L’uomo è antiquato, Gunther Anders

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Tra il 1956 e il 1980 Gunther Anders scrisse, in due volumi, uno tra i libri filosofici più geniali del XX secolo, con la dote aggiuntiva di una scorrevolezza di stile che ne fa, nonostante una asistematica tendenza alla divagazione (o magari proprio per quella), un capolavoro di letteratura, oltre che di straordinaria preveggenza. Un libro ferocemente distopico e al tempo stesso un’interpretazione cruda sul ruolo della tecnologia dell’epoca, una sorta di Black Mirror in versione saggistica e con incursioni paradossali (Anders, nella parte iniziale, ricorse spesso a parabole e fiabe dell’immaginaria, aliena popolazione dei Molussi). Prendendo spunto dalla bomba, Anders tradusse in modo comprensibile le teorie di Heidegger sul dominio della tecnica e ne diede una lettura originale, sorprendentemente adatta a descrivere oggi anche l’avvento delle tecnologie digitali. Per l’uomo egli coniò la formula “dislivello prometeico” che sintetizzava sia l’insoddisfazione e l’invidia che l’uomo, non-finito, provava per i suoi prodotti finiti sia l’impossibilità per la morale di tenere lo stesso passo veloce delle tecnologia. Per l’uomo, oggi come allora, si prospettava il pericolo di mantenere nulla più che “il governo della sua passività”.

 

Gunther Anders

L’uomo è antiquato (due volumi)

Bollati Boringhieri

Di |2020-09-11T15:16:22+01:0012 Gennaio 2018|Libri consigliati|

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