Manuale di Epitteto

>Manuale di Epitteto

Del filosofo stoico Epitteto, che l’imperatore Diocleziano bandì da Roma costringendolo a riparare a Nicopoli d’Epiro, andarono distrutte tutte le opere scritte. Ma uno dei suoi fedeli allievi, Arriano, provvide a trascriverne i discorsi in quattro volumi e in un compendio, il Manuale, divenuto, anche per la sua incisiva brevità il testo più conosciuto dai posteri. Lo stile del manuale influenzò Marco Aurelio e il taglio dei suoi Pensieri, ma la profondità di Epitteto era di un’altra levatura. Le prime righe sono una dichiarazione programmatica di filosofia, un’intuizione geniale e già un testo autosufficiente: “Le cose sono di due maniere, alcune in potere nostro e altre no. Sono in potere nostro l’opinione, il movimento dell’anima, l’appetito, l’avversione, in breve tutte quelle cose che sono nostri atti. Non sono in potere nostro il corpo, gli averi, la reputazione, i magistrati, e in breve quelle cose che non sono nostri propri atti. Le cose poste in nostro potere sono di natura libere, non possono essere impedite né attraversate. Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento e, per ultimo, sono cose altrui”. Epitteto lo si può prendere per versi differenti: il disegnatore dell’uomo saggio, il divulgatore dello stoicismo, il precoce propagandista del self-made man (negli Stati Uniti, da Dale Carnegie a Clinton ha goduto sempre di una certa attenzione). Ma soprattutto fu tra i primi a proporre una versione convincente e radicale del Sé. Lo definì partendo da un sentimento fortemente religioso, considerando la mente una particella della mente di Zeus; lo proseguì pretendendo che ad accomunare l’uomo, la natura e Zeus ci fossero razionalità e responsabilità, che certo significava spararla grossa a proposito dell’impetuoso Zeus; lo completò secondo un codice di condotta che svincolava la separazione della necessità etica dal timore religioso con un’efficacia che poche volte si sarebbe ripetuta nei secoli a venire. Per questo, anche se viene ricordato come il progenitore di Montaigne e Pascal, è un peccato trascurarne i richiami nascosti dentro l’etica kantiana. Si trova in varie edizioni, come quella eccellente dell’Einaudi. Se però passeggiando tra le bancarelle vi imbattete nell’edizione di SE con la “volgarizzazione” di Giacomo Leopardi fate un colpaccio.

 

Manuale di Epitteto

Einaudi

Di | 26 gennaio 2018|Libri consigliati|

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