Lincoln nel bardo

>Lincoln nel bardo

Il romanzo più bello del 2017

E’ complicato spiegare come sia scritto questo libro di George Saunders. Così stavo lì inerte, davanti alla mia pagina bianca.

Wrogger

 

Ma che in quel momento era un’enorme massa grigia dormiente.

Roger Bevins III

 

Da cui due oziosi uccelli invernali lanciarono un’occhiataccia al nostro passaggio.

Hans Vollman

 

Ma certo, con l’esempio! Prendete le tre righe sopra, mica si capirebbe che è una recensione. E Lincoln nel Bardo funziona proprio così. Incontri queste voci inframezzate, impetuose e atonali (con al fondo la fonte della citazione), e se non hai letto la quarta di copertina sei fregato. Dici, vabbè, è una cosa esageratamente sperimentale e la molli dopo una ventina di pagine. Che terribile errore sarebbe!

Wrogger

 

“Questa è la prova più difficile della mia vita” confessò all’infermiera, e in un moto di ribellione, quell’uomo, stracarico di crucci e patimenti, gridò: “Perché, perché?”

Da Abraham Lincoln. The boy and the man di James Morgan.

 

“Lincoln nel bardo” esige preliminarmente di chiarire che: 1) il Bardo è un luogo/non-luogo tra la vita e la morte, proprio del buddismo tibetano, dove transitano alcune anime recalcitranti al passaggio; 2) il Lincoln nel Bardo non è il presidente bensì il figlioletto Willie di undici anni, morto tragicamente per una malattia scambiata all’inizio per un banale raffreddore. Il libro comincia ammassando frammenti di documenti, biografie, testimonianze, ricercate scavando con cura ma non per questo necessariamente tutte vere, perché il gioco della letteratura è confondere il confine tra vero e falso, è portare la verità stessa in un Bardo tra il vero e il falso, ma si può essere ben sicuri che a chiosare il funerale non mancassero commenti lividi e gretti.

Wrogger

 

Un’ostentazione immonda ed esagerata in tempo di guerra.

Sloane op. cit.

 

Ma dopo trenta pagine il romanzo entra nel vivo, cioè nel morto, ops, né l’uno, né l’altro, ma nel Bardo, e le voci frammiste sono quelle dei tanti rimastivi incastrati, che non hanno il coraggio di completare il salto verso l’aldilà, ci vuole coraggio ad essere morti ancora più che ad essere vivi, e insomma il Bardo è affollato quando arriva il piccolo Willie, e in mezzo a questo fracasso di posterità incompiuta ci stanno solo due vivi, il dolente Abramo Lincoln e il custode del cimitero. Abramo viene di nascosto a piangere sulla tomba, a profanarla aprendola. Willie lo vede e lo sente, e quel legame che la morte ha reso più palpitante trattiene Willie nel Bardo, ed è un’eccezione perché nel Bardo si rimane essenzialmente per propria nostalgia, a dispetto dell’oblio dei vivi, mentre Willie quasi viene risucchiato dalla nostalgia che prova il padre, che non è poi così importante che sia Lincoln, no, il romanzo non indugia quasi sulla Guerra di Secessione, quel che conta è che nemmeno il Presidente degli Stati Uniti è in grado di impedire la morte del suo prediletto, e quindi George Saunders poteva mettere in scena un potente qualsiasi, ma avrebbe dovuto sceglierne uno allampanato e triste, come pare fosse Lincoln anche con il figlio in vita, uno al quale fosse capitata questa disgrazia, uno, come Lincoln, che fu sospeso nel più terreno dei Bardi, quello tra l’irresolutezza e la decisione irrevocabile, così pesante e dolente quando lascia cadaveri nei campi di battaglia che non è detto otterranno la sepoltura, così pesante e dolente, eppure non quanto la morte di un figlio.

Wrogger

 

Il bambino spalancò gli occhi.

Roger Bevins III

 

Strano questo posto, disse.

Veramente no, disse mr. Bevins. Non è strano.

Uno ci si abitua, disse il reverendo.

Se proprio ci deve stare, disse mr. Bevins.

Ma non è il tuo caso, disse il Reverendo.

Hans Vollman

 

Strano questo romanzo. Veramente no. Ci si abitua. E’ una struttura solo apparentemente da poema. E’ un po’ dantesco (ma ancora di più c’è Hyeronimus Bosch), un po’ joyciano. E’ quando dici, bene, da oggi la forma del romanzo si è arricchita. E’ l’opera sorprendente di un autore che sin qui aveva scritto soltanto racconti e che tira fuori un capolavoro memorabile. Dalla parentela epica e operistica estrae quella naturale propensione al cambio di umore perpetuo, la facilità a cucire insieme il comico e il drammatico, a sollecitare il groppo in gola un attimo dopo che ridevi ad alta voce. Lettore, ci devi stare (direbbe Mr. Bevins). E’ il tuo caso (direbbe il Reverendo).

Wrogger

 

Per diciannove mesi il popolo ha profuso, su vostra richiesta, figli, mariti, fratelli, soldi. Con quale risultato? Vi rendete conto che la desolazione, il dolore e il lutto che pervadono questo paese sono dovuti a voi? Che i giovani mutilati, storpi, uccisi, invalidi per la vita, lo devono alla vostra debolezza, irresolutezza, mancanza di coraggio morale?

