Ritratto di famiglia con tempesta

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Recensione del film

Non si è mai vista una tempesta così poco tempestosa, almeno rispetto alle attese. Che sia un arrivo una tempesta lo dice il titolo del film, e cominciano a parlarne all’inizio della pellicola. Una tempesta familiare dovrebbe essere in corso, data la fresca morte del capofamiglia ma nessuno dei suoi cari sembra rimpiangerlo oltre misura.

E la tempesta climatica passerà senza danni e, per quanto riguarda noi spettatori, con la bella immagine di padre e figlio che sono sì usciti all’aperto, ma poi riparati dentro uno scivolo, teneramente immersi in una situazione solo virtualmente pericolosa, una situazione da “stiamo qui e divertiamoci tanto ci sono io che ti proteggo”: salutare per un bambino che si è abituato ad avere lui il ruolo di protettore, persino morale, del padre.

“Ritratto di famiglia con tempesta” è l’ultimo capitolo di una trilogia tematica del regista Hirozaku Kore-eda. Nonostante la famiglia e i suoi membri siano in gioco, il ritratto è soprattutto individuale: il protagonista Ryota, interpretato da Hiroshi Abe è un ex tutto. Ex scrittore di talento bruciato dal gorgo della pagina bianca dopo un ormai risalente esordio premiato, ex coniuge di una donna che continua ad amare, ex figlio cresciuto che continua in realtà a frugare nella casa della mamma per fregarle i risparmi, ex plausibile padre che, spogliato di qualsiasi autorevolezza e contingentato nei tempi a una visita mensile, deve contentarsi di stabilire con il bambino fuggevoli complicità. Il presente più concreto è quello di detective privato di infima categoria, oltre che di nostalgico inseguitore del passato e soprattutto di scommettitore accanito capace di scialacquare in un amen le modeste mercedi che racimola con il lavoro. La famiglia è dissolta: la madre è fresca vedova, ma ancora piena di interiore vitalità (e con la sua ironia è un bellissimo personaggio comico), la sorella è abbastanza antagonistica (pure nel rubare alla madre) e della famiglia che si è creato lui abbiamo detto la fine che ha fatto: e vano sarà il tentativo della madre di Ryota di strumentalizzare la tempesta in arrivo per ospitare figlio, ex nuora e nipote in una condivisione notturna di spazi che lei auspica riconciliatrice. Di cosa parliamo allora quando parliamo di famiglia? Di quella capacità, che pare  sopravvivere a qualsiasi lontananza o disgregazione, di posare insieme uno sguardo acutamente sensibile ai dettagli minuti e alle pieghe degli eventi, di coglierne il lato decisivo e intimo. Sono queste piccole cose che compongono il mondo cinematografico di Hirozaki, che muovono gli animi più delle tempeste, sia pure assai lentamente, e che appunto rappresentano l’irrevocabile familiare.  Un messaggio che al di là delle apparenze, e indipendentemente dalle “tempeste” che attraversano e annientano la famiglia, offre una luce costitutivamente positiva di quest’ultima, quasi agli antipodi filosofici di quella che fu la visione del sessantotto occidentale e certo in linea con i costumi orientali.

L’approccio narrativo zen di Kore-eda trova compimento visivo in campi lunghi e medi tradizionali (i primi all’aperto, i secondi negli interni) e in quel rallentamento del montaggio e del movimento nell’inquadratura fissa che pare la tendenza prevalente nel cinema d’autore. Che ha anche, a quanto pare, un obiettivo dominante, sottrarre all’invisibilità il mutamento che scorre dentro ciò che è apparentemente statico.

 

Ritratto di famiglia con tempesta

Film

Hirokazu Kore’eda

Votazione finale

I giudizi

soli_4
Perfetto


Alla grande


Merita


Niente male


Né infamia né lode


Anche no


Da dimenticare


Terrificante

ombrelli_4
Si salvi chi può

Di | 1 Giugno 2017|Il Nuovo Giudizio Universale|

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