Cosi’ feci morire un po’ di notai a Torino

>Cosi’ feci morire un po’ di notai a Torino

Dieci anni fa usciva il mio romanzo “Stanno uccidendo i notai”. Lo rievoco con degli estratti

Articolo 1

Dove si introducono i protagonisti della nostra storia,

un notaio viene ucciso e si stipula un contratto

fra un cliente e una prostituta

La struttura del cartello originariamente doveva essere molto snella.

Avevo pensato a una cosa del tipo:

IN QUESTO STUDIO SPEGNETE

QUEI C… DI CELLULARI

 

In realtà io non amo il camuffamento del turpiloquio fallico dietro i puntini sospensivi. Mi pare una roba democristiana, una scolorita mediazione. Trovassi una frase del genere, che so, all’inizio di un romanzo, diventerei una belva.

Ma qui stiamo parlando di uno studio notarile. I puntini sospensivi, in quel contesto, sarebbero già stati un capolavoro d’arditezza. E comunque, secondo il mio obiettivo, contraddetto l’atteso aplomb del notaio che, se proprio viene preso dal prurito di contenere con apposita segnaletica la flatulenza dodecafonica delle suonerie, gli aborti conversativi germinati dal dove sei?, l’operosità da alveare degli estensori di sms, scrive (in piccolo): «Si prega gentilmente di astenersi salvo necessità dall’uso dei telefoni cellulari durante la lettura dell’atto» (e incappa nel cliente che gli ribatte: E lei? Lo ha spento il suo, notaio? A me non potrebbero dirlo, perché non lo possiedo. Ho coniato questa frase snob quando, nel passare attraverso qualche metal detector, mi fanno: lasci qui il cellulare. Non posseggo cellulare).

Ma montava il desiderio di un più ampio regolamento di conti con i malvezzi della clientela. Perché non proibire anche una frase stupida come Se rinasco faccio il notaio, epigramma da discount che, al momento di onorare la parcella, una buona percentuale dell’utenza si sente in obbligo di pronunciare? O vietare quell’omaggio, quel florilegio verbale con il quale i clienti più melliflui cercano di accattivarsi la mia benevolenza (ma il notaio è lei! Così giovane! E con una giacca colorata! Ci aspettavamo un signore anziano e grigio!), con il solo risultato di proiettarmi con la mente vent’anni più in là, quando il loro silenzio bovino mi annuncerà che sono esattamente quello che si aspettavano (anziano e grigio), quando il mio declino fisico mi sigillerà eternamente dentro quel vieto cliché, come una mummia in un sarcofago.

E perché non interrompere una lunga tradizione di untuoso cicaleccio, dettato dalla mercantile convenienza, dalla rigidità del ruolo, dalla piemontesità dell’habitat, e stilare una formale lista di proscrizione degli elementi di maggior disturbo? (Ma notaio! È uno studio notarile! Per la precisione: Lorenzo Capasso e Amalia Cortese associati, notai in Torino, corso Re Umberto 32.)

Associati. Volete un consiglio? Non vi mettete mai a fare lo stesso lavoro di vostra moglie. Non lo dico per scaricare la responsabilità del mio fallimento matrimoniale sulla professione, sarebbe andata comunque com’è andata. È che ce ne sono già sempre motivi di incomprensione, dall’affievolirsi della passione alla temperatura dell’idromassaggio, senza necessità di aggiungerne di ulteriori.

Scarica l’estratto

Autore del romanzo è Notaio Remo Bassetti

Di | 5 ottobre 2018|9, Stanno uccidendo i notai|

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