Recensione del film “7 uomini a mollo”

>Recensione del film “7 uomini a mollo”

La scelta di mettere in scena dentro una commedia un gruppo di uomini oltre l’orlo della crisi di nervi, depressi, falliti, frustrati e di mezza età che cercano una improbabile forma di riscatto è quasi un vintage, avendo attraversato il cinema britannico una ventina di anni fa e raggiunto l’apice con Full Monty. Ma la soluzione narrativa scelta da Gilles Lellouche,

alla sua prima regia solitaria, è discretamente originale, e perfetta per tenere l’equilibrio tra l’assurdo grottesco e la verosimiglianza: il loro campo di riscossa sarà il nuoto sincronizzato, uno sport che come tutti sanno è conosciuto solo al femminile (lo sanno anche nel film, e così la pratica di tale disciplina inizialmente è un’altra occasione di irrisione).

 

Il pregio del film “7 uomini a mollo” è la capacità di condensare in poche, efficaci pennellate gli stadi della vita dei protagonisti: quadretti magari non memorabili e riconducibili a canovacci consolidati, ma comunque dignitosamente proposti, diversi tra loro e con qualche accento empatico per lo spettatore. Dei sette uomini in squadra la narrazione alternata riguarda in realtà cinque di loro (visto che si trovava poteva fare un altro sforzo e dedicare attenzione anche agli altri due…in compenso ce n’è un settimo e mezzo, nella parte del “pilone”, quello cui compete stare in apnea): il rocker scalcagnato che nessuno si fila figlia compresa, l’imprenditore inetto, il custode della piscina sgorbio e sessualmente vergine, l’iracondo perfezionista che ha reso balbuziente per nevrosi il figlio e però a sua volta deve fare i conti con i disturbi senili e gravemente bipolari della madre e l’io narrante Bertrand, disoccupato da due anni, con una moglie gentile ma un cognato stronzissimo che lo assume soltanto per umiliarlo. La truppa è completata da due ragazze, una paraplegica e l’altra alcolista impegnata in una disintossicazione difficile: sulle due donne Lellouch non ha la stessa buona mano e le disegna superficialmente, finendo per combattere malamente lo stereotipo con l’implausibilità.

 

Dunque questi infelici che trovano uno sfogo insolito alla piscina comunale con un’oretta di nuoto sincronizzato hanno improvvisamente l’opportunità, in assenza di altre candidature, di rappresentare la Francia ai campionati del mondo che si svolgeranno in Norvegia. Giacché la loro destrezza fa acqua da tutte le parti, e non in senso ambientale, l’impresa, già solo quella di presentarsi, pare davvero improba. Ma la fame di riscatto personale è forte…

Il film tocca con soave leggerezza i temi della depressione e della liquefazione della virilità dentro un corpo che ha cominciato a smobilitare. I simboli dell’acqua purificante e della respirazione che scova l’Io affiorano piacevolmente a galla senza alcuna sovrastruttura, e chi ha praticato sport dilettantistico rimarrà soddisfatto del realismo non esageratamente enfatico in cui viene rappresentata la trasfigurazione parziale dell’atleta individualista dentro lo spirito di squadra.

 

E a proposito di squadra, Lellouche ha pescato diversi campioni del cinema francese e belga (fra cui Guillaume Canet, Mathieu Amalric, Benoit Poelvoorde) che pesano molto in un film che non scoppietta nelle gag e nei dialoghi ma cerca, e ottiene, una costante e coinvolgente intensità tragicomica. Avrebbe anche, Lellouche, la chance di terminarlo con un colpo di coda artistico: arrivate alla scena in cui, nella piscina della gara, compongono il cerchio in acqua e, immaginando che il sipario cali lì, su quel culmine di sinergia fotografica ed emotiva, ditemi se ho torto. Ma il regista non ha voluto deviare dal canone, che in una commedia esige di sapere come vada esattamente a finire. Il titolo italiano tradisce l’asciuttezza di quello originale (Le Grand Bain), corteggia le folle del cinepanettone e aggiunge un altro tassello a una lunga, recente serie di obbrobriose storpiature, ormai meritevole di un’interpellanza parlamentare o di un sit-in di protesta fuori dalle sale.

 

7 uomini a mollo

Gilles Lellouche

Votazione finale

I giudizi

soli_4
Perfetto


Alla grande


Merita


Niente male


Né infamia né lode


Anche no


Da dimenticare


Terrificante

ombrelli_4
Si salvi chi può

Di | 11 Gennaio 2019|3, Il Nuovo Giudizio Universale|

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