Storia e storie dello sport in Italia

>Storia e storie dello sport in Italia

Nuvolari, Mussolini, Coppi, il miracolo economico, Maradona, la borghesia di inizio secolo, i caratteri degli italiani, il Coni, l’alpinismo, il doping, la violenza negli stadi… In questo libro, dai primi passi nell’Ottocento fino alla fine degli anni Novanta, lo sport viene trattato come osservatorio privilegiato per la comprensione di fenomeni sociali e culturali e fotografia della vita nazionale. Ma Storia e storie dello sport è anche una specie di romanzo collettivo in cui gli atleti e i personaggi sono narrati nei loro dati umani e tecnici, essenziali o piacevolmente inessenziali.

Pubblicato da Marsilio nel 1999. Esaurito. Ora puoi scaricarlo tutto gratuitamente in pdf, scusandoci per qualche errore nel passaggio dal cartaceo al formato digitale.

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“Un quadro di autentico respiro storico. I fatti dello sport sono collocati nel loro contesto sociale in una misura e con un’acutezza sconosciuta a tanti altri studi sul tema”

Gianni Vattimo L’Espresso

“Leggendo la bella prosa di questo notaio capirete il come e il perché del pianeta sport”

Gianni Riotta La Stampa

“Un testo che dovrebbe essere adottato nelle scuole”

Manuela di Centa

“Talento narrativo… capacità di analisi dialettica e una non nascosta passione per l’argomentare eccentrico”

Antonio Franchini Dario

Giacomo Agostini

Tra il 1965 e il 1975 il signore assoluto delle due ruote è Giacomo Agostini, dominatore sulla sua Mv Agusta delle categorie 350 e 500, con grande dispetto delle case giapponesi che puntavano proprio su quelle cilindrate, le più potenti e dunque le più popolari, per garantirsi un cospicuo ritorno pubblicitario. (altro…)

La coppa del Duce

Come il fascismo si impadronì della nazionale di calcio

Il calcio, alle soglie degli anni trenta, aveva fatto breccia nel cuore della gente e il regime aveva assecondato l’entusiasmo costruendo stadi con una capienza grandiosa, all’avanguardia in tutta Europa. (altro…)

Italia ’90 affare mondiale

Dopo oltre cinquant’anni i mondiali tornano in Italia e sono in molti a pensare che anche questa volta il fattore campo potrebbe preludere a un successo azzurro. La squadra è buona, una nuova generazione ha soppiantato quella del trionfo spagnolo. Al timone c’è Azeglio Vicini che, nel 1988, ha già guidato la squadra a un positivo campionato europeo. (altro…)

Campioni del mondo

Ai mondiali di Spagna del 1982, la nostra nazionale e il suo tecnico, che è ancora Enzo Bearzot, arrivano preceduti da una pessima stampa. Un quadriennio costellato di prove negative, sul piano sia del gioco che dei risultati, ha creato un clima di tensione tra i giornalisti e la squadra, che pare accompagnata anche da una certa freddezza del pubblico. Le belle partite di Baires sono un pallido ricordo. (altro…)

Maradonapoli

Nella seconda parte degli anni ottanta cambia nel campionato la coppia protagonista: non più Roma e Juventus ma Milan e Napoli. Tuttavia permangono, attraverso le due squadre, le formule della precedente contrapposizione: nord contro sud, ricchi contro poveri, collettivo contro individualità. (altro…)

I pionieri del calcio

Il calcio nasce in Inghilterra nell’Ottocento e ha come antenati i vari giochi con la palla delle epoche precedenti. Inizialmente è una commistione di quelli che, a partire dal 1863, saranno due sport separati: football e rugby. Il football è un perfetto esempio di come la nozione inglese di sport metta in primo piano la lealtà, il rispetto delle regole e l’astensione da comportamenti violenti. Nei suoi primi passi si gioca senza l’arbitro ed è dribbling game: il gioco consiste nel superare gli avversari, passare palla ai compagni sarebbe un atto di codardia. (altro…)

L’antimodello nazionale. Pietro Mennea

Nello stesso periodo in cui Panatta consuma i suoi deliziosi misfatti sui campi da tennis, le piste di atletica sono calcate da un velocista italiano che si batte da pari a pari con gli sprinter neri e il più delle volte se li lascia alle spalle. Pietro Mennea è stato uno dei più grandi campioni che l’Italia abbia mai schierato nelle gare sportive, tra lui e un Panatta c’è un abisso di risultati. (altro…)

Il modello sportivo italiano. Adriano Panatta

Il modello sportivo nazionale trova una sua incarnazione nel tennista Adriano Panatta. Figlio del custode del circolo Parioli a Roma, il ragazzo possiede riflessi eccezionali ma un fisico assai esile. Riesce a irrobustirlo in maniera accettabile a Formia, presso il Centro federale, sotto la guida del burbero e schivo mentore Mario Belardinelli, sacrificandosi sino a piangere per la fatica. (altro…)

Gianni Brera e il linguaggio sportivo

Della patina retorica di cui lo aveva ricoperto il fascismo, il linguaggio dello sport non riuscì a liberarsi. Tuttavia l’eterogeneità di ceto degli appassionati e la crescente diffusione lo rendevano interessante e dinamico, in continua trasformazione.

Il giovane linguaggio sportivo bussava alla porta un po’ di tutti i settori per riceverne prestiti. Il gergo militare era il fornitore più significativo, ma non certo il solo. Molti, ad esempio, i termini mutuati dal cinema, dal teatro o genericamente dal mondo dello spettacolo: si pensi a regista, fromboliere, debutto o cartellone; e ancora di più le parole travasate da uno sport all’altro. (altro…)

Il sessantotto e la critica neomarxista dello sport

Le Olimpiadi della squadra italiana a Città del Messico, nel 1968, sono perfettamente simboleggiare dalla prova dell’atleta migliore, il ginnasta Franco Menichelli. Questo ragazzo, ai Giochi di Tokio di quattro anni prima, aveva incantato la platea e i giudici volteggiando deliziosamente col suo fisico minuto, moderno nella tecnica e perfino nell’abbigliamento per via dei pantaloncini corti, che nessuno aveva ancora indossato. (altro…)

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