Salvare le ossa, Jesmyn Ward

>Salvare le ossa, Jesmyn Ward

Il romanzo di Jesmyn Ward, “Salvare le ossa” viene presentato come la cronaca di dodici giorni incentrata sull’arrivo dell’uragano Katrina da parte di una famiglia del Mississipi che vive in condizioni miserabili dentro, e più spesso fuori, una baracca in un avvallamento nei boschi (chiamato “la Fossa”), in mezzo a fango e rottami. Ma, contrariamente alle attese (e a quel che si può leggere nelle recensioni), non si tratta di uno di quelli che, sul modello paradigmatico del Deserto dei Tartari, potremmo definire romanzi dell’attesa, nei quali la narrazione e il tempo si congelano intorno a un evento sopravveniente o un nemico invisibile. In realtà la famiglia in questione, al pari dei pochi altri personaggi, salvo il padre che però è parecchio schizzato, vive le giornate fottendosene dell’imminente tempesta. Se proprio vogliamo dirla tutta (ed è obbligo deontologico farlo, visto che pure nelle recensioni è un segreto custodito gelosamente) per due terzi il romanzo ruota intorno a un pit bull da combattimento, China, e al rapporto morboso e sado-masochistico (certo compensativo, per via della morte della madre qualche anno prima) che uno dei fratelli intrattiene con la cagna; con qualche incursione sull’inattesa e nascosta gravidanza di Esch, la quindicenne che è anche io narrante. I tre (China, Skeet, Esch) sono le figure forti e credibili del romanzo, che per marcarle sacrifica una decente quadratura psicologica degli altri, padre compreso. L’uragano, nella storia, non è ciò che si attenda ma ciò che arriva: parzialmente ricompattante e dunque catartico. Il romanzo non è perfetto, ed anzi francamente sconsigliabile per chi prova fastidio a leggere le descrizioni di cani che si sbudellano, però ha un paio di qualità incantevoli che quasi lo impongono agli appassionati della bella scrittura. Una è la maestria nella dilatazione e nell’accelerazione del tempo narrativo rispetto al tempo reale. La Ward se la può permettere (specie la dilatazione) per la capacità di accostare l’una dopo l’altra, senza mai eccedere nella secchezza della punteggiatura, frasi composite, oscillanti tra la narrazione al presente, il flash-back, l’allegoria, la digressione di indugio paesaggistico: componendo insiemi coerenti e profondi di senso. Anche l’uso delle formule ripetitive è straordinario. Come nel romanzo americano che ho precedentemente consigliato, il minimalismo è un ricordo pallido, nel plot come nel linguaggio.

Jesmyn ward

Salvare le ossa

NN Editore

Di | 18 maggio 2018|Libri consigliati|

2 Commenti

  1. Monica Pareschi 20/05/2018 at 13:13 - Reply

    Gentile Remo Bassetti,

    capito per caso sul suo blog e trovo la recensione di un romanzo da me tradotto. Tra le informazioni riguardanti il libro (nome dell’autore, titolo, editore) noto l’assenza del mio nome. Vado a cercare altre recensioni e vedo che lei non cita mai il traduttore. Dal momento che, giustamente, si sofferma su questioni di lingua e di stile – oltre che di trama e contenuto – vorrei farle notare che nei testi tradotti stile, ritmo, lessico e in fin dei conti anche la caratterizzazione dei personaggi che ne deriva sono sempre veicolati dal lavoro di un traduttore. Quello che recensisce è un testo che qualcuno ha riscritto in italiano: le parole, il modo che hanno di legarsi tra loro, di ricorrere o di riproporsi attraverso sinonimi, perifrasi, topicalizzazioni e altri meccanismi linguistici, sono parole italiane che qualcuno ha usato, auspicabilmente, con competenza e talento, per permettere a chi non ha accesso alla lingua originale di godere del testo. La traduzione, in questo caso, è un’operazione letteraria a tutti gli effetti, non un lavoro di servizio. Citare il nome dell’autore della traduzione se non proprio “deontologicamente obbligatorio” mi pare doveroso, oltre che utile.
    Cordialmente,
    monica pareschi

    • Remo Bassetti 21/05/2018 at 16:30 - Reply

      Gentile Monica Pareschi,

      secondo me messa in questi termini sindacali è un po’ eccessiva…però condivido il suo ragionamento e oltre a pubblicare il suo commento raccolgo il suggerimento e includerò d’ora in poi anche il nome del traduttore. Considerando che svolgo un’attività non commerciale e disinteressata di promozione di libri (per la quale di rado ricevo un ringraziamento dall’editore: caspita, a parte il traduttore “per caso” ci capiterà pure lui qualche volta!), oltre che di messa in circolazione di altre idee culturali, qualche volta si fatica a stare dietro a tutto, e in quest’ottica potrei aspettarmi che prossimamente mi scriva il montatore dei film che recensisco richiamandomi anche lui a qualche mio “dovere”. Comunque è vero che è stata davvero brava e mi fa piacere diffondere quest’informazione in più.

Questo articolo mi ha fatto pensare a...

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.