“Maschilismo” di Carlo Flamigni

>“Maschilismo” di Carlo Flamigni

Antologia di Giudizio Universale, dalla “Guida al corpo della donna”

Sono gli ultimi anni del 1500, nella cittadina di Wittstock, nella Marca di Brandeburgo. La scena si svolge in una stamperia, l’unica della città. Un giovane prete sta consegnando allo stampatore un voluminoso manoscritto e, almeno apparentemente, gliene sta spiegando il contenuto; lo chiameremo con il suo nom de plume, Valens Acidalius, il nome vero è molto tedesco, molto lungo e molto difficile, trascuriamolo. Lo stampatore è nell’atteggiamento di chi ascolta con reverenza, ma anche con un lieve malessere. Dirà solo poche parole alla fine.

Acidalius: “…e in ogni caso tutti noi siamo tenuti a credere solo nelle cose che sono espressamente stabilite nelle Sacre Scritture: nihil credendum nisi expressum in Scripturis reperiatur. Ne deduco che i 51 punti che il mio libro cita e commenta per dimostrare che le donne non appartengono al genere umano potrebbero benissimo essere ignorati: basta ricordare che le Sacre Scritture dichiarano che è maledetto da Dio chiunque voglia aggiungere qualcosa alla sua parola e mai, mai, nell’Antico come nel Nuovo Testamento c’è un accenno all’umanità delle donne. Se la donna fosse umana, in qualche momento lo Spirito Santo lo avrebbe pur detto. Da nessuna parte, invece, la Bibbia dice che Dio creò la donna a sua immagine. Ed è giusta la sua citazione della Genesi, ma quella frase, quella in cui si accenna ad una sola carne, va interpretata giustamente, significa come un solo uomo, che è poi una parola che deriva da humus, terra, la materia di cui fu fatto Adamo, non Eva. E alle nozze di Cana Gesù dice a sua madre…”

Stampatore: “Ma mia moglie si infurierà qualsiasi argomento le porterò. Lei dice che per essere umani basta avere il raziocinio, ragionare, parlare, e le donne…”

Acidalius: “Le ricordi l’asina di Balaam, quella che disse al padrone: `Cosa ti ho fatto che mi hai percosso tre volte?’. E mi stampi 300 copie di questo libro, il Vescovo mi ha buttato le braccia al collo. Ah, già, il titolo. Diciamo Disputatio nova contra mulieres“.

 

Inizio del 1900. Il professor P.J. Moebius, autore del famoso testo Sulla debolezza fisiologica e mentale delle donne, sta accompagnando alcuni studenti a visitare il Museo anatomico della sua Università. Ascoltiamolo.

Moebius: “…ed è proprio Spencer che ha dimostrato che il sistema energetico del nostro corpo è chiuso, se si aumenta una attività funzionale si deve togliere energia da qualche altra parte. Tenete conto di questa regola quando confrontate questi due scheletri, quello maschile e quello femminile. Cosa vedete? La donna ha un cranio più piccolo e un bacino più ampio, il che testimonia della sua missione naturale, non ha bisogno di esercitare troppo la mente, deve fare molti figli. È forse possibile – dico, forse – che l’esercizio, l’applicazione, sviluppino il cervello e di conseguenza la scatola cranica: ma inevitabilmente ciò andrebbe a discapito dell’ampiezza del bacino. Ma la provvida natura…”

Primi anni del XXI secolo. Siamo nello studio di un importante uomo politico, nella città nella quale è stato eletto in Parlamento. Sta parlando a una ragazza giovane e graziosa, molto graziosa, ed è evidente che le sta proponendo qualcosa e che lei, ancora riluttante, potrebbe cedere di fronte a una argomentazione vincente.

L’Onorevole: “So bene di che pasta è fatta lei. Le mie conoscenze me l’hanno descritta come un felice connubio tra femminilità e femminismo, ed è proprio per questo che mi permetto di insistere. Provi a immaginare la scena: uno spettacolo televisivo, certamente non noto per l’impegno intellettuale del conduttore, due o tre belle ragazze, formose, vestite, diciamolo pure, di niente, o quasi. Lei è li, tra loro. Niente di nuovo, niente che colpisca la fantasia dello spettatore. Poi l’illuminazione: il presentatore le rivolge la parola, quasi per caso, e in pochi minuti dimostra a tutti che una ragazza bellissima e seminuda può ugualmente avere il cervello di un genio, ragionare come Kant o come Voltaire. Immagini, la gente piano piano smette di guardarle il sedere e si mette ad ascoltarla. Capisce? E se poi riusciamo ad attrarre l’attenzione di Lui, lei capisce, Lui, ecco che si aprono tutte le porte, il Parlamento, e perché no, un ministero. E tutto ciò solo decidendo di mostrare a un pubblico composto quasi soltanto da famiglie perbene quello che in fondo lei esibisce al mare a un gran numero di giovanotti licenziosi. Senza poi contare il fatto…”

Votazione finale

I giudizi

soli_4
Perfetto


Alla grande


Merita


Niente male


Né infamia né lode


Anche no


Da dimenticare


Terrificante

ombrelli_4
Si salvi chi può

Di | 12 gennaio 2018|Giudizio Universale antologia|

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