava, perché visto che c’era la quarantena sarebbe stato propenso a dormire una mezzoretta in più).  Ma la cosa più curiosa accadde in una grande città europea, della quale preferisco non fare il nome e che chiameremo con un nome di fantasia, Squisilandia. Diremo ancora che era una città molto bella, con un centro ricco di storia e di monumenti, un castello e molti musei, e naturalmente una quantità considerevole di negozi e di ristoranti o bar che erano sorti specialmente negli ultimi anni per rendere più confortevoli le giornate dei turisti e dei residenti. Ebbene, a Squisilandia arrivarono insieme due gruppi che da tempo si erano abituati a vivere in amicizia dopo avere superato antichi contrasti, i lupi e gli agnelli.

“Che bello, ho sempre sognato di visitare una città d’arte senza torme di turisti che mi stessero addosso per fotografarmi o abitanti che mi pigliassero a calci” ululò Mirko, che teoricamente era il capo dei lupi ma siccome i lupi avevano un sistema politico molto egualitario preferiva definirsi influencer.

“Per apprezzarle fino in fondo però bisognerebbe avere studiato” belò Giampy, che invece non esercitava alcun ascendente sui compagni di gregge ma siccome era un po’ megalomane amava definirsi lo chef (guardando qualche volta la televisione nella casa del suo pastore si era accorto dai programmi che questo titolo era diventato molto più prestigioso di presidente e parecchio più ambizioso di imperatore).

“Io avrei tanto voluto andare a scuola” continuò” ma i miei genitori erano all’antica, pensavano che studiare ti riempie la testa di cose inutili e per il mio futuro sarebbe stato meglio che mi sistemassi in un buon pascolo. Quella per esempio” belò indicando una cattedrale” Che cos’è? Una tintoria?”.

Insomma bisognava cominciare proprio dalle basi e presto la combriccola rinunciò alla parte culturale del viaggio.

“Perché non andiamo a fare un po’ di shopping? A me per esempio non dispiacerebbe un negozio di pelletteria” ululò Fonzo, che non era né un lupo né un agnello, bensì uno sciacallo che tanto tempo prima aveva perso la strada di casa ed era stato adottato dai cugini lupi, e ormai si sentiva uno di loro. I nostri animali, però, dovettero constatare che tutti i negozi erano chiusi.

“Non so cosa ci trovino di tanto divertente gli essere umani a stare in mezzo alla strada” commentavano “Se è sempre così, è una noia mortale. Andiamo almeno a bere un drink”. “Personalmente non mi spiacerebbe mandare giù un boccone. Ho una fame da agnello” urlesclamò il lupo Mirko.

E a proposito di bocconi, imboccarono un viale con una sfilza di locali per bere e mangiare, solo che erano anche quelli tutti chiusi.

“Sono stufo di fissare le serrande abbassate” sbottò Mirko” Su, datemi una zampa. Oooh-issa…” E con la collaborazione del branco e della mandria riuscirono a sollevarne una di un ristorante con una bella insegna .

“Che sciccheria “disse Gianpy aggirandosi tra i tavolini lucidi.

“Si, ma andiamo alla parte che conta” lo incalzò uno dei lupi spalancando il frigorifero mentre alcuni agnelli si facevano largo tra le provviste nella dispensa. “Qui c’ è ogni ben di Dio, si tratta solo di capire come cucinarlo” belavano felici.

“Beh, ecco il menu, ci darà sicuramente delle indicazioni” guaì Mirko con soddisfazione. Poi attaccò a leggere e prese un espressione corrucciata. “Ma che roba è? State a sentire, Risottino mantecato con fave, muso di cinghiale e acciughe del Cantabrico marinate nel succo di sambuco e impanate con la scorza di mandorle…”

“Ma forse ti sbagli, non è il menu, è la lista della spesa per quando vanno su Marte” azzardò un altro lupo”.

Mirko, sempre più ululosamente indignato continuò a leggere il menu. “Anatra alle cinque spezie, ai nove formaggi e alle quindici bacche cotta nel brodo di polpo ripiena di interiora di maiale, melanzane tunisine e mele renette”.

“E poi se la prendono con la mia dieta!” sbottò Fonzo lo Sciacallo “ Questi esseri umani mangiano come dei degenerati”.

“Guardando la televisione del mio pastore” belò Giampy “ ho visto che agli umani gli ha preso una fissa con questa storia del mangiare. Addirittura i bambini invece di guardare i cartoni animati si inchiodano per ore davanti allo schermo a guardare gente che trita le cipolle o spreme i mandarini”.

“Beh, lasciamo perdere queste paranoie e visto che ti fai chiamare chef preparaci un intingolo semplice e genuino”.

E Giampy si mise ai fornelli con ottimi risultati e deliziò i suoi compagni con delle buone pietanze vegetariane. Già perché anche i lupi, a furia di bazzicare con gli agnelli, avevano cominciato ad apprezzare le verdure. Quando stavano per andarsene,  Mirko che aveva un cuore particolarmente tenero buttò lì l’idea:

“Sentite, ma questa roba a stare chiusa qua dentro scade. Perché non facciamo una gentilezza agli esseri umani, la cuciniamo e la consegniamo in giro, nella case?”

“C’è il divieto di andare in giro…”

“Non per gli animali, altrimenti non saremmo qui. Lo so che gli esseri umani non ci hanno trattato sempre tanto bene, ma potrebbe essere l’occasione per avviare una relazione amichevole. Come dire, un contratto sociale”.

Dopo qualche mugugno gli animali tutti si gettarono a capofitto in questa insolita impresa, e anzi si intrufolarono in altri ristoranti per ricavare nuove provviste. Fu un successone a Squisilandia: il cibo era cucinato divinamente, salvo il fatto notorio che lupi e agnelli non indovinano mai la cottura giusta per la pasta; e gli esseri umani furono tutti piacevolmente stupiti di quell’esperienza e della cortesia degli animali. Ci fu un solo incidente: una bambina che si chiamava Cappuccetto Rosso quando aprì la porta e si trovò davanti un lupo che teneva tra i denti la scodella con la minestra al formaggino si spaventò e disse: “Non mi freghi, sei la nonna travestita” e tirò una randellata sul cranio del lupo. Aveva avuto un trauma quando era piccina e le erano rimaste le idee un po’ confuse. Comunque i lupi e gli agnelli vennero elogiati e integrati nella comunità. Quando le persone tornarono a riempire le strade e i negozi, tutti furono ingaggiati nei migliori ristoranti, per servire o cucinare. Un giorno il padrone del ristorante in cui lavorava Giampy stava programmando il menu della settimana.

“Uhm…mercoledì facciamo la bistecca, giovedì il capretto”.

“Eh, no” si piantò sulle zampe Giampy “Adesso dobbiamo riconsiderare un po’ le cose, amico mio!”.

Io non so come sia andata a finire, e se Giampy e i suoi amici l’hanno spuntata devo confessarvi che un po’ mi spiace perché sono ghiotto di carne, però magari sono riusciti a imporre qualche nuova abitudine alimentari, e forse sarà stato meglio così. Comunque, se ve lo posso confessare, a me il muso di cinghiale con la scorza di mandorle pareva davvero una cosa strana.

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Di | 17 Aprile 2020|4, Lo Storiopata|

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