Recensione del film “La ballata di Buster Scruggs”

>Recensione del film “La ballata di Buster Scruggs”

Eppure. I fratelli Coen compongono un film a episodi nella cornice del western, che del genere dovrebbe rappresentare un piccolo catalogo, eppure a volte si servono di quello sfondo per attingere ampiamente ad altri canoni di genere. I fratelli Coen gettano il loro sguardo dissacratore ai miti della frontiera eppure non riescono (e probabilmente non lo vogliono) a scalfirne la sua dignità ultima, la sua poesia. I fratelli Coen realizzano un film fruibile soltanto su Netflix, e assecondano il compimento del cinema a casa con la magnifica fotografia di Bruno Delbonell eppure non si dissipa la sensazione di un prodotto dall’estetica televisiva, che mantiene una sfera di separatezza con il grande schermo.

Il cinema a episodi era una formula piuttosto consueta nel cinema italiano degli anni settanta e nei primi anni ottanta, e ha conosciuto qualche felice esito fuori d’Italia soprattutto nel comico. Che il film fosse prodotto da Netflix e destinato alla tv ha certo influito sulla scelta, mimando in definitiva la struttura delle serie. A pensar male, viene da ricordare quanto i Coen siano celebri accantonatori di abbozzi, e che sei episodi brevi fossero l’occasione di recuperarne qualcuno, a costo di forzarne la presenza nel genere. E’ il caso, in particolare, del terzo episodio, Meal Ticket, nel quale il protagonista, interpretato da Liam Neeson, gestisce le esibizioni di un fenomeno da baraccone, un mutilato di braccia e di gambe che recita a memoria versi di Shakespeare e Shelley, ma vede l’afflusso di pubblico sfiorire nel tempo a favore di spettacoli più ruspanti, come lo show di una gallina che esegue i calcoli matematici beccando su un tabellone il numero corrispondente alla somma (e ne tira a sua volta, spietatamente, le somme). Il primo episodio, che offre il titolo alla serie, è il più parodistico e visionario ma è francamente poco più che uno sketch: nel west l’avrebbero potuto usare per invitare a non esagerare con le armi come oggi si fa con il fumo sulle scatole delle sigarette. L’episodio conclusivo, pur movimentato dall’interazione teatrale tra i protagonisti di un paradossale e digressivo simposio filosofico dentro una carrozza, è di una lungaggine riprovevole, una volta che si è entrati nello spirito della condensazione quale cifra stilistica del film. Il più puramente western, ma anch’esso assimilabile a un simpatico siparietto, è il secondo, Near Algodones, nel quale c’è una corda che insegue con insistenza il suo impiccato (è la mia sintesi, le cose si svolgono in modo narrativamente più convenzionale). Altra aria nel quarto episodio, dedicato a un cercatore  d’oro cui nientemeno Tom Waits dona l’interpretazione più coinvolgente del film: essenziale, brutale e lirico, in una meravigliosa cornice paesaggistica. Rimane il quinto, “The Gal who Got Rettled” e, beh, questo è un autentico capolavoro: si prende rispetto agli altri quella manciata di minuti in più e certo ne trae giovamento, ma la capacità di concentrare in nemmeno mezzora una storia umanamente complessa è assoluta, e vince la duplice sfida di mantenerla integra nella struttura e di annacquarla quel poco che serve per amplificarne la tragicità (e la amplifica a tale punto da far coincidere la tragedia e l’ironia).

Dell’originale modo (costituito da improvvise fratture) di tenere solida la continuità della sceneggiatura che è prerogativa dei Coen si sente la mancanza in questa spezzatura, né certo può essere surrogato quale filo unificatore dal banale espediente del libro antico del quale si girano le pagine nel passaggio da un episodio all’altro. L’esperimento è alterno, nell’insieme gradevole, non all’altezza delle loro migliori prove. E’ semmai un piccolo compendio dei loro modi espressivi (in particolare dell’approccio alla morte, beffardo ridicolizzante ed esorcizzante) a e al tempo stesso è un compendio di certi temi del western.

Del west selvaggio suggerisce che sia un mondo ricco di promesse canoniche (il filone d’oro, la banca da rapinare, la carovana da portare a destinazione, il marito da trovare o da ritrovare in uno stato diverso, la velocità insuperabile della propria arma da fuoco…) quasi sempre destinate a rivelarsi delle illusioni.

La ballata di Buster Scruggs

I fratelli Coen

Votazione finale

I giudizi

soli_4
Perfetto


Alla grande


Merita


Niente male


Né infamia né lode


Anche no


Da dimenticare


Terrificante

ombrelli_4
Si salvi chi può

Di | 7 Dicembre 2018|2, Il Nuovo Giudizio Universale|

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