Tagg, op. cit., lettera di S-W. Oakey

 

Ciclicamente ritornano, insieme alla figura di Lincoln che incarna oltre se stesso il desiderio della vita per gli abitanti del Bardo, le citazioni (forse) documentaristiche ma la parte principale spetta alle anime di quel purgatorio, tutte immerse nella memoria delle proprie sembianze ma qui rimescolate secondo canoni multipli, la deformazione del dettaglio, il principio di prosciugamento, la mostruosità cumulativa (come quella di un carapace composto da anime turbolente). Qualche volta si parlano, il più delle volte monologano, al più un abbozzo di monologo è scintilla del monologo successivo. La testimonianza che ciascuno rende dell’altro è l’unica crepa dentro un narcisismo che la morte ha reso più ostinato. A volte risuonano come in Spoon River.

Wrogger

 

Mi sono trascinato settanta libbre di tubi su per Swat Hill…Sono tornato a casa con le mani tutte una piaga…Ho spalato ghiaia per diciannove ore di fila…ed ecco qua la ricompensa. Edna e le ragazze che fanno avanti e indietro, che mi assistono con vestiti inzaccherati…Ho sempre lavorato sodo, appena guarisco ricomincio subito…Solo che lo scarpone sinistro è da risuolare…e devo riscuotere i soldi da Dougherty…Edna non lo sa mica…mi sa che a questo punto non li riscatta nessuno…Proprio adesso che servivano a tanto…Col fatto che io non posso lavorare…Se potete gentilmente avvisare Edna…Perché io sono malato e allettato e non sono di grande aiuto…

Tobin Muller detto il Tasso

 

Risuona come Spoon River ma non può essere Spoon River perché gli abitanti del Bardo mai detterebbero epitaffi. Avete letto sopra Tobin Muller (detto il Tasso). Crede di essere a letto…tutti vogliono credere di essere convalescenti dopo gli incidenti e le malattie e guai a spifferargli che la questione è più grave. Sono attaccati alla vita, ma ad essere precisi, quasi mai per il rimpianto di quel che fu, ma per il rimpianto di quel che non fu, la morte si identifica con la mannaia sull’ultima possibilità, meglio sull’illusione dell’ultima possibilità, che spesso discende dal rinvio a scadenze che non si ha nessuna intenzione o capacità di mantenere. Ecco, dunque che Saunders mostra tutta la sua appartenenza alla tradizione narrativa americana e alla sua creazione più peculiare, il romanzo di formazione, certo, di solito la formazione è l’apprendimento della vita, qui è l’apprendimento della morte, ma per apprendere (e accettare dunque) la morte rimane quel pezzetto di formazione riguardante la vita che è comprendere ( e accettare dunque) le sue pagine bianche, comprendere il perché non fu quel che non fu

Wrogger

 

Si occuperà lui delle mie figlie?

In mia assenza?

Tra poco Cathryn comincerà la scuola. Chi controllerà che sia vestita come si deve? Maribeth ha un piedino storto e spesso torna a casa in lacrime. Da chi andrà a piangere? Alice è in ansia perché ha consegnato una poesia. Non le è venuta tanto bene. Ho intenzione di farle leggere Shakespeare e anche Dante, lavoreremo a qualche poesia insieme.

Adesso mi sono particolarmente care. Durante questa pausa. Per fortuna è solo un piccolo intervento chirurgico. Un’occasione rara, in effetti, per fermarsi a fare un bilancio della…

Jane Ellis

 

Le tre guide di Willie Lincoln nel Bardo sono personaggi di una potenza narrativa devastante, un reverendo con un segreto tremendo, un omosessuale represso, uno storpio brav’uomo, stecchito da una trave staccatasi dal soffitto quando si accingeva finalmente a consumare il matrimonio con una ragazza giovane e bella e che del trauma ha ereditato nel Bardo un priapismo a prova di estintore. Per aiutare Willie ad abbandonare il limbo (mentre lo difendono da insidie nefaste: a modo suo il romanzo non si fa mancare neppure l’azione) provano ad allentare il vincolo doloroso che il padre questuante d’amore gli chiede e gli depone, e non esitano a entrare dentro il Presidente, perché il Bardo attribuisce quel superpotere, entrare nell’uomo e vivere il suo animo, e anche entrarsi l’uno dentro l’altro fra i morti. E però le parti tendono a invertirsi, è Willie che li guida verso nuove consapevolezze, è il sentimento assoluto tra padre e figlio (uno dei temi più esplorati nella letteratura degli ultimi anni) che insegna, ammaestra, scioglie incantesimi e sortilegi, rende pronti.

Wrogger

 

Non mi restava altro che andare.

Anche se le cose del mondo erano ancora con me: un branco di bambini che arrancano sotto una spruzzata obliqua di neve dicembrina; un cerini spartito amichevolmente sotto un lampione storto da una collisione; l’orologio ghiacciato di un campanile visitati dagli uccelli;  l’acqua fresca da una brocca di alluminio; asciugare la camicia bagnata dopo un temporale di giugno.

Perle, stracci, bottoni, la frangia di un tappeto; la schiuma di birra.

Qualcuno che ti manda gli auguri, qualcuno che si ricorda di scriverti, qualcuno che si rende conto che non sei per nulla a tuo agio.

Il rosso micidiale di un piatto d’arrosto sanguinolento; il palmo che sfiora una siepe mentre corri in ritardo in una scuola che sa di gessetti e di legna accesa.

Anatre in alto, trifoglio in basso, il rumore di quando ti manca il fiato…

Roger Bevins III

Di | 28 dicembre 2017|Sulla scrittura|

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