Capitolo cinque: Gaston

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Il trailer del capitolo

Musica consigliata per la lettura del quinto capitolo: Sour Times (Portishead)

Tese il guinzaglio e alla fine riuscì a sganciarsi gettandosi abbaiando fuori dal marciapiede. “Kelly” gli strillò dietro la padrona, ma il cane, avanzato di qualche metro sino quasi alla linea di mezzeria, si tratteneva sulla strada, ignorandola. La donna lo chiamò ancora ma la voce le uscì fioca, si portò sul bordo del marciapiede e con il guinzaglio che le pendeva si accingeva ad attraversare per riprendere il cane. Fu a questo punto che fece un gesto che a Roberto parve del tutto incongruo e, invece di voltarsi dal lato sinistro per controllare che non arrivassero macchine, si girò inequivocabilmente a guardare Gaston e alzò lentamente la mano destra in un segno di saluto, che Gaston ricambiò. Poi mosse decisa giù dal marciapiede e la berlina che sopraggiungeva a non meno di sessanta all’ora la travolse in pieno e la trascinò per una decina di metri davanti prima di completare la frenata. Kelly emise un latrato lancinante e cercò di infilarsi sotto il paraurti. Di lei si vedevano le gambe immobili.

 

“Salutato? Sì, somiglia a un saluto. E’ il gesto d’intesa finale. Significa che mi ha visto, che sa tutto, che è tutto a posto, che è pronta. Che non c’è violenza, che è solo il destino che segue il suo corso, che la pratica dell’ufficio si può archiviare, che spera di non aver dato disturbo. Che domani mattina non vedrà il sole. Che non serba rancore a nessuno”.

 

Come aveva potuto rimuoverlo così a lungo? Aveva quindici anni, erano sul campo di terra rossa insieme. La madre era morta in ospedale pochi mesi prima e Roberto non aveva potuto fare a meno di pensare che quel padre così assente ne avesse la colpa.

 

Non usava mai parolacce come “fottersi” davanti al figlio ma quella volta si era accaldato, e a Roberto aveva fatto piacere. Come quando aveva litigato con la prof di matematica e Roberto sentiva le urla fuori dalla stanza della preside, ed era orgoglioso che lui le stesse mettendo in riga e quelle non fiatassero, ve li do io gli assi cartesiani aveva gridato a un certo punto, e chissà cosa aveva voluto dire.

Se non si fosse sentito così legato a suo padre in quel momento Roberto non avrebbe osato aprire la raccomandata che il postino consegnò due minuti dopo che il padre era uscito.

 

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Di | 21 Giugno 2017|Istruzioni per non morire|

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