Recensione del film “Loro 1 e Loro 2”

>Recensione del film “Loro 1 e Loro 2”

“Scusi, mi tiene il posto che vado a compare i pop corn e visto che mi trovo faccio un salto al supermercato?”. Non abbiate paura di formulare questa richiesta nella prima ora di “Loro 1”, specialmente se ciò a cui tenete (come in teoria il regista Sorrentino) è incontrare l’uomo Berlusconi. Tanto Toni Servillo compare dopo quaranta minuti e la parte iniziale, noiosetta il suo si concentra su alcuni personaggi,

in particolare su un faccendiere e la sua donna che dal profondo sud pugliese bramano di arrivare nella Capitale (tramite Lui, conoscendo Lui). Magari evitate di uscire proprio alla prima scena, una pecora fulminata dall’aria condizionata di una villa sarda mentre rimane incantata davanti allo schermo che manda in onda Mike Bongiorno alternato a tv pecoreccia che (animalismo a parte) ha il suo stravagante fascino e, soprattutto, promette un film altamente visionario e simbolico. Purtroppo Sorrentino, al tirare delle somme, mostra in quest’occasione un gran casino in testa, e dal pastiche simbolista (sì, è menzionata Noemi Letizia ma c’è pure un altro Lui, ancora più potente, che nel giro chiamano Dio, per il quale l’esegesi biblica ci indirizza verso Licio Gelli, ma vai a sapere, è pure coperto da un asciugamano; sì, nelle ultime scene c’è Fedele vicino al piano però in tutto il film incombe su Lui un onnisciente servitore dal cranio rasato e l’occhiale scuro) deraglia in un j’accuse giudiziario di Veronica che pare quello che non fecero Santoro e Travaglio. Le costanti sono una certa tristezza crepuscolare dell’uomo Berlusconi (chiamato sempre solo Silvio), l’insofferenza di Veronica (che pure lo amò! Sorrentino conferma) e una passerella di scosciatone in pose d’assalto come reiteratamente viste al cinema, che so, nei film di Lino Banfi. Diamo atto a Sorrentino di avere reso visivamente la troupe delle escort quale ammasso di carne, e dunque di avere offerto un panorama sulla volgarità senza contaminarne la macchina da presa: non si trattava di una scena però ma di centinaia di inquadrature. Che cosa hanno da dirci che già non conoscessimo e non immaginassimo? E si può poi risolvere tutto Silvio e dintorni (soprattutto dintorni) nell’insaziabilità dell’appetito sessuale? Il nodo da sciogliere in un film su un personaggio così inzuppato nella cronaca recente è: quali profili si possono mettere in evidenza che non fossero già noti, triti e ritriti e  quale angolazione nuova si può offrire su Lui e su Loro (la sua corte, effettiva e aspirante)? Un nodo simile Sorrentino lo aveva magnificamente sciolto nel Divo, a proposito di Andreotti. Qui invece le sarabande pre-orgiastiche, con un pizzico di sniffata MDMA che fa figo, cosmopolita e Scorsese, potrebbero essere interscambiabili, nelle fasi più grevi, con un programma un po’ retro (ma mica tanto) di Canale 5 e, in quelle più castigate, con un videoclip pubblicitario.

Ma sarebbe ancora generoso dire che Sorrentino non è riuscito ad aggiungere tasselli interpretativi alla realtà. La realtà che ci porge il film è quella mediatica, cioè una copia della copia di un riadattamento dell’originale, e lo stesso Sorrentino finisce triturato in questa duplicazione. Sia Silvio che Sorrentino ci fanno venire in mente le imitazioni di Crozza, peccato manchi la suora che fuma.

In tema di doppiezza e duplicazioni, però, vanno menzionate con lode almeno i primi venti minuti di Loro 2, in cui Servillo (bravo, ma anche per lui difficile imitare la maschera di Silvio meglio di quanto la imiti Silvio stesso) che prima si consulta con un suo doppio, quindi si esibisce in una telefonata serale da piazzista immobiliare a una signora durante la quale cambia progressivamente accento passando al napoletano. Poi qualche piccolo lampo felliniano, molto autocompiacimento estetizzante, una caratterizzazione assurda dei personaggi e una certa goffaggine quando si tocca il registro della commedia. A parte il fastidio per la trovata di marketing di spezzare il film in due parti.

 

Loro 1 e Loro 2

Paolo Sorrentino

Votazione finale

I giudizi

soli_4
Perfetto


Alla grande


Merita


Niente male


Né infamia né lode


Anche no


Da dimenticare


Terrificante

ombrelli_4
Si salvi chi può

Di | 8 giugno 2018|Il Nuovo Giudizio Universale|

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