Serotonina di Michel Houellebecq

>Serotonina di Michel Houellebecq

Che differenza c’è essere profetizzare e spoilerare? Michel Houellebecq si è procurato la fama del profeta (ad altri avrebbero dato dello iettatore) perché, specialmente nelle ultime due uscite,

ha apparentemente anticipato eventi nefasti. E’ noto che Sottomissione, il romanzo che immaginava una Francia posta sotto il giogo di un dittatura islamica, uscì in libreria il giorno dell’attentato alla redazione di Charlie Hebdo; nel caso dell’ultimo libro, Serotonina, un ampio battage pubblicitario (che include, in Italia, anche la copertina del libro) ha evidenziato come in esso sia vaticinata la rivolta dei gilet gialli e i suoi scossoni di antagonismo violento nella piazze (in realtà il libro esce dopo ma, ovviamente, non vi era traccia sociale dei gilets jaunes quando Houellebecq lo scriveva).

 

Torno alla distinzione. Il profeta prevede e rivela fatti considerati improbabili dai più, e che ancora devono accadere; chi fa spoiler, più modestamente, rivela passaggi di un film che ha visto e che è in programmazione nelle sale. Si tratta in questo caso del film dentro il quale viviamo, sia noi tutti che Houellebecq: se qualcuno si è addormentato sulla poltroncina peggio per lui. Lo scrittore francese fiuta intelligentemente il clima che tira, e gli cuce addosso il vestito narrativo. E’ bravo a misurare la temperatura sociale. Ciò detto, parlare di profezia va bene per chi si accontenta del peso all’ingrosso. Il terrorismo islamico ha prodotto l’effetto opposto all’islamizzazione. E gli scontri con la polizia dei manifestanti sono una rivisitazione della vertenza sulle quote latte. D’accordo, sono allevatori della Normandia in fermento, e questo evoca lo scontro della provincia contro la città: però è solo un pezzo della mobilitazione in corso e che comunque diversi analisti stanno già spoilerando da tempo alle orecchie dei più distratti.

 

Questo giusto per mettere le carte in tavola: nessuno impone a Houellebecq di fare il commentatore politico visionario, e d’altronde è certamente l’ultima delle sue stesse intenzioni. Il libro è di 332 pagine. La parte di cui discutiamo ne occupa 25. Dovrebbe essere il culmine descrittivo riguardo la deriva della classe media: ma il personaggio che guida la rivolta è un vecchio aristocratico amico del protagonista, e il gesto con cui scatena la sanguinosa reazione della polizia è plastico ed estetizzante.

 

Secondo le dichiarazioni di Houellebecq, Serotonina è piuttosto un libro sull’amore. Il protagonista, Florent-Claude Labrouste, è un ingegnere agronomo variamente fallito che decide di combattere la depressione con il Captorix, un medicinale che alza sì il livello di serotonina (l’ormone della felicità) ma abbassa implacabilmente la sintesi del testosterone e condanna alla perdita del desiderio sessuale.  Il protagonista, già virtualmente separato in casa con la giovane convivente giapponese, scopre alcuni video in cui la stessa si produce in ogni tipo di performance sessuale, inclusi gli accoppiamenti con animali. Per questo decide di andare a curarsi la sua depressione in pace, al riparo dello sguardo di chi lo conosce e, nel frattempo, di celebrare il funerale della sua sessualità richiamando alla memoria le sue storie più significative, una della quali ha lasciato un segno particolarmente indelebile.

 

Con questo romanzo Houellebecq accentua la sua chiave di lettura dell’esistenza maschile, che qualificherei ficacentrica. Egli assume una posizione ideologica sul dominio ossessivo e perturbante della sessualità, in qualche modo speculare alla psicoanalisi fallocentrica di Freud, e quindi appesantita e resa errata dalla stessa deviazione monocorde. “Avevo bisogno di amore  e di amore in una forma molto precisa, avevo bisogno di amore in generale ma in particolare avevo bisogno di una fica, c’erano tante fiche, miliardi sulla superficie di un pianeta peraltro dalla superficie molto ridotta, quando ci si pensa è allucinante quante fiche ci sono, credo che ogni uomo abbia avuto modo di provare questa vertigine, d’altra parte le fiche avevano bisogno di cazzo, o almeno questo è quello che avevano creduto (felice equivoco sul quale poggia il piacere dell’uomo, la perpetuazione della specie e forse anche quella della socialdemocrazia)”.

La socialdemocrazia dell’accoppiamento, vista come alternativa al ficacentrismo, è però il pompino, pur esso ampiamente diffuso nel romanzo, con la medesima schiettezza e senza tanti giri di parole.

 

Non vorrei che si ingenerasse a questo punto un secondo equivoco, quello che Serotonina sia un romanzo erotico. Al contrario, la sboccataggine ha quasi sempre un che di turpe, rancoroso e sarcastico da fare un effetto peggio del  Captorix. Sa più di regolamento di conti, senza nemmeno catarsi.

Potrebbe essere interessante se Labrouste fosse un paranoico totale, o all’inverso se fosse rappresentativo di un’epoca, o perlomeno un tipo umano di una certa pregnanza categoriale. Ma non è nulla di tutto questo. Di tutto questo è fermo una soglia prima, o un passo oltre.

Non dico che sia inutile, o noioso, perché Houellebecq non ci mette mai più di tre pagine per inserire un motto acuto o un’immagine divertente e corrosiva (se proprio devo sceglierne una, che l’Olanda non sia un paese ma al massimo un’azienda la trovo irresistibile). Qualche bozzetto spassoso sulla borghesia ci esce (però anche reiterate prove dell’adesione ai costumi di quella). Ma è il romanzo (sin qui il meno riuscito) di un autore che in questo momento non ha idee né plot e per coprire questa debolezza continua ad aggrapparsi a un politicamente scorretto che ormai è fluente nella società e non è più anticonformista. Così un libero e originale pensatore reazionario e antimoderno, parente (minore) letterario di un Céline, finisce per declassarsi a vecchio e innocuo borbottone.

Di | 18 Gennaio 2019|10, Sulla scrittura|

Un commento

  1. odradek 06/02/2019 at 20:44 - Reply

    Devo ancora leggerlo, e non so se lo farò a breve. Ma immagino di poter dire sin d’ora che concordo con ciò che scrivi. E’ in fondo quel che mi attendevo quando l’ho comperato, senza leggere nessuna recensione. Temo dipenda dal fatto che la parabola del vecchio Michel, della sua produzione e dell’umano che abita le sue pagine, è fastidiosamente simile a quella della mia esistenza. Lasciando perdere la povera Europa e il suo destino infausto, ormai scritto da tempo. Saluti.

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