La casa della moschea, Kader Abdollah

>La casa della moschea, Kader Abdollah

Secondo i lettori olandesi è il secondo più bel libro mai scritto nella loro lingua. Ma l’autore non è olandese: è un esule iraniano, fuggito dal paese nel 1985 dissidente verso il regime degli ayatollah e accolto come rifugiato politico, in arte si chiama Kader Abdollah che sostituisce un nome parecchio più lungo e onora due vittime del regime. Il romanzo si chiama “La casa della moschea”, è stato scritto nel 2005 e pubblicato da Iperborea nel 2008, ora giunto alla settima edizione: pur se il suo registro è altamente letterario non esita, per un terzo dell’opera, ad adottare un asciutto e incalzante timbro giornalistico per denunciare gli orrori del khomeinismo (probabilmente è l’opera di riferimento al riguardo, tra quelle narrative), e torna a scuotere gli animi di noi occidentali che salutammo festosamente quella rivoluzione apparentemente popolare per poi capire rapidamente quanto superficiale fosse stata la nostra comprensione. Abdolah si prende un compito impegnativo, denunciare il fanatismo integralista ma anche difendere un’anima originaria e genuina dell’Islam, soprattutto con l’occhio nobile di colui che da attore protagonista diventa progressivamente testimone protagonista, il capo della moschea Agan Jan. Accanto a lui, e alla casa che fiancheggia l’edificio di culto, Abdolah fa sfilare una serie di personaggi affascinanti, passionali, ambivalenti e dannati dentro una saga familiare che non rinuncia a un tocco di realismo magico (in particolare con la figura di due nonne, che tali sono per adozione e che saranno tra le poche figure del libro a coronare il loro sogno, nello specifico il pellegrinaggio alla Mecca). Quanto all’Islam lo vediamo spiegare, consolare, mistificare (tutte e tre le cose con i versi coranici), interrogarsi (gli americani stasera vanno sulla luna e noi non dovremmo neppure guardarli per televisione?), confondersi (che storia è questa delle gonne corte?), arrabbiarsi, corrompersi, dividersi, redimersi. E le pagine più dolenti ed eterne, quelle di un genitore che mendica un pezzo di terra per seppellire il figlio e se lo vede negare.

Iperborea

Di | 6 aprile 2018|Libri consigliati|

3 Commenti

  1. Enrico leoncini 10/04/2018 at 22:11 - Reply

    Non sono d’accordo che si baratti un diritto di libertà e la nostra costituzione garantisce la libertà di culto a tutti. Oltre tutto la nota di Bassetti chiarisce bene il fuori tema. Purtroppo ancora non ho letto il libro (cosa che farò) per cui nel merito dello stesso non posso dire nulla se non che la recensione mi invoglia a leggerlo.

  2. meridiano 07/04/2018 at 09:15 - Reply

    Per favore , al tempo, non esageriamo, devono professare la loro fede in moschea..???? D”accordo, ma solo quando avremo sentito e confermato che e” stata costruita una chiesa cristiana nei loro paesi, altrimenti non se ne fa nulla, loro qui non costruiscono un bel niente. Una cristiana la” una moschea qua”.

    • Remo Bassetti 09/04/2018 at 09:09 - Reply

      Sono contento che ogni tanto i lettori partecipino con un commento. Certo se uno leggesse anche l’articolo (che nello specifico non discute di moschee “qui” ma è la recensione di un romanzo che si svolge in Iran) sarebbe fantastico

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