Capitolo quattordici: Gli umani

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Il trailer del capitolo

Musica consigliata per la lettura del quattordicesimo capitolo: Opening from Glassworks (Philip Glass)

L’ultimo di cui mi sono occupato, la scorsa settimana, mi raccontava del figlio, quand’era piccolo, che si stendeva sul pavimento vicino a lui, a scarabocchiare, a disegnare, mentre lui lavorava. E a un certo punto mollava il lavoro, e si piazzava anche lui sul pavimento. E’ la più bella sensazione che ho provato, ha detto, e io lo guardavo senza capire. E lui insisteva, chi non ha vissuto quest’esperienza non ha assaggiato il meglio della vita. E quando il figlio è cresciuto, e si sa che non accadrà più, per quanto si possa essere impazienti di vederlo cresciuto, la perdita del pavimento, che ritorna a essere esclusivamente suolo da calpestare, è già un pezzo di morte”

“Io ho avuto una figlia, ma non l’ho provata quest’esperienza. Siamo vissuti distanti. Fisicamente, ma forse non soltanto quello. Credo di averla presa in braccio pochissime volte. Magari le questioni sono collegate. Non sei degno di alzarlo, un figlio, se non sai accorgerti di quanto è bello in basso, radente alla terra”

“La vita non è ciò che accade ma la capacità di dargli senso, questa è la convinzione che mi sono fatto, studiandola da fuori. Ne sono ammirato. Non un senso meccanico, come le procedure di cui mi occupo. Non l’incastro dei pezzi ma l’abilità di scomporli, di modificarli”.

“Allora temo che sarei un pessimo insegnante”

“Perché?”

“Perché mi riconosco di più nel senso meccanico. Perché arricchire le cose di un senso personale è una fatica, una scommessa, una sfida. E’ più comodo trovarsele al mattino con attaccato il cartellino che c’hanno messo gli altri. Che qualità ci vuole per dare un senso? L’intelligenza? Il cuore? L’istinto? Forse non sono una cima in niente, ma nemmeno proprio arido. E però ho imparato a campare così, superficialmente. Con il dolore ho optato per un patto di non belligeranza: lui promette di lasciarmi in pace e io di non chiedere tante spiegazioni. Sfuggo, svicolo, dimentico, oppure mi adatto.

 

“Ti è mai capitato di occuparti di un personaggio importante?” cambiò argomento Roberto, o in un certo senso lo proseguì alleggerendolo” Uno che era importante qui da noi, intendo. Uno che il mondo non considerava fungibile”.

Dovalski lo fissò per qualche secondo. “Seguimi” disse poi. Attraversarono il Pont de Sully e all’inizio di Boulevard Saint Germain Dovalski deviò in una via secondaria. Si arrestò davanti a un Internet point.

“Entriamo. Chiedi di usare un pc”

 

Parigi spingeva loro addosso il suo umano brulicare di destini, a volte raddoppiati nell’abbraccio innamorato, a volte ingabbiati e ingobbiti, spenti nello sprofondare solitario delle mani nelle tasche dei cappotti.

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Di | 7 Luglio 2017|Istruzioni per non morire|

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