Recensione film “La favorita”

>Recensione film “La favorita”

“Siete venuto per sedurmi o stuprarmi?”

“Sono un gentiluomo”

“Allora per stuprarmi”.

Ce ne sono diversi di questi scoppiettanti e stranianti scambi ne “La Favorita”. Non potrebbe essere altrimenti, si dirà, trattandosi di un film di Yorgos Lanthimos,

che dalle sceneggiature a quattro mani con ha sempre tratto un punto di forza. Senonchè, per la prima volta il regista, interrotto almeno temporaneamente il sodalizio con Efthimis Filippou, lavora su uno script altrui, precisamente dei britannici Deborah Davis e Tony McNamara.

Ma l’esito è egualmente straordinario, un filo meno visionario e più accessibile dei testi precedenti, e la firma, sempre più pregiata, di Lanthimos può spostarsi sulla regia pura. Si può capire, altresì, perché egli si sia tuffato con entusiasmo in questo progetto di film d’epoca in costume, teoricamente così lontano dalle sue prove precedenti. Gira e rigira, Lanthimos coltiva da sempre l’ossessione di mostrare il lato perverso, odioso, odiatore e sordido dell’essere umano. Per renderlo nel modo più efficace si è espresso per distopie, astrazioni, simbolismi. Ma visto che in una corte inglese settecentesca quel che lui ha sempre dovuto costruire, con un’immaginazione sin troppo fervida, accadeva veramente, perché non farsi narratore di quel folcloristico e regale marciume e immergersi in una storia più concreta e materiale del solito?

 

Tutto ciò non coincide certo con un rigoroso realismo: si tratta di una farsa dal ritmo travolgente dentro, tuttavia, una cornice storicamente autentica (se presa alla larga) e psicologicamente credibile. La regina Anna (interpretata da Olivia Colman), sul trono dal 1702 al 1714, è una donna ammalata di gotta, profondamente infelice, che ha perso diciassette figli appena nati e celebrato ogni lutto introducendo  un nuovo coniglio nelle sue stanze. Dispone contro voglia del potere decisionale di amministrare gli affari di stato e dunque di sospendere o proseguire, in questo caso con raddoppio dell’imposizione fiscale, la guerra contro la Francia. La sua amica, amante e manipolatrice, la determinata e feroce  Lady Sarah (Rachel Weisz), moglie del comandante dell’esercito, cerca di spingere la causa bellica. Ma il suo ascendente sulla regina è messo in pericolo dall’arrivo di Abigail (Emma Stone), aristocratica decaduta e perduta a carte dal padre, che dal ruolo di sguattera scala rapidamente posizioni diventando dapprima la domestica personale di Lady Sarah e poi, mentre monta una rivalità assassina con costei, punta abilmente il letto della regina.

 

In un periodo in cui arde il desiderio sociale di promuovere un cinema al femminile, “La Favorita” mette in scena una pletora di uomini inutili, stupidi, depravati e fisicamente artefatti dalla parrucca più di quanto il boldenone e l’amfetamina rendano finto un bodybuilder. Le protagoniste sarebbe azzardato sceglierle per fidanzate, ma hanno tutte cervello e una forma di ferinità forse non coincidente con l’etica della cura ma neppure posticciamente imitativa del bullismo maschile, oltre a una carnalità che non indugia eccessivamente sulla perfezione del corpo. La figura (psicologica) che mostra qualche smagliatura di verosimiglianza è quella di Abigail, specie nel finale.

 

 La recitazione delle tre è gigantesca, e su tutte in verità si staglia quella di Olivia Colman: è incredibile come in certi prolungati primi piani sia in grado di dare conto del modificarsi degli stati interiori attraverso impercettibili variazioni del volto fisso. Lanthimis, di suo, si diverte con distorsioni grandangolari e piani sequenza preziosi, spariglia le aspettative del film in costume alternando la coreografia sontuosa con l’esibizione imprevista di bruttezza sconcia, pesca non passivamente da Kubrick e Greenaway, fa riemergere la volgarità nobiliare e giocherellona che più pudicamente vedemmo in Amadeus. E rimane immancabilmente fedele alla sua predilezione visiva e simbolica per gli animali dai quali una corte settecentesca, specie quella in cui una regina fa scorazzare diciassette coniglie per gli appartamenti reali, gli consente di attingere a piene mani. L’insieme con qualche eccesso di gigioneria che qualcosa sottrae alla grandezza artistica del film ma di sicuro non nuoce all’intrattenimento.

 

La Favorita

Yorgos Lanthimos

Votazione finale

I giudizi

soli_4
Perfetto


Alla grande


Merita


Niente male


Né infamia né lode


Anche no


Da dimenticare


Terrificante

ombrelli_4
Si salvi chi può

Di | 1 Febbraio 2019|11, Il Nuovo Giudizio Universale|

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