Recensione del film “Assassinio sull’Orient express”

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Mettiamo che un regista in cerca di un soggetto letterario per il suo prossimo film si aggiri nella sua biblioteca per individuare il testo adatto e a un certo punto tiri giù lo storico giallo di Agata Christie, Assassinio sull’Orient Express. Mentre se lo rigira tra le mani gli frullano per il capo tre problemi non da poco: la soluzione del giallo è talmente fantasiosa da essere rimasta in mente a chiunque lo abbia letto o sentito parlare e dunque parecchi ne conoscono il finale, esiste una precedente e riuscitissima trasposizione cinematografica di Sidney Lumet

e l’ambientazione claustrofobica nel vagone di un treno bloccato sulla neve rende la storia irresistibile sulla pagina e su un palco teatrale ma meno docile ad acconciarsi alle esigenze del grande schermo.

 

Kenneth Branagh, che a pane e teatro e cresciuto, ha deciso di raccogliere egualmente la sfida. La trama, che ricordiamo a beneficio dei più giovani, è asciutta e lineare. Sul mitico Orient Express si consuma l’omicidio di uno spregevole individuo. In viaggio si trova il famoso investigatore belga Hercule Poirot, il pedante, ossessivo e intelligentissimo personaggio di 33 romanzi della scrittrice: approfittando di una tormenta che costringe il treno a una lunga sosta egli interroga tutti i dodici compagni di vagone per scoprire l’assassino. Il modo in cui il regista organizza questa versione del libro contiene tre blocchi, approssimativamente successivi con qualche sovrapposizione: 1) Alto e lieve intrattenimento cinematografico, con splendide inquadrature in movimento dall’alto e qualche eccesso di postproduzione digitale per caricare il paesaggio, idealizzazione psicofisica e mediatica del protagonista Poirot (lo stesso Branagh) quasi in stile dello Sherlock Holmes di Guy Ritchie, il suo mitico baffo a mò di sciarpa siberiana, musica che sopravanza l’azione; 2) Cast esagerato (persino più sontuoso di quello allestito da Lumet, che già non era da poco) in cui si farebbe prima a dire chi manca. Ci sono invece Johnny Depp, William Dafoe, Michelle Pfeiffer, Daisy Ridley e via a proseguire…La loro apparizione è come in qualche vecchia presentazione televisiva” E adesso signori e signori un ospite d’eccezione…”. Fanno una battuta, tendenzialmente infelice, e se ne vanno, e quando ricompaiono, per un confronto serrato con l’investigatore, pochi personaggi riescono ad acquisire un decente tratto psicologico, e per rimediare l’accento sulla recitazione viene caricato. A Judi Dench o (specie) Penelope Cruz viene da chiedere: “Mi scusi signora, mi farebbe controllare il biglietto? Deve essere salita sul treno sbagliato!”. 3) Grande messa in scena teatrale a treno fermo, con spettacolare disposizione dei passeggeri a Ultima cena leonardesca e dissertazione certosina e vivisezionante degli eventi da parte di Poirot.

 

Si capisce che tenere insieme il tutto risulti acrobatico, benché non privo di momenti accattivanti, e restituisca un registro incerto, nel quale il caricaturismo a volte è scelto e altre involontario. Nella sua facoltà di prendersi delle libertà rispetto al libro Branagh opta un Poirot discretamente trasfigurato rispetto all’originale (e con tratti più umanizzanti, buttati però lì troppo alla veloce, come il dolente crepuscolarismo e la nostalgia di un amore perduto) che catalizza la scena, inevitabilmente rubandola al resto del proscenio, sterilizzando le potenzialità del cast. Più interessante, e forse unico vero apporto del cinema alla perfezione del testo, è la sua introduzione di una tensione di fortissimo conflitto morale tra Poirot e ognuno dei protagonisti e del pathos che ne discende. Qui ciascuno si presenta credibilmente come assassino dove nel romanzo veniva da pensare: “Chissà quale di queste brave persone sarà stata!”. Anche l’episodio di cronaca da cui nasce il movente, il rapimento e l’omicidio di una bambina di cui si era reso colpevole giudiziariamente non dimostrato l’uomo assassinato sul treno, nel ricordo dei personaggi è attraversato da un furore passionale estraneo allo spirito della Christie, che mentre sorseggiava la sua tazza di tè era probabilmente propensa a riconoscerlo, questo sì, come un fatto deplorevole. Per la signora del giallo, e il suo Poirot, il delitto era un arcano enigmistico da far quadrare per poi passare al prossimo. Dove passerà anche Kenneth Branagh, presto sul set per il sequel Assassinio sul Nilo.

 

Assassinio sull’Orient express

Kenneth Branagh

Votazione finale

I giudizi

soli_4
Perfetto


Alla grande


Merita


Niente male


Né infamia né lode


Anche no


Da dimenticare


Terrificante

ombrelli_4
Si salvi chi può

Di |2020-09-11T15:16:24+01:0011 Gennaio 2018|Il Nuovo Giudizio Universale|

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