Il settimo giorno, Yu Hua

>Il settimo giorno, Yu Hua

Quando quattro anni fa “Il settimo giorno” è uscito in Cina, l’autore ha detto di averne tratto l’ispirazione dalla legge del suo paese che limita a 25 anni il periodo di proprietà di una tomba.Ancora potrei capire il vincolo di 70 anni per la casa, si è detto, ma perché soltanto 25 per la tomba? Ne è venuta fuori un romanzo in cui la sepoltura problematica dà origine al luogo di coloro che non hanno la tomba o non l’hanno ancora vagano in una spazio fantastico dove ancora hanno tempo per ricordare, ritrovarsi, mancarsi. Il background di Yu Hua (autore de “La Cina in dieci parole” ) forza un po’ il modo di proporre il romanzo, come fosse essenzialmente diretto alla denuncia di quel’Aldiquà infernale che è la Cina, con la corruzione, il consumismo, il traffico di organi e brutture varie. In realtà “Il settimo giorno” mette al centro, con lirismo struggente ma mai sdolcinato, il personaggio di Yang Fei e le sue relazioni affettive, in particolare con la donna che è stata brevemente sua moglie e il padre non naturale, che lo ha raccolto dalle rotaie durante il suo lavoro nelle ferrovie, e pone immediatamente a lato qualche altro racconto di grande suggestione poetica. Poi siccome Yu Hua ha una facilità impressionante nel far emergere le situazioni ambientali con poche pennellate alla fine ci pare quasi di averci viaggiato, nella Cina di oggi. E siamo comunque soddisfatti per non esserci nati.

 

Il settimo giorno

Yu Hua

Feltrinelli

Di | 3 ottobre 2017|Libri consigliati|

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