Marina Abramovic

>Marina Abramovic

Ufficio visti

Nelle varie occasioni in cui mi sono trovato di fronte dinanzi ai video sul dolore, fisico ed emotivo, di Marina Abramovic, ho sempre avvertito un fastidio da inautenticità, probabilmente perché mi sono perso le più significative performance dal vivo. E perché lo sforzo di spingere l’estremo sempre più in là provoca nello spettatore una crisi di rigetto: se lo scopo della Abramovic si arresti qui, sulla soglia del sensazionalismo, o aspiri a renderci più consapevoli non lo sapremo mai.Immagino sia stata in ogni caso un’esperienza notevole quella di chi ha visto la Abramovic tagliarsi a sangue o esporsi nuda a subire passivamente per ore quel che il pubblico decideva di infliggerle o ritrovarla silenziosamente seduta nella stessa posizione dopo settecento ore.A Stoccolma l’artista viene celebrata con video di alcune di quelle performance, tra cui Balkan Baroque, che le valse il Leone d’Oro a Venezia nel 1997 (seduta per quattro giorni su ossa putrescenti per pulirle una ad una) o Stromboli III Volcano (sdraiata sulla battigia, in balia delle onde e del vento). Di sé ha chiarito che non è femminista (perché considera già la donna più forte) e sul corpo della donna ha fatto passare messaggi contrastanti: le ha prese, ma anche date, quando si è scambiata ceffoni nella performance con il compagno Ulay; ha rivendicato la signoria sul suo corpo, e certo non si è preoccupata di viziarlo; ha abortito tre volte, perché i figli le avrebbero intralciato la carriera. Ha avuto parecchi cattivi imitatori e qualche volta di troppo ha imitato se stessa.

Marina

Marina Abramovic

Di | 10 marzo 2017|Ufficio visti|

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