Pipp food/3

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Ogni settimana le recensioni di Michele Raviolino sulle trattorie

Dopo tante bettole puzzolenti (Dio che buone, però!) avrei voglia di un ristorante stellato ma il giornale non mi rimborsa più di 7 centesimi per boccone (e certo l’abitudine di ingozzarmi non giova al parametro) e la paghetta che mi passano i miei bambini non è sufficiente. Ma ecco che arriva la soffiata del mio amico Ercole: il grande chef Scarsin, dopo avere mandato in pensione il suo storico “Spume e piume”, tempio della cucina molecolare di cacciagione, ha aperto da qualche mese “Il piatto col diavolo”, eclettica e imprevedibile tavola d’autore che non disdegna di ospitare matrimoni. E, questa è la parte migliore della soffiata, nel giro di tre giorni si svolgerà il matrimonio di Anna P. e Claudio M., e siccome Scarsin cerca in questi casi di fregare sui coperti imbucarsi dovrebbe essere un gioco da ragazzi. Dato che Ercole è prodigo di informazioni aggiunge che, vabbè, Anna P. si sposa però si tromba un altro ma non è che al mio stomaco interessino i pettegolezzi, e poi chi la conosce Anna P. Decido di portare tutta la famiglia, anche i due ragazzi, nonostante quello di sei anni rischi di giocarsi l’anno scolastico, ma un padre deve essere lungimirante, e quando gli ricapita Scarsin col futuro precario che lo attende! L’ingresso è più facile del previsto, anche se sbaglio quattro volte la sposa da baciare. Per fortuna l’hanno già smenata con le foto e quindi ci fiondiamo sulla prima ondata del buffet. Scarsin ha puntato sul goliardico: finocchio penetrato nell’uovo in cocotte, salsicciotto decomposto, prima notte di cozze su letto di lattuga, il mitico “qui non si quaglia” (antico cavallo di battaglia di “Spume e piume”), e un millefiglie da urlo. La parte da seduti mi preoccupa perché temo che qualcuno ci smascheri, ma secondo me sono imbucati nove su dieci. E allora vai con i piatti. Scarsin deve avere una visione pessimistica del matrimonio e giudicare dal menu: purè di fichi secchi, minestra divorziata, gamberetti con avvocato. Ma andasse pure a puttane il matrimonio se questa manna ne è il prezzo! Grande chiusura con una delle creazioni di Scarsin, confetti e tartufi, e con una roba che ho trovato speciale ma ero l’unico a mangiare e tutti si incazzavano perché in effetti era il bouquet, casualmente recapitatomi in faccia al momento del lancio. La circostanza serve almeno a farmi individuare Anna P. ora maritata in Anna M., ma questa sventola è da urlo in effetti, e dato che giovedì gnocca (pure se oggi è sabato) sedati quelli primari mi salgono altri appetiti, dico ai bambini di distrarre la mamma perché vorrei dare una bottarella alla sposa, la secuto e quando apro la porta che si era chiusa dietro la becco che si amplette con Scarsin. Ecco chi era il fortunato! I due mi scrutano torvo, meglio filarsela. Le nozze sono come il maiale, non si butta mai niente e quindi ingiungo alla famiglia di confezionarsi il cartoccio con gli avanzi. Saluto almeno lo sposo e ne approfitto per fare l’imbucatore oltre che l’imbucato e infilo nella sua tasca una lettera anonima con la rivelazione. Forse qualcuno ci ha sgamati però perché all’uscita troviamo squartato le gomme dell’auto. Chi di coperto ferisce di copertone perisce. Nell’immediato il costo del pasto si riduce così ai quattro euro e settantadue di benzina dell’andata, per riparare le gomme si vedrà. Sublime Scarsin, cosa eccepire al tuo “Piatto col diavolo”? Continua a tirare fuori le provviste per l’inferno!

Di | 13 ottobre 2017|Fuori strada|

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