Capitolo sette: Lorette

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Il trailer del capitolo

Musica consigliata per la lettura del settimo capitolo: Studio per pianoforte n. 8 op. 12 (Scriabin; Horowitz)

Rose era nata gracilina, accolta subito dall’incubatrice, e la preoccupazione per il suo peso aveva allertato per qualche anno i genitori prima che il pediatra li invitasse apertamente a farsi una ragione della sua costituzione fisica. Del resto la mamma non aveva una struttura diversa: la vera paura di Roberto e della mamma di Rose era che la bimba ripercorresse la medesima china fisica e anche psicologica della madre (visto quanto era costato all’equilibrio psichico di costei) la sua statura di un metro e quarantasei, per giunta applicata a uno scheletro filiforme, che pareva a rischio di spezzarsi se solo qualcuno avesse tirato vigorosamente un braccio, e a una muscolatura insensibile agli incrementi alimentari.

 

Accadeva pure che durante il rapporto la sua eccitazione franasse quando indugiava nello stringerle le braccia o la schiena e perveniva troppo celermente al contatto con le ossa spigolose o quando lei, per chiudere un’imposta da cui cominciava a filtrare troppa luce, si alzava del letto e si allontanava di qualche passo con la sua figurina che a Roberto pareva d’improvviso quella di una Barbie cui fosse stata caricata una molla. Il loro legame, ciononostante, durava e cresceva in tenerezza. Questo non impediva a Roberto di dubitare della profondità dei propri sentimenti e di accrescere l’insoddisfazione per certe giornate passate insieme nelle quali gli sembrava che avessero poco da condividere. Non fece a tempo ad affinare le sue consapevolezze prima che Lorette rimanesse incinta.

 

Rose era progressivamente diventata più ostile nei confronti del padre, e in un’altra circostanza zia Dorine ammise che la madre ne aveva intaccato l’immagine, raccontandole che da giovane lei era una donna enorme, come la zia Dorine, ma Roberto l’aveva maltrattata pigiandola con forza in tutti i luoghi della casa, dal forno ai cassetti del comò, dalla cesta dei panni al forno, sino a farle assumere quelle misure lillipuziane. Roberto restò di stucco. “E Rose non le avrà mica creduto?”. Il silenzio severo di zia Dorine gli fece quasi temere che c’avesse creduto anche lei. “Rose è ancora un cucciolo” rispose infine “Di due cose hanno bisogno i cuccioli: della mamma e della tana”. Rose aveva cominciato a cercare anche lei tane dove rannicchiarsi.

 

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Di | 25 Giugno 2017|Istruzioni per non morire|

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